Quadruplicare la raccolta dell’organico importando il modello italiano nella Grande Mela. E’ stato questo il risultato raggiunto dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC) che ha condotto, tra settembre e dicembre 2017,  una sperimentazione a New York coinvolgendo oltre 600 famiglie in un complesso residenziale di 25.000 abitanti nella zone di StuyTown a Manhattan.
Insieme a Massimo Centemero, Direttore CIC e vice presidente ECN, abbiamo approfondito alcuni aspetti del progetto.

Come è nato questo progetto e quali  erano gli obiettivi che si prefiggeva di raggiungere?

Il progetto è maturato a livello internazionale, nell’ambito degli incontri tra gli operatori del settore dei diversi Paesi. Io sono stato due o tre volte negli Stati Uniti per parlare della modalità con cui in Italia facciamo la raccolta differenziata. Abbiamo descritto in particolare la best practice di Milano, soffermandoci sulla raccolta dell’umido. In quell’occasione è nata la curiosità della municipalità di New York che era presente in sala e voleva incrementare la raccolta differenziata nella città. Così abbiamo iniziato questo scambio. Abbiamo concordato una sperimentazione e l’abbiamo messa in atto. L’anno scorso ad aprile ci siamo visti a New York, abbiamo fissato le basi del progetto e abbiamo realizzato la sperimentazione. Il nostro Paese ha fatto scuola.

Quali sono state le novità introdotte?

Abbiamo portato il modello italiano con il bidoncino areato per la raccolta dell’umido, il sacchetto biodegradabile e la raccolta sul pianerottolo. Si tratta di un sistema più comodo, perché arriva direttamente al cittadino. Abbiamo messo in atto questa sperimentazione in un complesso residenziale di Manhattan, nella zona Stuyvesant Town (StuyTown). Prima della sperimentazione veniva utilizzato un bidone da 120 litri situato nello scantinato del condominio. Era lì che i condòmini dovevano portare il sacchetto (non biodegradabile) con l’umido. Questo sacchetto veniva poi raccolto due volte a settimana. Le novità che abbiamo introdotto sono state: la raccolta sottolavello con il secchiello areato (per non creare condensa), il sacchettino biodegradabile e la possibilità della raccolta sul pianerottolo. Il sacchetto con l’umido veniva lasciato sul pianerottolo e una persona passava per portarlo al bidone carrellato, che poi veniva ritirato dal servizio di raccolta dei rifiuti. Se prima riuscivano a raccogliere un 10 – 15 % dell’umido, con il nostro sistema sono arrivati al 60-70%

 

Come hanno reagito i condomini coinvolti?

Abbiamo fatto delle verifiche valutando, durante la sperimentazione, il grado di soddisfazione dei cittadini. E’ andato tutto molto bene. L’umido raccolto è aumentato di 4 volte rispetto a prima, i cittadini intervistati e l’amministratore del condominio erano molto soddisfatti.

Per realizzare il progetto avete avviato delle collaborazioni con altre aziende. Come si sono strutturate?

Eunomia ci ha dato una mano, è un’azienda europea che ha anche una sede a New York.  In particolare era il nostro braccio tecnico per la realizzazione dei monitoraggi quotidiani. Biobag, invece, ci ha fornito i bidoncini e i sacchetti biodegradabili in bioplastica MATER-BI® di Novamont. Poi c’è stata la collaborazione con i tecnici del complesso residenziale. Ray Moya, il manager che amministrava il condominio, e i suoi collaboratori tutti i giorni valutavano la qualità dell’umido e facevano delle analisi. C’è stata grande collaborazione da parte di tutti, mentre il Comune di New York ha fatto un po’ da supervisore.  L’amministrazione comunale, inoltre, ha provveduto al trasporto dei rifiuti differenziati negli impianti di compostaggio.

Quali saranno gli step successivi?

Probabilmente ci sarà un ulteriore incontro con i partner coinvolti nel progetto a ottobre, in occasione di un convegno nel Nord Carolina. Stiamo valutando se fare lì una presentazione dei risultati. Il Comune si è reso disponibile a collaborare, ma al momento non so dire se implementeranno questo tipo di raccolta o meno.

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