
A livello europeo è opinione largamente condivisa che il sistema necessiti di una revisione – o almeno di un restyling – ma risulta meno chiara la linea di intervento da seguire: “Potremmo provare a fornire più informazioni sul prodotto”, suggerisce Hodson. Una possibilità che piace agli stakeholder coinvolti nello studio che si sono detti disposti a cooperare per “arricchire” l’etichetta energetica con informazioni relative, ad esempio alle performance ambientali, alla monetarizzazione del risparmio ottenibile o al LCA (ciclo di vita di un prodotto). Per evitare un “sovraccarico” di dati con conseguente “cortocircuito cognitivo” da parte del consumatore (vedi quello che è successo in Italia con l’illeggibilità delle bollette), le informazioni aggiuntive dovranno rispettare alcune caratteristiche di rilevanza del contenuto e di misurabilità dei valori espressi che dovranno essere facilmente misurabili, riferibili a norme e standard condivisi. In aiuto potrebbero venire le nuove tecnologie Ict e l’utilizzo di strumenti come il QRcode (Quick Response code) che renderebbero l’etichetta “smart”.
Per tutti la conditio sine qua non è che qualsiasi iniziativa per favorire la tutela ambientale non metta a repentaglio la competitività industriale delle aziende europee. Al momento il dibattito, e il lavoro degli analisti, resta aperto e i temi sul tavolo sono ancora tanti. Tra le diverse proposte c’è anche quella di creare delle “sottoclassi” per i prodotti che forniscono un servizio comune, ma hanno caratteristiche tecnologiche e/o vettori di energia distinti.
Infine, nessuna “rottamazione” in vista per la forma grafica che avrebbe dato prova negli anni di un’immediatezza comunicativa difficilmente replicabile.
Fig.1 – Alcune proposte per la nuova etichetta energetica. Fonte: Ecofys
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