Costo dell’energia: il fallimento delle promesse di Trump

Le bollette, invece di dimezzarsi, aumentano in tutto il Paese: focus sulla ricerca condotta dal Guardian

L’evidenza dei numeri alla mano smentirebbe radicalmente la retorica della Casa Bianca: la promessa solenne del presidente Donald Trump di dimezzare il costo dell’energia, entro il primo anno del suo mandato, è stata ufficialmente disattesa. Una ricerca condotta dal quotidiano nazionale britannico Guardian sui dati ufficiali dell’Energy Information Administration (Eia) rivela una realtà diametralmente opposta a quella prospettata in campagna elettorale. Nel 2025, la bolletta elettrica media delle famiglie americane è cresciuta del 6,7% rispetto all’anno precedente, traducendosi in un esborso supplementare di circa 116 dollari (98,90 euro) a nucleo familiare.

Trump
Foto di Natilyn Hicks Photography su Unsplash.

Questo dato segnerebbe dunque il fallimento di quello che era stato uno dei pilastri del trionfo elettorale del 2024, quando Trump garantiva che, entro dodici mesi dal suo insediamento, i costi energetici sarebbero stati abbattuti del 50,5%.

Stati Uniti, geografia della crisi elettrica

L’analisi territoriale dei rincari evidenzia picchi che sfiorano l’emergenza sociale, con una distribuzione geografica che penalizza duramente alcune aree specifiche. Il primato negativo spetta a Washington DC, dove i residenti hanno subito un balzo dei costi pari al 23%, seguiti dall’Indiana con un +17% e dall’Illinois con un +15%. Il Midwest si conferma la regione più colpita dagli aumenti, dove i rincari non riguardano solo il costo unitario della materia prima, ma anche le quote fisse e i costi delle utenze.

A questo scenario si aggiunge la pressione sui prezzi del gas, saliti mediamente del 5,2%, creando una tempesta perfetta che ha portato a una crescita esponenziale delle interruzioni di corrente per morosità. In stati come New York, il tasso di distacchi della luce è addirittura quintuplicato, costringendo milioni di persone a scegliere tra l’elettricità e altri beni di prima necessità.

L’assedio energetico nel Midwest e il blocco delle rinnovabili

L’eccezionale aumento dei prezzi nel Midwest non è solo un caso geografico, ma il risultato diretto di una collisione tra domanda tecnologica e ostruzionismo politico. Mentre la regione cerca di rispondere alla fame energetica dei nuovi data center per l’intelligenza artificiale, l’amministrazione Trump ha sistematicamente smantellato l’offerta di energia pulita.

Il blocco di oltre 22 GW di progetti eolici e solari ha rimosso dal mercato l’opzione più economica e veloce per stabilizzare la rete. In stati come l’Indiana e l’Illinois, dove la transizione era già avviata, l’interruzione dei crediti d’imposta e il rallentamento dei permessi federali hanno creato un vuoto di offerta. Senza l’apporto dell’energia eolica offshore e dei grandi impianti solari, le utility locali sono state costrette a fare affidamento su centrali a carbone obsolete o gas naturale destinato all’esportazione, trasferendo i costi operativi più elevati direttamente sulle bollette dei cittadini.

Trump: divario tra la promessa del 50% e la realtà dei dati EIA

Il confronto effettuato dal Guardian tra gli impegni assunti da Trump nei comizi del 2024 e i dati ufficiali del 2026 rivela un divario che viene definito praticamente incolmabile. Durante la campagna, il presidente aveva fissato l’obiettivo di un taglio del 50% entro 12 mesi, una cifra che richiederebbe una deflazione energetica senza precedenti storici. Al contrario, i dati dell’Eia confermano che i prezzi residenziali hanno raggiunto i massimi dell’ultimo decennio, con un costo medio per kilowattora che è passato dai 16,82 centesimi di dollaro (14,34 centesimi di euro) del settembre 2024 ai 18,07 centesimi di dollaro (15,41 centesimi di euro) del 2025.

Mentre il Presidente degli Stati Uniti continua a definire la crisi una bufala inventata dagli avversari politici, rivendicando un successo basato esclusivamente sull’aumento della produzione di petrolio, le famiglie si trovano a gestire rincari che marciano al doppio della velocità dell’inflazione generale. La riduzione del prezzo alla pompa della benzina (circa il 6%) non ha tuttavia compensato l’esplosione dei costi domestici, rendendo la promessa originale di dimezzare tutto un miraggio statistico.

La crisi dell’energia negli Usa: inverno di gelo e tagli ai sussidi federali

La situazione è ulteriormente aggravata da condizioni climatiche più rigide della media, che hanno spinto i costi del riscaldamento verso l’alto del 9,2%. La famiglia media americana si trova a pagare quasi mille dollari (852,55 euro) per riscaldare la propria casa, un livello che, secondo i dati del quotidiano britannico, non si vedeva da oltre dieci anni.

Nonostante questa emergenza, la risposta governativa è andata nella direzione di una riduzione del supporto pubblico: sono stati eliminati i crediti d’imposta per l’efficienza energetica ed è in corso un tentativo di smantellare i programmi federali di assistenza per le famiglie a basso reddito. Una manovra che rischia di lasciare senza protezione oltre sei milioni di nuclei familiari che dipendono dai sussidi statali per garantire la climatizzazione minima delle proprie abitazioni in un momento di fragilità economica estrema.

Leggi anche Stati Uniti, la nuova strategia energetica tra nucleare e fossili


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.