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Sicurezza e risparmio energetico, così in Italia le case più intelligenti

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Sicurezza e risparmio energetico, così in Italia le case più intelligenti

Sicurezza, efficienza energetica e confort. Questi i trend che vedono crescere la smart home in Italia del 35% nel 2017. I dati sono contenuti nella ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano, condotta su un campione di 1.000 individui con età compresa tra i 18 e i 74 anni rappresentativi della popolazione italiana, presentata lo scorso 23 febbraio a Milano durante il convegno “Non manca (quasi) più nessuno: la Smart Home apre i battenti”.

La casa connessa rappresenta un mercato di 250 milioni di euro, in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali. Un dato che resta ancora inferiore rispetto agli altri mercati europei.

Il mercato è “spinto in particolare dalle applicazioni per la sicurezza, della gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici”, sottolinea Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things. ”Le motivazioni di acquisto dei consumatori infatti sono riconducibili principalmente a pochi bisogni: la possibilità di avere la propria abitazione sotto controllo, la maggiore comodità nello svolgere attività ricorrenti e il risparmio energetico”.

Chi acquista l’IoT e dove

Il 38% degli italiani possiede già almeno un oggetto “smart” in casa (di cui il 32% ha effettuato l’acquisto nel corso del 2017), il 74% ha richiesto l’aiuto di un professionista per l’installazione e il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi da parte di malintenzionati.

L’incertezza sull’installazione favorisce i grandi produttori con brand affermati, la cui rete di vendita capillare e la filiera fidelizzata di installatori rappresentano un elemento di sicurezza e fiducia per i consumatori.

L’indagine conferma anche l’importanza della comunicazione in questo mercato: chi oggi non dispone di oggetti connessi per la propria abitazione nel 27% dei casi non ha mai valutato di acquistarli e nel 17% non ne comprende appieno i benefici. I media tradizionali si confermano il principale canale di comunicazione: infatti il 58% dei consumatori ha sentito parlare di Smart Home nella pubblicità su radio, TV e giornali, mentre il 32% tramite Internet.

Anche il principale canale di vendita della Smart Home resta la filiera tradizionale (composta da produttori, architetti, costruttori edili e distributori di materiale elettrico) che vale 175 milioni di euro nel 2017, pari al 70% del mercato (+15% rispetto al 2016).

Nuovo canale di distribuzione in crescita (30%) è rappresentato da: produttori, assicurazioni, utility e telco. In Italia mancano i grandi operatori Over-The-Top come Amazon, Google e Apple, oggi intenti nella competizione sugli assistenti vocali intelligenti (Smart Home speaker). Implementazione che secondo lo studio è destinata a “rivoluzionare” il settore.

In USA sono già 35 milioni gli speaker venduti da Amazon e Google, con quote del 55% per Amazon Echo e 45% per Google Home”, sottolinea l’indagine dell’Osservatorio, che evidenzia come “in futuro, si passerà dall’ormai consolidato riconoscimento vocale al più evoluto ‘context aware’, che consente di prevedere, personalizzare e configurare l’utilizzo in base a preferenze personali”.

I protocolli di comunicazione tra gli oggetti smart in casa continuano a essere molto eterogenei, rendendo difficile la convergenza verso un’unica soluzione, anche se si segnalano alcuni passi avanti. “Troppo spesso oggi si tende a limitare l’ambito di azione della casa intelligente all’automazione di semplici funzionalità già esistenti o alla gestione remota di dispositivi domestici, senza esplorare scenari più avanzati – osserva Giovanni Miragliotta, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet of Things – L’Intelligenza Artificiale si candida a diventare la nuova “governante” della nostra casa: un aiuto concreto e personalizzato per aiutarci a vivere meglio, abilitando servizi di valore che vanno dalla gestione dell’energia al supporto agli acquisti, dalla vigilanza all’individuazione della necessità di pulizie in occasioni speciali”.

Il mercato

Ad oggi sono 12 le utility che hanno lanciato soluzioni Smart Home in Italia, con offerte diverse. Tra le telco la grande novità è il lancio di nuove soluzioni con acquisto integrato di device e SIM con un piano tariffario flessibile. Tra le assicurazioni, con l’ingresso di alcuni grandi player oggi 9 compagnie propongono polizze casa con oggetti connessi, coprendo il 50% del mercato assicurativo domestico – ramo danni: un mercato ancora limitato in cui si osservano iniziative interessanti.

Il merito di questa crescita è in primis degli eRetailer (+150%), che contribuiscono al 13% del mercato (circa 32 milioni di euro). Anche i retailer multicanale crescono bene (+65%, 9% del mercato), ma se da un lato aumentano le vendite di grandi elettrodomestici connessi, dall’altro emergono segnali di contrazione per i prodotti sugli “scaffali Smart Home” (-30%). Sono ancora limitate

Le barriere alla crescita della IoT

Le tre principali barriere ancora da superare sono “l’installazione dei prodotti, l’integrazione dell’offerta con servizi di valore e la presenza di brand affermati”. Il 73% delle oltre 370 soluzioni IoT per la casa connessa censite dall’Osservatorio dovrebbe poter essere installato in autonomia, ma alla prova dei fatti spesso l’utente deve rivolgersi a un installatore specializzato, causando costi aggiuntivi.

Cresce anche la sensibilità nei confronti di privacy e sicurezza dei dati: il 51% dei consumatori è restio a condividere informazioni personali, soprattutto per il rischio che le finalità di utilizzo siano diverse da quelle dichiarate (era il 27% tre anni fa). Ed è scarsa la fiducia in termini di Cyber Security: il 72% dei rispondenti è preoccupato per i rischi di accesso/controllo degli oggetti connessi da parte di malintenzionati.

Inoltre servizi considerati come un valore per l’utente come la gestione dei dati su cloud o l’invio di notifiche push in caso di imprevisto sono ancora rari (27%).

Oggi oltre metà dei prodotti in vendita è offerto da startup con scarsa forza e riconoscibilità del brand, spesso quindi non percepite come sufficientemente mature e affidabili dai consumatori.

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