La biodiversità implica anche l’inclusione

Lo studio dell'Università di Pisa

Con una grande ricchezza di biodiversità nella flora italiana arrivano anche le specie aliene. Uno studio pubblicato sulla rivista Plants e coordinato da Lorenzo Peruzzi, professore del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e direttore dell’Orto e Museo Botanico dell’Ateneo evidenzia quali sono le regioni più ricche di flora in Italia.

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Foto di Jill Wellington da Pixabay

“In ambito ecologico è noto che, all’aumentare dell’area disponibile, aumenta anche il numero di specie – spiega Peruzzi – Pertanto, quando si parla di ricchezza floristica, non basta riferirsi al numero di specie presenti, ma bisogna anche tenere conto dell’ampiezza del territorio. Il fenomeno, modellizzabile con funzioni matematiche, è noto col nome di Relazione Specie-Area (acronimo SAR, Species-Area Relationship, in inglese) ed è sullo studio di questa relazione nella flora italiana che si è basata la nostra ricerca”.

Le regioni con più specie aliene

Dall’indagine è emerso come le regioni con più specie aliene siano Liguria, Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Mentre le più povere sono Sardegna, Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna e Calabria. Tra queste spicca l’anomalia della regione Toscana “Vi sono più o meno tante specie native quante era lecito attendersi sulla base dell’ampiezza del suo territorio, ma anche purtroppo molte più aliene dell’atteso”.

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Mentre “Abruzzo, Valle d’Aosta e Molise sono regioni di particolare interesse naturalistico poiché mostrano una ricchezza floristica autoctona superiore all’atteso e una aliena inferiore”.

Il data base della ricerca sulla biodiversità

“Abbiamo costruito un dataset di 266 flore di varie estensioni, da minuscoli isolotti come Stramanari in Sardegna ai circa 302mila km2 dell’intero territorio nazionale, e poi applicato la Relazione Specie-Area per l’intera flora vascolare italiana, per le sole specie native e per le sole specie aliene – aggiunge nella nota Marco D’Antraccoli, curatore dell’Orto Botanico dell’Università di Pisa – in questo modo siamo riusciti a valutare, per ogni flora, se il numero di specie censito fosse al di sopra o al di sotto dei valori attesi per l’area del territorio in esame”.

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“Per la prima volta abbiamo ricavato delle costanti specificatamente calibrate per il territorio italiano che consentiranno d’ora in poi agli studiosi di calcolare agevolmente il numero di specie di piante vascolari attese per una data area” sottolinea Peruzzi.

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Oltre a Lorenzo Peruzzi e Marco D’Antraccoli, hanno collaborato alla ricerca Francesco Roma-Marzio, curatore dell’Erbario del Museo Botanico dell’Università di Pisa, Fabrizio Bartolucci e Fabio Conti dell’Università di Camerino, e Gabriele Galasso del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.

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