Il bilancio energetico italiano del 2025 si chiude nel segno di una solida resilienza e di una transizione strutturale che non accenna a fermarsi. Secondo le ultime analisi di Terna, il fabbisogno elettrico nazionale si è attestato a 311,3 TWh, una cifra che ricalca quasi perfettamente le prestazioni dell’anno precedente. Tuttavia, dietro questa apparente staticità dei volumi complessivi si nasconde un dinamismo profondo, caratterizzato da un’Italia che impara a produrre di più internamente, riducendo la dipendenza dall’estero e aggiornando i propri record di generazione pulita. La produzione nazionale netta ha infatti raggiunto i 268 miliardi di kWh, segnando un incremento del 2% e coprendo quasi l’85% dell’intera domanda elettrica del Paese.

Spinta del sole e riequilibrio delle rinnovabili
Il dato più significativo del 2025 è senza dubbio il nuovo primato storico stabilito dal fotovoltaico. Con una produzione che ha superato i 44 TWh, il solare ha registrato una crescita impressionante del 25,1% rispetto all’anno precedente. Questo exploit non è stato frutto del solo caso climatico: sebbene un maggiore irraggiamento abbia contribuito positivamente, la spinta decisiva è arrivata dall’aumento della capacità in esercizio.
Nel solo mese di giugno, la produzione fotovoltaica ha toccato la vetta di 5,7 TWh. Di contro, il comparto delle rinnovabili ha visto un ritorno alla normalità per l’idroelettrico che, dopo un 2024 eccezionalmente piovoso, è rientrato su valori standard con una flessione del 21,2%. Questo bilanciamento tra le diverse fonti ha fatto sì che le energie verdi coprissero complessivamente il 41% della domanda nazionale, mantenendosi sostanzialmente in linea con gli obiettivi di transizione energetica nonostante la variabilità delle condizioni naturali.
L’industria italiana: recupero a due velocità
L’analisi dei consumi nel corso dei dodici mesi rivela un’economia nazionale che ha viaggiato a ritmi differenti. La prima parte dell’anno è stata segnata da una contrazione della domanda, ma il secondo semestre ha mostrato segnali di decisa ripresa, trainata in particolare dal comparto industriale. L’indice Imcei, che monitora le imprese energivore, ha chiuso l’anno con una flessione minima dello 0,7%, recuperando quasi interamente il terreno perso nei primi mesi.
All’interno del tessuto produttivo si muovono settori in forte espansione, come la siderurgia, la meccanica e l’alimentare, che hanno mostrato segni positivi, contrapposti a comparti ancora in sofferenza come la chimica e la cartaria. Parallelamente, il settore dei servizi ha mostrato una vitalità costante, con l’indice Imser in crescita del 2,6% nei primi dieci mesi dell’anno, a testimonianza di un terziario sempre più centrale nell’assorbimento elettrico del Paese.
Transizione energetica: strategie di rete e tramonto del carbone
Un pilastro fondamentale della strategia energetica nazionale è rappresentato dalla progressiva decarbonizzazione. Il 2025 ha confermato il declino inarrestabile del carbone, la cui produzione è crollata di un ulteriore 13,5%. Per compensare la riduzione delle importazioni dall’estero (scese dell’8,1%) e garantire la stabilità della rete, si è fatto maggiore ricorso alla fonte termoelettrica a gas, cresciuta del 4,6%. Geograficamente, la domanda ha tenuto meglio al Nord (+0,1%), mentre ha mostrato lievi flessioni nel Centro e nel Sud.
In questo contesto, l’Italia ha dimostrato una notevole capacità di pianificazione: con 7.191 MW di nuova capacità rinnovabile installata nel 2025, il Paese ha superato di oltre 1.600 MW il target fissato dal Decreto Aree Idonee per il quinquennio 2021-2025, portando la potenza installata totale a oltre 83 GW.
La nuova frontiera degli accumuli e lo stoccaggio elettrico
Per gestire un sistema sempre più basato su fonti quali solare e eolico, l’Italia sta puntando massicciamente sulle tecnologie di stoccaggio. Nel corso del 2025, la potenza nominale degli accumuli in esercizio è aumentata di 1.743 MW. Se il segmento domestico ha subito un rallentamento dovuto alla rimodulazione degli incentivi fiscali, il settore dei grandi impianti utility scale ha vissuto una stagione di grande fermento.
Il successo della prima asta del Macse a settembre, con l’assegnazione del 100% del fabbisogno richiesto, sottolinea la maturità di un mercato che vede negli accumuli il complemento indispensabile alle energie rinnovabili. Queste risorse hanno già iniziato a fornire un contributo concreto, con la produzione da accumuli stand-alone che ha raggiunto 1,5 TWh, garantendo quella flessibilità necessaria a un sistema elettrico moderno, sicuro ed efficiente.
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