I 100 incendi verificatisi da giugno in poi, per un periodo prolungato, nelle aree intorno al Circolo Polare, alla Repubblica di Sakha in Siberia e in Alaska, sono “da record” sia per diffusione che per durata. È quanto rilevato da Copernicus Atmosphere Monitoring Service che sta monitorando l’attività e le emissioni dei roghi verificatisi in queste zone.

Le emissioni

“Nei primi 14 giorni di luglio, gli incendi nel Circolo Polare hanno già rilasciato circa trentuno megatoni di CO – spiega una nota del servizio Copernicus – gli incendi in Siberia e ad Alberta in Canada sono stati i più vasti fin’ora quest’anno. In particolare, è stato stimato che l’incendio di Chuckegg Creek ad Alberta si sia propagato per 300.000 ettari”.

Il metodo

Cams realizza un monitoraggio degli incendi su scala globale e fa una stima delle emissioni causate, usando strumenti satellitari e dati in-situ. La stima delle emissioni viene poi combinata con il sistema di previsioni meteo Ecmwf. In questo modo viene creato un modello del trasporto e della composizione chimica dell’inquinamento atmosferico per poter prevedere gli effetti sulla qualità dell’aria mondiale con cinque giorni di anticipo.

Monitoriamo da vicino l’intensità degli incendi e il fumo che emettono – spiega in una nota Mark Parrington, Senior Scientist del programma Copernicus Atmosphere Monitoring Service – sappiamo che le temperature nella regione artica sono aumentate a un ritmo più veloce della media globale e le situazioni di caldo secco forniscono agli incedi le condizioni ideali di crescere una volta iniziati. I dati derivanti dal nostro Global Fire Assimilation System mostrano che tipicamente gli incendi nel Circolo Polare avvengono tra luglio e agosto, per questo è strano vedere incendi di questa portata e durata nel mese di giugno. Il nostro servizio di monitoraggio è quindi importante per accrescere la consapevolezza rispetto Ecmwf implemented by all’impatto degli incendi e delle emissioni di fumo su larga scala, in modo da aiutare organizzazioni, aziende e persone a pianificare in anticipo gli effetti dell’inquinamento atmosferico”.

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