La geotermia ha guadagnato l’interesse di molti paesi in Europa e nel mondo, entrando nelle loro politiche energetiche. Questo però non avviene in Italia.
Eppure il Bel Paese è una eccellenza tecnologica nella produzione di energia dal calore della terra.
A Larderello, in Toscana, oltre un secolo fa, fu accesa la prima lampadina alimentata dall’energia geotermica. Un primato che testimonia la capacità innovativa italiana, rimasta però in gran parte inascoltata. Oggi nel 2026, il settore vive una sorta di “letargo istituzionale”, in netto contrasto con il dinamismo di Paesi come, fra gli altri, Germania e Francia, che stanno investendo in modo strategico su questa risorsa versatile di energia rinnovabile.
Staticità italiana
Abbiamo già affrontato l’argomento sull’enorme potenziale geotermico presente in Italia. Si parla di risorse che entro i 5 km di profondità potrebbero coprire 4 volte il fabbisogno nazionale, e abbiamo già evidenziato come la capacità installata nel nostro paese sia rimasta sostanzialmente invariata per anni, ferma a circa 916 MW.
Gli ostacoli principali sono ben noti: alti costi esplorativi, normativa incerta, tempi eccessivamente lunghi per i permessi e fenomeni Nimby nei territori interessati scoraggiano sviluppatori e imprenditori che vogliono investire nel geotermico.
A questi si aggiunge una carenza di visione strategica e di strumenti di politica industriale dedicati, che rischia di far perdere al nostro Paese un vantaggio competitivo costruito in decenni di esperienza.
Se però in Italia il contesto resta statico, all’estero la situazione è in continua evoluzione e la geotermia è sempre più considerata come un asset strategico.
Nuove sfide normative e modelli di successo per un potenziale della geotermia globale
Per ridurre l’incertezza legata alle attività esplorative, alcuni Paesi europei hanno introdotto strumenti di de-risking e leggi dedicate che stanno cambiando le regole del gioco.
In questi stati, il governo non solo sostiene la produzione di energia elettrica, ma mitiga l’incertezza nella fase esplorativa. Se un’azienda realizza dei pozzi per accedere alle risorse geotermiche ma non trova condizioni adatte o sufficienti all’utilizzo, interviene lo Stato in supporto. In Italia, questa fase iniziale è interamente a carico dell’investitore e questo rende la geotermia particolarmente onerosa per molti dei soggetti privati che ambiscono a realizzare impianti geotermici.
In altre parole, mentre altrove la transizione energetica è accompagnata da strumenti di supporto allo sviluppo e da un chiaro indirizzo politico, in Italia prevale ancora una volta un approccio attendista.
Anche fuori dall’Europa si sta ragionando su strumenti a garanzia degli sviluppatori. Lo Stato delle Filippine, ad esempio, sta lavorando a un programma di prestiti da 250 milioni di dollari per attirare investimenti nell’esplorazione e nello sviluppo dell’energia geotermica nel Paese.
Nel 2024, secondo i dati del Dipartimento dell’Energia (DOE), le Filippine disponevano di una capacità geotermica installata di 1.952 MW, con un ulteriore potenziale stimato di 400 MW ancora facilmente valorizzabile. Questo programma di prestiti per mitigare l’incertezza esplorativa va nella direzione di incoraggiarne lo sviluppo.
Anche la Germania sta puntando sulla geotermia. Il 4 dicembre 2025, la Prima Camera del Parlamento federale tedesco (Bundestag) ha approvato una legge GeoBG per accelerare l’espansione degli impianti geotermici, delle pompe di calore e degli impianti di accumulo del calore. Si tratta della prima legge tedesca dedicata all’energia geotermica, che chiarisce la giurisdizione dei progetti e semplifica la selezione dei siti per gli sviluppatori.
Negli Stati Uniti il 29 maggio 2025 il Dipartimento degli Interni ha implementato procedure autorizzative di emergenza per accelerare lo sviluppo dell’energia geotermica a fini di sicurezza nazionale e indipendenza energetica. “L’energia geotermica è una fonte energetica affidabile che può alimentare infrastrutture critiche per la sicurezza nazionale e contribuire a promuovere l’indipendenza energetica”, ha affermato il segretario degli Interni Doug Burgum. “Riducendo la burocrazia e portando avanti il programma American Energy Dominance del presidente Trump, stiamo accelerando progetti energetici affidabili, rafforzando al contempo la sicurezza nazionale.” In un contesto in cui l’amministrazione americana ha spesso ridimensionato il supporto ad altre fonti rinnovabili, la geotermia emerge chiaramente come una delle fonti rinnovabili chiave nell’ambito della strategia di “energy dominance” statunitense.
In Portogallo, il Fondo di modernizzazione dell’Unione europea ha stanziato 15 milioni di euro per creare un sistema di incentivi finanziari volto a sfruttare il potenziale geotermico nella parte continentale del Paese, coprendo il 100% delle spese ammissibili.
La misura coprirà inizialmente la decarbonizzazione di stabilimenti termali, ma potranno essere finanziati anche progetti di sviluppo o espansione di centrali geotermiche, nonché dei sistemi complementari. In Spagna il Ministero della Transizione Ecologica ha stanziato nel 2023 fondi per 120 milioni di euro a sostegno della geotermia profonda. I fondi stanno supportando, tra gli altri, lo sviluppo di studi di fattibilità ed esplorativi a Tenerife, Gran Canaria e La Palma
La Francia, pioniera in Europa, ha introdotto già negli anni ’80 un sistema di garanzia delle attività esplorative a breve termine (geologici e idrogeologici) e a lungo termine (esercizio degli impianti). Tra il 2008 e il 2020, l’ultimo fondo dedicato ha mobilitato 24 milioni di euro, con il 47% di partecipazione pubblica (ADEME) e il 53% privata. Il fondo ha rimborsato 14 milioni di euro per insuccessi, mantenendo una riserva finale di 6 milioni e sostenendo lo sviluppo di 80 pozzi geotermici, con solo sette insuccessi parziali o totali. Nell’arco di questi 12 anni, il meccanismo ha generato un forte effetto leva sugli investimenti: per ogni euro messo a garanzia dallo Stato sulle attività a breve termine, sono stati sostenuti investimenti per 28 euro. Guardando invece alle attività a lungo termine, le garanzie hanno riguardato complessivamente 170 milioni di euro permettendo, per ogni euro messo a disposizione dallo Stato, di sostenere investimenti per 19 euro, mantenendo la copertura per un arco temporale di 15 anni.
Il nuovo fondo, operativo dal 2024 con un budget di 100 milioni di euro, ha già mobilitato 45 milioni di euro nel primo anno di attività, confermando l’efficacia di questa tipologia di strumenti, dedicati per stimolare investimenti e sviluppo tecnologico.
Gli esempi internazionali dimostrano che la geotermia può diventare una risorsa strategica se sostenuta da politiche dedicate e strumenti appositi. In Italia, la tecnologia esiste e il potenziale è enorme, ma senza interventi normativi e incentivi mirati il settore resta bloccato. Puntare sulla geotermia significherebbe valorizzare un patrimonio storico e tecnologico unico, contribuendo alla sicurezza energetica, alla transizione ecologica e allo sviluppo economico sostenibile del Paese.
Occorre compiere una scelta politica chiara:
riconoscere alla geotermia il ruolo di pilastro della transizione energetica nazionale. L’inserimento di strumenti di sviluppo e di supporto agli investimenti con un elevato effetto volano, accoppiata a una governance istituzionale stabile, rappresentano condizioni essenziali per liberarne finalmente il potenziale.
Scommettere in modo strutturale sulla geotermia significherebbe inoltre non solo valorizzare un patrimonio storico e tecnologico unico, ma anche affermare l’Italia come laboratorio di innovazione energetica e sostenibilità industriale, fondato sulle sue eccellenze e proiettato al futuro.
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