La città smart non basta più, servono spazi verdi inclusivi che guardino alle esigenze del territorio con un’attenzione alla qualità della vita dei cittadini. Un risultato che chiede uno sforzo imponente e necessita di una visione sulle esigenze del territorio, sulle opportunità della tecnologia e una capacità di spesa.
Su questi temi si è interrogata la sessione “Città sostenibili, cittadini protagonisti: il partenariato come motore di innovazione” organizzato da CiviSmart che si è svolta il 13 novembre nell’ambito della 42esima assemblea nazionale dell’Anci, in corso a Bologna dal 13 al 14 novembre.
Partenariato come capacità progettuale e arricchimento del know how amministrativo
Una soluzione a questo impasse che non è solo economico ma anche di capacità progettuale. In questo il partenariato pubblico privato può fare molto sia grazie ai suoi diversi strumenti come ad esempio il project financing, assicura Roberto Chieppa, presidente di sezione del Consiglio di Stato.
Nonostante alcune limature che potrebbero arrivare da indicazioni dell’Ue e della Corte di giustizia probabilmente sul tema della “prelazione”, si tratta di uno strumento è efficace e solido, assicura Chieppa.
Ripensare le città in chiave “nature positive”
Le città occupano il 3% del suolo del globo terrestre, ma consumano l’80% delle risorse e producono il 70% di emissioni. Uno scenario che deve e può cambiare grazie a tecnologie e progettazione che guardano al territorio, non solo al singolo elemento. Su questo Matteo Pedaso, membro del direttivo dell’Istituto nazionale di Urbanistica Lombardia mostra diverse opere per portare nuovo respiro alla città. Il tutto limitando l’occupazione del suolo e puntando alla riqualificazione.
Con la crisi climatica in corso non si può più rimandare l’attenzione alla riqualificazione. E’ sempre più necessario ragionare in ottica di città “nature positive” cioè in grado di restituire risorse alla terra invece che consumare solamente.
In quest’ottica Pedaso lancia una sfida ai comuni italiani, vederli presto tra i prossimi candidati all’European green leaf che ad oggi vede solo Siena tra le città italiane qualificate (al 2027).
La formula per una città verde del: 3, 30, 300
3,30,300 ovvero una formula che semplifica l’approccio green di una città. Come indica Pedeso:
- 3 alberi da ogni finestra per ogni cittadino;
- 30% di copertura arborea in ogni quartiere per proteggersi dalle zone di calore urbano;
- un parco importante a 300 metri da ogni abitazione.
La tecnologia in funzione di una visione
Da parte dei sindaci il tema non è solo economico ma anche di fiducia. Questa a volte scarseggia verso un partner privato. Una diffidenza che nasce da esperienze negative, e da scarsa competenza della PA. Ma come sottolineano i diversi partecipanti alla discussione: dove viene vinta porta a risultati importanti.
I sei sindaci che si sono confrontati nel corso della tavola rotonda si dicono possibilisti, in alcuni casi sono già coinvolti, in una progettazione pubblico privata. Le difficoltà sono spesso legate alle competenze interne che non sono sempre adeguate. Ma su questo l’invito del sindaco di San Giuliano Milanese, Marco Segala è di “non indugiare a incalzare il privato”. In una sfida che vede spesso i sindaci in prima linea sul territorio, la tecnologia è una risposta. “Abbiamo istallato dei pannelli led per comunicare con i cittadini” spiega entusiasta il sindaco di Chioggia Mauro Armelao. Investimenti che in parte si ripagano anche con risparmi in efficienza energetica del Comune. “Abbiamo risparmiato circa il 60% di spesa pubblica per l’illuminazione innovando il sistema cittadino” spiega Armelao. Chiarisce quindi come investendo in strumenti più efficienti e telecontrollati, capaci ad esempio di regolare l’intensità luminosa in base alla presenza o meno di persone, ha potuto integrare anche videocamere di sicurezza. Di fatto così un palo della luce è agevolato nel diventare un hub di tecnologie intelligenti di pubblica utilità come sottolinea anche il Ceo di CiviSmart Riccardo Amoroso.
Esigenze diverse come chi deve integrare abitanti e centri storici diffusi con un grande numero di studenti come il caso di Urbino, come racconta il sindaco Maurizio Gambini. Urbino il sistema di illuminazione lo ha rinnovato “di tasca propria” e ora guarda al partenariato come strumento per poter fare di più.
Un approccio che chiede di parlare a un territorio più amplio rispetto i confini cittadini come ricorda il presidente dell’Unione province d’Italia Pasquale Gandolfi. Le collaborazioni intercomunali funzionano, come nell’esperienza del sindaco di Pellezzano Francesco Morra. Qui con i centri vicini è stato implementato un sistema di bus elettrici che collegano il territorio. Insomma si parte dal partenariato e sicuramente dall’attenzione a trasparenza dei processi decisionali, come sottolinea il sindaco di Fano Luca Serfilippi anche se questo, commenta laconico lui mostrando una raccomandata, non ti esima da denunce.
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