Grandi opere e bitume, un connubio che può essere green

Quanto emerso dal web in air unem-Siteb del 13 aprile dedicato a “PNRR e mobilità: il ruolo del bitume per le strade e la decarbonizzazione”.

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road- bitume asfalto
Foto di 👀 Mabel Amber, who will one day da Pixabay

Garantire il rilancio delle grandi opere pubbliche e la manutenzione di quelle operative, “senza rinunciare a prerogative oggi imprescindibili che si rifanno ai criteri di sostenibilità ambientale e economia circolare” commenta Claudio Spinaci, presidente di unem nel web in air unem-Siteb del 13 aprile dedicato a “Pnrr e mobilità: il ruolo del bitume per le strade e la decarbonizzazione”.

“I conglomerati bituminosi sono forse la risposta più efficiente e ambientalmente percorribile per imprimere una spinta vigorosa ad un serio piano di riammodernamento di tutta la nostra rete viaria, urbana ed extraurbana” spiega Spinaci.

Con il riutilizzo del 25% del fresato d’asfalto comporta ogni anno il minor impiego di 300.000 tonnellate di bitume vergine, secondo i dati dell’Associazione Strade Italiane e Bitumi, Siteb. Non solo ambiente anche risparmio difatti con il recupero di 7.500.000 tonnellate di inerti si arriverebbe a risparmiare 300-320 milioni di euro di sole materie prime.

Grazie alle tecnologie di riciclaggio e alle stesse le tecniche di produzione dei conglomerati a bassa temperatura o a freddo, è possibile abbattere l’impatto ambientale legato a questo materiale.

Riciclando il 100% delle pavimentazioni rimosse”, ha evidenziato Michele Turrini presidente del Sideb il risparmio economico salirebbe fino a 1.200 milioni di euro/anno di sole materie prime, senza considerare tutti i vantaggi ambientali dovuti a minori importazioni di petrolio, al minor ricorso alle cave, ai minori trasporti di materie, ai minori costi di lavorazione e alle minori emissioni in atmosfera”.

Si tratta di coinvolgere nella economia circolare una filiera completa e presente nel nostro Paese dall’industria della raffinazione a quella delle costruzioni con circa 3.000 imprese impegnate direttamente che con l’indotto arrivano a interessare circa 400 mila addetti. “Grazie ai fondi in arrivo con il Piano Next Generation EU, l’Italia ha davanti a sé un’occasione unica per avviare un piano straordinario di manutenzione green del proprio patrimonio stradale” rimarca Turrini.

La produzione di conglomerati bituminosi raggiunge in Italia i 30 milioni di tonnellate annue, mentre per quanto riguarda il fresato la produzione ammonta a circa 10 milioni di tonnellate all’anno. Nel 2020 sono state utilizzate circa 1.605.000 tonnellate di bitume per operazioni di rifacimento del manto stradale in Italia

La ricerca per il riciclo del bitume continua e guarda anche ai macchinari

Intanto la ricerca non si ferma. Si stanno sperimentando ad esempio prodotti “bio binders” in cui il bitume è parzialmente sostituito da un ‟bio-olio” di origine rinnovabile. “Nel frattempo – ha proseguito Turrini – anche la logistica del settore ovvero le macchine che producono l’asfalto e lo mettono in opera si sono evolute adattandosi a standard ambientali inimmaginabili in passato; gli impianti sono sicuri dal punto di vista ambientale, con bassi consumi energetici ed emissioni assai ridotte, i motori diesel delle macchine operatrici di ultima generazione abbattono il particolato del 97%, ma comunque l’industria di settore si sta orientando anche sui motori elettrici a zero emissioni e assolutamente silenziosi. Su tutti, la digitalizzazione che consente il controllo istantaneo di tutti parametri di lavoro ma anche in prospettiva il controllo remoto dei mezzi d’opera”.

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