End Life Vehicle richiama sinergie tra automotive e demolitori

Il nuovo Regolamento EU è destinato a cambiare l’operatività dell'intero settore

Cosa implica il nuovo Regolamento End Life Vehicle che sarà emanato dall’UE e che è destinato a cambiare l’operatività dell’intero settore? Se ne è parlato all’evento che si è svolto il 9 giugno a Roma, promosso dall’Associazione demolitori di autoveicoli (Ada) che aderisce ad Assoambiente. Appare chiaro che sarà fondamentale una crescente sinergia tra case automobilistiche e autodemolitori.

End Life Vehicle
Foto di Michael Förtsch su Unsplash.

End Life Vehicle: il nuovo Regolamento EU

Il Regolamento punta a contrastare gli effetti del cambiamento climatico e sostenere la competitività del settore automotive. In particolare, la progettazione dei veicoli dovrà tenere contro degli obiettivi relativi al successivo riciclo attraverso l’ecodesign che dovrà rendere più semplice il disassemblamento e avviarli al recupero.

Gli eventuali contributi versati dal produttore dovranno coprire i costi sostenuti dagli operatori della gestione rifiuti per la raccolta e il trattamento. Questo “nella misura i cui non siano già coperti dai ricavi provenienti dalla rivendita dei pezzi di ricambio usati o dalle materie prime secondarie riciclate” è stato fatto presente nel corso dei lavori. Il nuovo Regolamento porrà poi attenzione anche ai fenomeni dell’esportazione e dello smantellamento illegale dei veicoli oltre che al mercato nero dei pezzi di ricambio.

Target: quota 85% di recupero del veicolo demolito

Il settore si trova davanti ad un passaggio importante. La normativa richiede infatti ad ogni operatore, all’interno del proprio impianto, di raggiungere tra cinque anni la quota dell’85% di recupero del veicolo demolito. “Solo chi raggiungerà questo target potrà restare sul mercato” ha sottolineato Anselmo Calò, presidente di Ada.

Sono stati inoltre evidenziati i cinque punti fondamentali della nuova cornice regolatoria su cui si sono focalizzati maggiori sforzi dell’associazione:

  1. definire chiaramente il concetto di impianto autorizzato, al fine di evitare ambiguità interpretative;
  2. evitare asimmetrie di potere tra gli impianti di trattamento (Atf) e i produttori;
  3. garantire una rappresentanza adeguata degli Atf negli organi di governance e controllo;
  4. distinguere adeguatamente il ruolo degli Atf rispetto a quello dei punti di raccolta, evitando sovrapposizioni o interferenze;
  5. limitare l’obbligo di rimozione delle parti, per un’applicazione proporzionata della norma.

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