L’Ets2 trasforma la CO2 in una voce di costo permanente, ecco come gestire il cambiamento

Importante la visione strategica e previsionale per imprese e cittadini. Lo studio di Arthur D. Little

Gestire il rischio CO₂ sarà un elemento sempre più centrale nelle strategie di competitività di diversi business che finora ne erano esenti. “Il carbon cost diventerà una voce di costo stabile per molti business, spingendo gli operatori a integrarla nelle proprie valutazioni finanziarie e strategiche di medio periodo” ma sarà anche un’occasione per innovare modelli di business, prodotti e relazioni con il cliente finale. E’ quanto suggerisce un’analisi dello studio realizzato da Arthur D. Little.

Mercato di riferimento

Il valore di mercato delle quote di CO2 ammonta a circa 9 Miliardi di Euro, ma potrebbe addirittura triplicare secondo le previsioni degli analisti di mercato che prevedono un
forte incremento del prezzo di mercato delle quote (fino a 160 €/tonnellata CO2 al 2030).

Una sfida importante che vede le ricadute economiche sul business degli operator almeno pari a circa il 10% del fatturato.

Cosa è l’Ets2

L’European Emission Trading System noto come Ets è il meccanismo che l’Europa ha avviato per favorire la decarbonizzazione. Di fatto impone alle imprese di acquistare quote per ogni tonnellata di CO₂ emessa, negoziabili in un mercato regolamentato. Nato per i grandi impianti industriali ed energetici, il sistema con l’Ets2 appunto si estende ora a trasporti, edifici, piccole industrie.

Tra i cambiamenti introdotti nell’Ets2 non è prevista un’allocazione gratuita di quote
(free allowances), pertanto ogni realtà coinvolta dovrà ottenere le proprie quote tramite aste sul mercato primario o tramite negoziazione sul mercato secondario.

Il meccanismo è in parte condizionato dalla messa in atto nello stesso periodo del Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam). Questo è un meccanismo che ha l’obiettivo di evitare distorsioni competitive dovute al carbon leakage.

Dal 1º ottobre 2023 è iniziata una fase transitoria del CBAM, durante la quale gli importatori di determinati beni (acciaio, cemento, fertilizzanti, ecc.) hanno dovuto rendicontare trimestralmente le emissioni “incorporate” nei prodotti importati. Dal 2026 poi, terminata la fase di prova, gli importatori dovranno acquistare i certificati CBAM per compensare le emissioni contenute nelle merci importate

Per questo è stato previsto anche su un meccanismo di controllo dei costi (Cost Containment Mechanism, CCM volto a evitare picchi improvvisi dei costi delle quote.

I costi visti nel solo mercato italiano

In Italia le emissioni interessate ammontano a circa 150 milioni di tonnellate all’anno. Considerato che ci troviamo in una situazione di prezzo attuale delle quote (~60 €/t). Il costo complessivo per l’acquisto dei permessi sarebbe di circa 9 miliardi di euro. Si tratta di circa il 10% del fatturato medio del settore.

proiezione aumento costi ets 2
Proiezione aumento costi Ets 2. Grafico a cura dello studio Arthur D. Little

Un onere che secondo lo studio “potrà facilmente raddoppiare o triplicare al 2030, data la previsione di prezzi della CO₂ in marcato aumento (fino a ~160 €/t).A”.

Importante la visione strategica sui costi per imprese e cittadini

Per gestire e valutare con attenzione come impatterà sui propri costi l’entrata in vigore dlel’Ets2 è necessario che le imprese si strutturino per tempo con processi di
monitoraggio tracciabili, piani di controllo approvati, sistemi informativi integrati e canali formali di interazione con autorità e soggetti verificatori e certificatori.

leggi anche: ETS2: occasione per le pompe di calore ma l’Europa è pronta?

il carbon cost entra stabilmente nella catena del valore e diventa una leva competitiva tanto quanto il prezzo della materia prima o la logistica. Il carbon risk management sarà quindi una leva competitiva importante.

Nei trasporti e nei combustibili per autotrazione significa investire in biocarburanti avanzati (bio-LPG, biometano, e-fuels) e prepararsi alla diffusione dell’idrogeno e dell’elettrico;

nel comparto del riscaldamento i fornitori di gas dovranno diversificare verso servizi di efficienza energetica, con installazione di pompe di calore, soluzioni di gestione dell’energia e modelli di elettrificazione progressiva, così da compensare nel medio termine l’aumento del costo emissivo del gas naturale.

Sarà sempre più strategico posizionarsi come fornitore “low-carbon ready” in un mercato destinato ad evolvere rapidamente, agendo sempre più secondo una logica di strategic carbon & energy management.


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