Per gli italiani il clima è la priorità assoluta

Tra ansia globale e speranza individuale: il sondaggio Eurobarometro

L’Italia si scopre un Paese sospeso tra una forte apprensione per le sorti del clima e una resiliente fiducia nella sfera personale. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio Eurobarometro. I risultati delineano un quadro in cui le emergenze ambientali e le minacce alla sicurezza definiscono l’agenda delle preoccupazioni nazionali, superando spesso la media dei partner europei per intensità e urgenza.

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Foto di NOAA su Unsplash.

Clima: Italia epicentro della preoccupazione europea

Il tema ambientale rappresenta il nucleo pulsante dell’inquietudine italiana. Se a livello europeo il 66% dei cittadini si dichiara molto preoccupato per i disastri naturali aggravati dal cambiamento climatico, in Italia questa percentuale schizza all’83%. Il dato non è isolato: l’85% degli italiani ritiene che i costi dei danni causati dalla crisi climatica superino ormai gli investimenti necessari per la transizione ecologica.

Quando si parla di priorità d’azione per il Parlamento Europeo, la protezione dell’ambiente e il contrasto al cambiamento climatico sono indicati dal 26% degli italiani, contro una media UE del 21%. Questa sensibilità si riflette anche nella richiesta di rafforzare la posizione dell’UE nel mondo attraverso l’azione per il clima, indicata dal 17% dei nostri connazionali rispetto al 13% della media continentale.

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Ottimismo privato contro pessimismo globale

Il sentimento verso il domani rivela una dicotomia netta. Gli italiani guardano al futuro del mondo con un pessimismo marcato: il 57% esprime preoccupazione, un dato superiore al 52% della media europea. La sfiducia si estende anche all’avvenire del Paese, con il 41% di italiani pessimisti sul futuro del Paese a fronte del 34% rilevato nel resto dell’Unione. Tuttavia, quando l’orizzonte si restringe alla propria famiglia e alla sfera individuale, l’ottimismo riemerge prepotente: l’81% degli italiani si dichiara fiducioso per il proprio futuro personale, superando il già alto 76% della media UE. Un dato, questo, che sottolinea una capacità di resilienza tutta italiana nonostante un contesto macroeconomico e geopolitico percepito come instabile.

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Sicurezza e conflitti ai confini: l’ombra delle guerre

La sicurezza occupa i vertici delle preoccupazioni quotidiane. Le guerre e i conflitti attivi in prossimità dei confini dell’Unione Europea allarmano l’83% degli italiani, ben undici punti percentuali sopra la media UE (72%). Analogamente, il timore per il terrorismo è condiviso dall’83% della popolazione nazionale, contro il 67% europeo. In questo scenario, l’Italia chiede a gran voce un’Europa più forte e coesa: il 67% dei cittadini desidera che il ruolo dell’UE nella protezione dai rischi globali diventi più importante, e il 91% concorda sulla necessità che gli Stati membri siano più uniti per affrontare le sfide attuali. Per rafforzare la posizione dell’Unione nel mondo, il 43% degli italiani indica la difesa e la sicurezza come priorità assoluta.

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Digitalizzazione e minacce sociali: l’allerta sui deepfake e l’IA

Il fronte della sicurezza non è solo fisico ma anche digitale e comunicativo. I rischi legati alle nuove tecnologie sono sentiti con particolare forza: l’83% degli italiani teme l’incitamento all’odio online e offline (UE 68%), mentre l’80% è preoccupato per la disinformazione e la protezione dei dati personali. Un capitolo a parte merita l’intelligenza artificiale: il 77% teme i contenuti falsi generati dall’IA, come i deepfake, una preoccupazione che in Europa si ferma al 68%. Nonostante questi timori, la digitalizzazione dell’economia e della società rimane un tema rilevante, considerato prioritario dal 14% degli intervistati in Italia (UE 9%).

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Economia e appartenenza: l’Italia tra carovita e fiducia nelle istituzioni

Sebbene i temi legati al clima e di sicurezza dominino il dibattito, l’economia resta il terreno della quotidianità più difficile. L’inflazione e l’aumento del costo della vita sono la priorità principale per il Parlamento Europeo secondo il 40% degli italiani. Ancora più marcato è il dato sul lavoro: il 41% degli italiani chiede interventi su economia e occupazione, una richiesta molto più pressante rispetto al 35% registrato in media nell’UE. In questo contesto, il sentimento di appartenenza all’Unione resta solido ma cauto: il 52% degli italiani considera l’adesione all’UE un fatto positivo (UE 62%), e il 51% ha un’immagine generalmente positiva delle istituzioni europee. In linea con il resto del continente, sono i giovani tra i 15 e i 30 anni a mostrarsi come i sostenitori più convinti del progetto europeo e di una sua maggiore integrazione.

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