A quarant’anni dall’abbandono della produzione nucleare, il Governo presenta un disegno di legge delega per reinserire l’atomo nel mix nazionale. Una strategia che punta a portare il Paese verso la neutralità climatica entro il 2050. Il cuore del provvedimento (A.C. 2669) non è un ritorno al passato, ma un salto tecnologico verso il cosiddetto nucleare sostenibile. Il Governo italiano punta su tecnologie avanzate che garantiscano standard di sicurezza elevatissimi e una gestione efficiente dei rifiuti.

Nuovo nucleare: sostenibilità e modularità
Al centro della strategia, illustrata in un dossier ad hoc, sono elencati:
- Smr (small modular reactors): piccoli reattori modulari con potenza inferiore a 300 MWe, progettati per essere fabbricati in serie e assemblati in loco, riducendo tempi e costi di costruzione;
- Amr (advanced modular reactors): reattori di IV generazione che utilizzano sistemi di raffreddamento innovativi (come piombo o sali fusi) per minimizzare la produzione di scorie e ottimizzare l’uso del combustibile.
- micro-reattori: unità di piccolissima taglia (potenza < 30 MWe) per usi industriali specifici o territori isolati.
Perché il nucleare? Gli obiettivi strategici del Governo italiano
Secondo il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) 2024, affidarsi esclusivamente alle fonti rinnovabili per raggiungere il net zero al 2050 sarebbe eccessivamente costoso a causa della loro natura intermittente.
Da qui, l’integrazione del nucleare permetterebbe di:
- ridurre i costi di sistema: secondo le stime, lo scenario con nucleare potrebbe far risparmiare circa 17 miliardi di euro nel percorso verso la decarbonizzazione;
- garantire stabilità: fornire una base di generazione elettrica programmabile a zero emissioni;
- indipendenza energetica: ridurre la dipendenza dall’importazione di combustibili fossili e prevenire rischi di interruzione delle forniture.
Roadmap e governance: delega amministrativa entro 12 mesi
Il disegno di legge del Governo stabilisce una cornice normativa completa per l’intero ciclo di vita dell’atomo, dalla ricerca allo smantellamento. Più nel dettaglio, l’esercizio della delega legislativa è previsto entro 12 mesi, con ulteriori 24 mesi per eventuali decreti correttivi. L’ingresso effettivo sul mercato delle nuove tecnologie è stimato nel medio termine, ossia post-2030.
Il Governo valuta poi l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente dedicata alla sicurezza, vigilanza e controllo del settore. Sono previste infine misure di compensazione e valorizzazione per i territori che ospiteranno gli impianti, con l’obiettivo di favorire l’accettabilità sociale attraverso il coinvolgimento di regioni ed enti locali.
Contesto europeo, internazionale e l’iniziativa italiana: la tassonomia
L’iniziativa italiana si inserisce nel quadro della tassonomia UE, che ha recentemente incluso il nucleare tra le attività ecosostenibili a basse emissioni di carbonio. L’Italia partecipa inoltre attivamente all’Alleanza Industriale Europea sugli Smr, lanciata per accelerare lo sviluppo di questi reattori entro il prossimo decennio.
A livello globale, il documento rilancia i dati Unece (Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Europa) e gli esiti delle ultime conferenze sul clima (in particolare la Cop28 e Cop29) secondo cui il nucleare è considerato un pilastro fondamentale, insieme alle rinnovabili, per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C.
Nucleare a fusione, formazione e ricerca: un nuovo motore industriale
Il piano illustrato dal Governo italiano non riguarda solo l’energia, ma mira a rilanciare un’intera filiera industriale nazionale. La delega prevede infatti:
- potenziamento dell’offerta formativa: rafforzamento dei percorsi universitari e tecnici per creare una nuova generazione di ingegneri e ricercatori nucleari;
- ricerca sulla fusione: oltre alla fissione, viene dato grande rilievo alla ricerca sull’energia da fusione, considerata la soluzione definitiva per un futuro energetico pulito e illimitato.
In conclusione, la sfida del Governo, indicata nel documento, è quella di costruire un quadro legislativo certo e sicuro che possa abilitare questa tecnologia, sostenuto da una “adeguata campagna di informazione”, si legge nel disegno legislativo, oltre che “capillare” soprattutto per le “popolazioni direttamente interessate dalla localizzazione degli impianti”.
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