I rivenditori di elettronica italiani si confermano il vero polmone della raccolta dei piccoli rifiuti elettronici (RAEE). È quanto emerge dall’ultima indagine “mystery shopper” condotta dai volontari di Legambiente, che hanno monitorato 141 punti vendita in otto regioni italiane per testare l’efficacia del conferimento dei rifiuti elettronici di dimensioni inferiori ai 25 cm.
I risultati promuovono la rete fisica con numeri solidi: nell’84,4% dei casi (119 negozi su 141), gli addetti alle vendite hanno risposto correttamente, accettando il rifiuto senza alcun obbligo di acquisto da parte del cittadino, come previsto dalla normativa “Uno contro Zero”.
La geografia della virtù: Lombardia in testa, Sud più lento
L’indagine ha evidenziato una distribuzione territoriale positiva, seppur con alcune differenze:
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Top Player: Lombardia, Toscana e Puglia si distinguono come le regioni più preparate e accoglienti.
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Margini di miglioramento: Sardegna e Campania registrano dati meno brillanti, pur restando sopra la soglia del 60% di risposte affermative.
Il commento di AIRES: «Svolgiamo un’attività di supplenza»
Soddisfazione, ma anche una nota polemica, arriva da Davide Rossi, Direttore Generale di AIRES (Associazione Italiana Rivenditori Elettrodomestici Specializzati).
«Siamo promossi a pieni voti», commenta Rossi. «I rivenditori di elettronica di consumo sono i campioni nella raccolta dei piccoli RAEE. L’intero sistema funziona grazie alle nostre imprese, mentre i Comuni latitano e le piattaforme online sono assenti. Di fatto, le nostre aziende svolgono una onerosa attività di supplenza».
Secondo AIRES, il peso della gestione dei rifiuti elettronici ricadrebbe eccessivamente sulla rete fisica, a fronte di una scarsa capillarità dei centri di raccolta comunali e di una partecipazione pressoché nulla dei giganti dell’e-commerce.
Oltre il rifiuto: la sfida del “Diritto alla Riparazione”
Non basta però raccogliere meglio; occorre riparare di più.
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AIRES ha colto l’occasione per inviare un messaggio chiaro a Parlamento e Governo, chiedendo misure che vadano oltre la gestione del fine vita dei prodotti:
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Semplificazione burocratica: Snellire le procedure per la raccolta e il trasporto dei rifiuti.
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Sostenibilità economica: Incentivi per rendere la riparazione dei prodotti più conveniente rispetto alla sostituzione.
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Direttiva “Right to Repair”: Un recepimento rapido ed efficace della normativa europea per allungare la vita utile degli elettrodomestici e ridurre l’impatto ambientale.
L’appello è quello di creare un ecosistema dove la riparabilità diventi la norma, trasformando l’Italia da “raccoglitore virtuoso” a leader dell’economia circolare.
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