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Filiera del lievito ed economia circolare, un binomio vincente

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Filiera del lievito ed economia circolare, un binomio vincente

 

Fertilizzanti, mangimi, energia, ma anche cosmetica e farmaceutica. Sono innumerevoli i settori in cui il lievito riesce ad avere una ‘seconda vita’, filiere virtuose improntate ai dettami dell’economia circolare che fanno della gestione smart delle risorse un elemento chiave. Un tema quello della sostenibilità che, come ha spiegato a Canaleenergia Andrea Carrassi, Direttore Generale di ASSITOL, mostra l’’anima multitasting del comparto’, in grado di renderlo “protagonista” in diversi settori. Alla fine del processo di fermentazione che dà vita al lievito – ha sottolineato  Carrassi –  i coprodotti che ne derivano sono tutti  riutilizzati per altri filoni. Il percorso di economia circolare riguarda le bioenergie, la biochimica, la medicina, la cosmetica, la mangimistica. Ad esempio, la parte non zuccherosa del melasso (il sottoprodotto agricolo da cui si origina il lievito) diventa la materia prima per cosmetici di ultima generazione. Questa lavorazione è effettuata all’interno delle stesse aziende, che stanno anche studiando nuove soluzioni per sviluppare questo promettente filone. In questo modo, i residui del processo principale sono rigenerati e diventano la materia prima per prodotti diversi, in un’ottica di economia circolare”.

 Filiera del levito e sostenibilità

La volontà di ridurre al minimo l’impatto ambientale dei processi produttivi legati al comparto si traduce nella crescente attenzione a soluzioni tecnologiche sempre più innovative. In questo modo è stato, ad esempio possibile, negli ultimi anni,  ridurre  del 20% l’uso di acqua, elemento fondamentale per la produzione di lievito.  A ciò si aggiunge una gestione efficiente delle acque reflue e delle materie organiche non assimilabili, che vengono sottoposte a processi specifici per evitare la loro dispersione nell’ambiente. 

Le aziende del lievito – ha detto Carrassi al nostro sito –  grazie a impianti di depurazione, altamente tecnologici, trattano le acque impiegate nel processo produttivo in modo che possano essere poi riutilizzate anche nei terreni circostanti, per l’agricoltura e l’allevamento. Per produrre lievito, infatti, si utilizza molta acqua, ed è per questa ragione che le aziende investono molto sulle procedure e sugli impianti, allo scopo di evitare sprechi e di rispettare l’ambiente. Questo comporta un forte utilizzo di capitali ed una costante attenzione all’ambiente e all’evoluzione tecnologica”. 

A sottolineare la vocazione green del comparto e il suo legame profondo con il territorio anche Thomas Lesaffre, presidente del Gruppo Lievito da zuccheri di ASSITOL, che in una una nota ha spiegato come “i produttori di lievito investano sull’indotto locale” e come “le migliori tecnologie per le produzioni ad impatto zero siano tutte italiane”. 

In generale il comparto, come emerge dai dati del Gruppo Lievito da zuccheri di ASSITOL, registra una produzione annuale che supera le 100mila tonnellate di cui più della metà destinata all’export, settore in cui il nostro Paese occupa il terzo posto in Europa.

Consumo smart di energia 

Grande attenzione è riservata anche al tema dell’efficienza energetica. I risparmi nella gestione dei consumi nel settore, come si legge in una nota, hanno portato a una riduzione del 50% delle emissioni, obiettivo raggiunto grazie alla scelta della cogenerazione. “Il nostro settore – sottolinea in nota  Lesaffre – aderisce da tempo al principio del ‘food first’, ma non trascura le prospettive aperte dalle fonti rinnovabili. Il nostro impegno è per una pacifica convivenza di questi due filoni, che possono dare grandi opportunità sia all’agricoltura sia all’industria”.

La cosmesi sostenibile 

In ambito cosmetico la corteccia cellulare ricavata dal lievito, grazie alla sua azione anti-invecchiamento, viene impiegata in modo sempre più rilevante per la realizzazione di  creme anti-age. Questo filone è molto interessante – spiega in nota  Lesaffre In Italia siamo ancora agli inizi, rispetto ad altri Paesi, che hanno già intrapreso questa strada”. 

Tuttavia, per sfruttare appieno le potenzialità di questo prodotto non bisogna pensare di poterlo inserire in maniera indistinta a qualsiasi composto. “E’ fondamentale mantenere intatte le proprietà del lievito all’interno del singolo prodotto – afferma Lesaffre – è su questo che l’industria della bellezza sta lavorando: ottenere prodotti capaci di sfruttare appieno le straordinarie qualità di questo microrganismo. Il futuro della cosmetica passa certamente per i nuovi impieghi del lievito e dei suoi estratti naturali”.

La proposta della Commissione Europea che “metterebbe a rischio” il comparto

Secondo il Gruppo Lievito da zuccheri di ASSITOL la filiera  del lievito potrebbe essere” messa a rischio” da una proposta avanzata della Commissione Europea nell’ambito della discussione sulle energie rinnovabili post-2020 che riguarda la possibilità di inserire il melasso, grazie al quale si ottiene il lievito, tra i biocarburanti avanzati, favorendo così il suo impiego per produrre bioetanolo, con il sostegno degli incentivi già previsti dalle norme UE. Si tratterebbe di una forzatura – sottolinea in nota Lesaffre – che porterebbe ad una diminuzione del melasso a disposizione e ad un aumento dei costi, per il nostro settore e per tutte le filiere coinvolte”. 

La situazione che si verrebbe a creare, secondo l’associazione, porterebbe a “una pericolosa competizione tra l’uso alimentare e quello energetico”.  Ecco perché  il Gruppo Lievito di ASSITOL– annuncia il presidente Lesaffre – che fa sentire la sua voce in Europa grazie a Cofalec, la confederazione europea di settore, intende tutelare questo modello di economia circolare e l’idea del melasso-coprodotto”.

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