Le comunità energetiche sono state introdotte dalle direttive europee 2018/2001 (Red II) e 2019/944 (Iem), il cui pieno recepimento avverrà in Italia nei prossimi mesi. La Legge n.8/2020 e la delibera 318/2020/R/eel hanno recepito in parte la direttiva Red II dando luogo ad una regolazione transitoria.

Quadro normativo e regolatorio

Le evoluzioni del quadro normativo

Gli schemi di decreto recentemente approvati danno avvio al recepimento definitivo di entrambe le direttive, con alcune evoluzioni normative. Per meglio approfondirle e discutere sui rischi e opportunità che potrebbero presentare, il Politecnico di Milano insieme a Leap e Rse ha organizzato il primo workshop, di una serie di “Energy tracks”, sulle comunità energetiche.

Autoconsumo confinato alla cabina primaria, non più secondaria

In primo luogo, in queste bozze di decreto si fa distinzione tra energia condivisa ed energia oggetto di autoconsumo esteso: la condivisone, avente valenza commerciale può essere effettuata a livello zonale, invece l’autoconsumo esteso è confinato alla cabina primaria, non più secondaria.

Nessun limite di potenza per gli impianti di produzione

In secondo luogo, non vi sono più limiti di potenza per gli impianti di produzione e viene fatta una distinzione tra la valorizzazione dei benefici dell’autoconsumo e l’incentivazione. La valorizzazione spetta a tutto l’autoconsumo collettivo, incluso quello derivante dagli impianti esistenti, per i quali però limitatamente alla Rec (Comunità energetica rinnovabile), è posto un limite pari al 30% della potenza complessiva della comunità. Invece, l’incentivo è limitato all’autoconsumo, relativo a impianti nuovi e alimentati con rinnovabili fino a 1 MW. 

La comunità può diventare distributore

Si concede inoltre la possibilità che la comunità operi come distributore sub-concessionario, realizzando nuovi reti elettriche o acquisendo porzioni di rete.  Possibilità concessa a livello europeo, che però spetta allo Stato membro. Secondo la direttiva infatti, se quest’ultimo effettua questo tipo di scelta, la comunità che gestisce una rete elettrica viene ritenuta un distributore e, come tale, si applicano tutte le normative europee di competenza dei distributori. Questo aspetto compare nella bozza di recepimento, mentre non era presente nel periodo transitorio. 

Le perplessità di Arera sulle novità normative

Arera ha già manifestato le sue perplessità in merito, afferma l’ing. Andrea Galliani, responsabile dell’unità Energia sostenibile, efficienza e fonti rinnovabili Arera, perché in questo modo, si potrebbe dar luogo al proliferare di reti potenzialmente inutili, soprattutto in contesti in cui la rete pubblica è già presente. Oppure, in caso di acquisizione di reti già esistenti, potrebbe portare al moltiplicarsi di distributori concessionari molto piccoli e frammentati, quindi inevitabilmente con complessità di gestione e costi amministrativi più alti di quelli odierni”.

Nel caso delle Rec, si prevede che i membri delle comunità utilizzino la rete di distribuzione per condividere l’energia prodotta con le stesse modalità stabilite per le comunità energetiche. 

Opportunità e rischi dell’auto-bilanciamento delle Cec

C’è anche la possibilità, per le sole comunità energetiche di cittadini (Cec), di sperimentare con progetti pilota, criteri di promozione dell’auto-bilanciamento. Anche questo, secondo Galliani, è un altro elemento potenzialmente critico: Perché auto-bilanciamento significa bilanciare le proprie posizioni, ma non è detto che questa sia la soluzione ottimale per il sistema. In teoria, la soluzione ottimale per il sistema è quella al minor costo, quindi quella che deriva da segnali di prezzo di mercato in presenza di un mercato prettamente funzionante. Insomma, l’ottimo per il sistema, non è detto che sia un insieme di isole che si auto-bilanciano, l’ottimo per il sistema potrebbe essere il risultato di valutazioni più ampie e non a livello delle singole comunità”. 

Lo scorporo dell’energia condivisa in bolletta

Oltre a ciò, la bozza di decreto legislativo prevede nel caso delle sole Rec, che i clienti domestici possano avere lo scomputo dell’energia condivisa direttamente in bolletta.

Secondo Arera, questo è un altro elemento problematico: “Intanto, perché riduce la flessibilità della comunità energetica, se l’Autorità deve disciplinare le modalità di scorporo in bolletta, vuol dire che è essa stessa, e non più la comunità, che sceglie come i benefici vengono ripartiti sui membri della comunità stessa, quindi limita la flessibilità. Altra criticità: si parla di scomputo in bolletta dell’energia, non del valore dell’energia, elemento già superato anni fa. Ecco perché Arera ha proposto di cancellare questa previsione o limitarla al valore dell’energia”.

Per le comunità non solo autoconsumo

Infine, nota Galliani che: un altro elemento di attenzione è il fatto che, positivamente questi decreti legislativi esplicitano che le comunità energetiche, possono fare altro rispetto all’autoconsumo, in linea con le direttive UE. E, nel fare altro, ci sono anche i servizi ancillari di flessibilità, come l’Uvam (Unità virtuali abilitate miste).

Le bozze di Decreto confermano il modello regolatorio virtuale

Per come sono strutturati i decreti legislativi in bozza, vi sono tutti i presupposti per poter confermare il modello regolatorio virtuale, quindi per continuare la regolazione odierna con degli adattamenti che derivano dalle novità suddette.

Valorizzazione dell’autoconsumo e incentivo rimangono separati

“Applicare ancora il modello regolatorio virtuale, continua Galliani, significa innanzitutto, tenere ben separato, come è giusto che sia, la valorizzazione dell’autoconsumo dove c’è e l’incentivo. Ora l’autoconsumo non è più a livello di cabina secondaria, è a quello di cabina primaria, ma a livello della rete di distribuzione, qual è il vero effetto dell’autoconsumo esteso? Se si parla di condomini, probabilmente è rilevante, se invece parliamo di comunità estese sulla rete BT-MT è da valutare. Insomma, non è garantito che l’autoconsumo esteso comporti sempre quei benefici anche sulla rete di distribuzione e di questo bisogna tener conto nel migliorare la valorizzazione dell’autoconsumo stesso, che deve essere il più possibile cost-reflective”.

Il ruolo dell’incentivo

Sull’incentivo, Galliani ritiene che serva per promuovere determinate soluzioni, ma nasce un dubbio: ancorarlo infatti all’autoconsumo esteso, vuol dire promuovere quest’ultimo in particolare da fonti rinnovabili e questo potrebbe non essere sempre aderente alle esigenze del sistema, o addirittura, confliggere con la finalità dell’Uvam, che in alcune ore dell’anno potrebbe portare a immettere o a prelevare di più. Il fatto che ci sia un autoconsumo con un incentivo ad esso correlato, induce inevitabilmente a massimizzare quest’ultimo e non l’aumento di immissioni o prelievi all’occorrenza, che dovrebbe essere invece la finalità dell’Uvam. Quindi, le finalità sono in contrasto e bisogna fare attenzione a definire correttamente l’incentivo. 

Il ruolo delle comunità energetiche rinnovabili

Con le comunità energetiche è ovviamente previsto che i cittadini dal basso si organizzino, ma l’organizzazione non è banale. C’è una struttura da costruire, dato che le finalità delle comunità sono più ampie rispetto a quella del mero autoconsumo.

Una considerazione emersa è quindi che la Rec, alla fine, è essa stessa un’impresa elettrica, in quanto può generare, aggregare, gestire la domanda e fornire energia. Perciò, quali sono le differenze rispetto ad un operatore professionale? 

Marco Pezzaglia, direttore di Gpe (Gruppo professione energia) fa notare che:”Una Rec che non abbia un contributo professionale, non può svolgere le proprie attività, perché senza di esso non può funzionare, dato che la questione ha anche un carattere strategico. Bisogna avere ben in mente una strategia su come fare le cose”. “Quindi, siccome l’organizzazione di una Cer non è banale, le soluzioni che si profilano, continua Pezzaglia, sono tre: che le Rec abbiano un apporto professionale esterno; oppure un apporto professionale interno vincolato, cioè può intervenire direttamente un soggetto professionale, o ancora, un apporto professionale libero e un controllo prestazionale. Qui, sono importanti i risultati ottenuti e la Rec potrebbe essere vincolata nelle sue prestazioni”, conclude Pezzaglia.

Il ruolo sociale della comunità e della amministrazione locale

Le comunità promuovono, tra le altre cose: il protagonismo dei cittadini, contrastano la povertà energetica ed aiutano ad accettare le fonti rinnovabili, mettendo al centro le specificità dei territori in cui vanno a costituirsi.

Cooperativa metrica storica Rse

L’ing. Fabio Armanasco, project manager di Rse, che attualmente ha selezionato sei progetti, racconta l’esempio di una cooperativa elettrica storica a supporto della comunità. Questa ha deciso di supportare, come soggetto terzo, la costituzione di una Rec, con un impianto fotovoltaico, con relativo sistema di accumulo da 5kW, come tecnologia di riferimento. La potenza è di 18kWp. Dal punto di vista tecnologico in sé, non ha nulla di innovativo, ma è interessante analizzare come è stata possibile la messa a terra in tempi così brevi di un’iniziativa del genere.

“Si spiega facilmente, afferma Armanasco, se si pensa che il soggetto promotore è stato la cooperativa elettrica storica, che avendo dei legami fortemente radicati sul territorio, ha fatto da garante all’iniziativa e quindi, in tempi ridotti, ha coinvolto un piccolo borgo limitrofo al Comune di Storo, raccogliendo l’adesione di tutte le persone che qui dimorano. É un esempio che si può replicare facilmente tante volte nel nostro Paese. É dunque importante rilevare la facilità con cui, un soggetto che opera nel territorio, promuove e costruisce un nuovo soggetto”. “Interessante, continua Armanasco, il ruolo del Comune, che ha messo a disposizione un edificio pubblico, una ex scuola, sul cui tetto è stato realizzato l’impianto fotovoltaico. Dunque, la comunità energetica è in primis una realtà sociale, poi culturale ed infine economica, che tutela i beni comuni, riducendo la propria impronta ecologica”.

Le impressioni delle aziende sul nuovo quadro normativo

Aziende

Da qui al 2030, gli obiettivi di installazione di energie rinnovabili sono significativi e le comunità energetiche sono certamente un pezzo importante attraverso cui si può compiere un disegno generale.

I distributori possono sicuramente essere dei facilitatori a supporto dello sviluppo delle comunità energetiche, proprio grazie all’attuale rete di distribuzione, si può abilitare la loro creazione. Per questo, ritengono non si dovrebbe frammentare la rete con reti private, ma continuare con l’utilizzo della rete pubblica, da rendere sempre più digitalizzata e intelligente.

Il fatto poi che si sia passati dalla cabina secondaria a quella primaria è positivo, in quanto si è superato un vincolo.

Sarebbe inoltre opportuno, per facilitare la creazione di comunità, adottare dei criteri convenzionali di definizione dei perimetri delle stesse, come ad esempio, adottando delle aree convenzionali tracciate dalle cabine primarie di riferimento, che ricomprendano i Cap circostanti.

Sul modello virtuale, adottato dall’attuale regolazione transitoria, la posizione di massima è che essendo più flessibile, massimizza la libertà del consumatore e consente di valorizzare e quantificare l’autoconsumo.

Critiche invece le posizioni sulla previsione di scorporare il valore dell’energia condivisa nella bolletta di vendita. In questo senso, sarebbe necessario un rapporto tra referente della comunità rinnovabile e venditori, con eventuale coinvolgimento del Sistema informativo integrato (Sii) per il trasferimento dei dati. Lo scorporo inoltre, complica la configurazione e introduce potenziali vincoli alla scelte del consumatore, in più, non viene considerato un driver fondamentale.

Infine, nel prossimo futuro, esisteranno diverse declinazioni di comunità energetiche che dovranno essere più ampie. Nuove tecnologie, conoscenze trasversali e risorse che supportino gli investimenti, oltre a un quadro normativo che deve favorire lo sviluppo, saranno gli elementi chiave.

Come si possono utilizzare le comunità per risolvere la povertà energetica?

Dai diversi pareri è emerso che: le comunità sono un’occasione di sviluppo per la cultura dell’efficienza energetica e questa va fatta dialogare con le comunità in funzione anti-povertà energetica. É un punto essenziale e si possono prevedere delle misure specifiche anche per localizzarle dove il problema sociale è più evidente. Sicuramente, bisognerà superare l’aspetto congiunturale del bonus e passare ad una soluzione strutturale del problema, andando a cercare i contesti più critici dal punto di vista della povertà sociale e quindi spesso energetica e, concentrare gli sforzi alimentati dalla mano pubblica in prima istanza e polarizzati proprio su alcuni contesti speciali.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.