Flessibilità della domanda in Europa: il reality check del 2025

I nuovi report di LCP Delta e smartEn delineano un quadro urgente: senza flessibilità, la transizione costa troppo

L’Europa sta entrando in una nuova fase cruciale della transizione energetica, ma lo sta facendo con un “tallone d’Achille” evidente: la mancanza di flessibilità del sistema. Nonostante il suo ruolo vitale per la sicurezza della rete e il controllo dei costi, la Demand-Side Flexibility (DSF) — ovvero la capacità dei consumatori di modulare il proprio fabbisogno energetico — rimane ancora ai margini dei mercati elettrici.

A sollevare il velo su questa criticità sono due nuovi documenti strategici: il Market Monitor 2025 di LCP Delta e la smartEn Map 2025.

Il divario tra teoria e pratica

La conclusione dei due report è netta: il problema dell’Europa non è la mancanza di regole, ma la mancanza di esecuzione.

  • Market Monitor 2025: Analizza i progressi nazionali, evidenziando dove gli Stati membri stanno fallendo nel rispettare le riforme promesse. Funge da bussola per gli investitori, indicando dove i mercati si stanno aprendo e dove persistono rischi sistemici.

  • smartEn Map 2025: Mappa per la prima volta l’industria della gestione flessibile della domanda (FDMI), dimostrando che il settore è una realtà tecnologica pulita e competitiva, pronta a generare valore per il sistema.

L’urgenza dopo il blackout iberico

La vulnerabilità del sistema europeo è stata esposta con forza dal blackout iberico dell’aprile 2025. Con la necessità di quintuplicare la flessibilità entro il 2030, il tempo dei test è scaduto. Sebbene i prezzi dell’energia più bassi abbiano allentato la pressione a breve termine, la flessibilità basata esclusivamente sulle tariffe non è sufficiente a garantire l’affidabilità di cui la rete ha bisogno.

“Il 2026 deve segnare il passaggio dai progetti pilota alla diffusione su larga scala. I ritardi non sono più accettabili.”

Road map 2026: I segnali della politica

Nonostante le lacune attuali, l’orizzonte normativo si sta muovendo. Sono tre i pilastri attesi per il prossimo anno:

  1. Network Code on Demand Response: In fase di approvazione da parte della Commissione Europea, dovrebbe diventare regolamento armonizzato nel 2026, uniformando le regole di partecipazione al mercato.

  2. Valutazioni Nazionali del Fabbisogno: Entro giugno 2026, gli Stati membri dovranno presentare i propri piani, che serviranno a definire i target di flessibilità non fossile entro il 2027.

  3. Electrification Action Plan: Atteso per l’inizio del 2026, questo piano definirà le priorità di investimento per l’integrazione del sistema e l’elettrificazione.

Una risorsa per il futuro

In questo scenario, il Market Monitor e la smartEn Map 2025 non sono solo analisi statistiche, ma strumenti di pressione politica e guide per il business. Documentano dove la domanda flessibile è già attiva e dove i governi sono in ritardo, fornendo le prove necessarie per colmare il divario di attuazione prima della scadenza critica del 2030.

La sfida è chiara: trasformare un potenziale non sfruttato in una risorsa energetica pulita, affidabile e conveniente.

leggi anche: La flessibilità della domanda è il futuro dell’energia


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