Secondo il report dell’Eurobarometro, Consumer behaviour in the energy transition, la transizione energetica sta mettendo a dura prova la pazienza e il portafoglio dei consumatori. Mentre l’Europa punta alla neutralità climatica, la realtà quotidiana è fatta di mercati percepiti come poco trasparenti e protezioni insufficienti per i più deboli. A livello comunitario, le richieste sono chiare: al primo posto figura la necessità di una migliore protezione per i consumatori vulnerabili e per chi si trova in condizioni di povertà energetica (38%). Seguono a stretto giro la richiesta di maggiore chiarezza e trasparenza nelle bollette (34%) e una lotta più incisiva contro le pratiche commerciali scorrette, come il telemarketing selvaggio (34%).

Solo il 20% degli europei ritiene che facilitare il cambio di fornitore sia la priorità assoluta, segno che il problema risiede più nella gestione del rapporto attuale che nella libertà di scelta.
Il caso Italia: un abisso di sfiducia
Solo l’8% degli italiani dichiara di fidarsi molto del mercato energetico nazionale per tariffe e affidabilità, contro il 13% della media UE. La diffidenza è palpabile: il 35% dei nostri connazionali tende a non fidarsi (rispetto al 20% in UE). In Italia, la protezione dei vulnerabili è sentita ancora più forte (44% contro 38% UE). Anche il bisogno di strumenti digitali per monitorare i consumi è superiore alla media (32% vs 28%).
Nonostante l’insoddisfazione, la propensione al cambiamento è frenata da barriere strutturali e psicologiche. Negli ultimi tre anni, solo il 38% degli europei ha cambiato fornitore di elettricità e il 33% quello del gas. In Italia, i dati sulle motivazioni dell’opposizione al cambio mostrano una percezione di omogeneità del mercato: il 42% degli italiani che non ha cambiato operatore ritiene che non ci sia differenza tra i fornitori, tale da giustificare lo sforzo (media UE: 26%). Inoltre, il 26% trova estremamente difficile confrontare le offerte (media UE: 15%). Paradossalmente, il 57% di chi resta fedele al proprio gestore lo fa per soddisfazione generale.
Il rebus della bolletta: capire cosa si paga
Il documento evidenzia un problema culturale: a livello europeo, solo un terzo degli intervistati (33%) comprende appieno ogni voce della fattura. Il 36% fatica a comprendere la quota relativa a tasse e manutenzione dell’infrastruttura. Circa il 16% trova complessi i calcoli del costo per unità consumata o i termini contrattuali relativi alle penali di disdetta. In Italia, solo il 35% dei consumatori dichiara una piena e totale comprensione della bolletta, contro il 43% della media europea. Non a caso, tra le aree di miglioramento prioritarie per far funzionare meglio il mercato in Italia, il 35% degli italiani indica esplicitamente la necessità di maggiore chiarezza e trasparenza nelle bollette (dato leggermente superiore al 34% della media UE).
Anche per quanto riguarda le offerte e le promozioni, gli italiani sono più scettici: solo il 31% ritiene che le informazioni fornite dai gestori siano facili da capire, contro il 32% europeo. In sintesi, sebbene il 76% degli italiani dichiari di capire la bolletta, la qualità di questa comprensione è giudicata piena da una fetta di popolazione molto più ristretta rispetto ai vicini europei.
Switch di operatore: sì o no?
Un dato in controtendenza positiva riguarda la percezione della procedura tecnica. Solo il 6% degli italiani ritiene che cambiare fornitore sia troppo complicato o richieda troppo tempo, una cifra che è meno della metà della media europea (13%). Ciò indica che, una volta superata la barriera della scelta, il processo amministrativo in Italia è considerato snello.
Per quanto riguarda la modifica delle abitudini (come l’uso di elettrodomestici in ore fuori picco o la riduzione del riscaldamento), i consumatori sono divisi. In Europa, il 28% lo farebbe esclusivamente per ragioni economiche; in Italia, la spinta economica pura è leggermente inferiore (25%), ma cresce la combinazione tra risparmio ed ecologia: il 35% degli italiani dichiara di agire principalmente per motivi economici, ma in parte per ragioni ambientali.
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