Il Bel Paese della biodiversità (a rischio)

Al MAXXI, i cinquanta scatti di The Wild Line per celebrare il valore del nostro patrimonio naturale.

“Vogliamo che la biodiversità diventi consapevolezza”. È la frase con cui Luigi Fiorentino, presidente del National Biodiversity Future Centre (NBFC), riassume il senso della mostra fotografica ‘Il Paese della Biodiversità’, che torna al MAXXI di Roma dal 22 gennaio al 27 febbraio.  Cinquanta scatti prodotti dal collettivo di fotografi The Wild Line per restituire centralità a un patrimonio naturale a rischio.

Gabbiano Corso Larus Audouinii Puglia ©Ugo Mellone 1
Gabbiano corso (Larus audouinii) Puglia ©Ugo Mellone

Sostenuto dai fondi Next-Generation EU e guidato dal Consiglio Nazionale di Ricerca, l’NBFC è il primo polo nazionale dedicato alla biodiversità e ha una visione che guarda oltre l’orizzonte del PNRR. Il Centro agisce da catalizzatore attraverso accordi di diplomazia scientifica, ma anche come ponte interdisciplinare. In quest’ottica si inserisce la collaborazione con il National Geographic Italia, che ha selezionato le opere dei ricercatori-fotografi Marco Colombo, Bruno d’Amicis e Ugo Mellone.

Quest’anno l’edizione si arricchisce di elementi video: un documentario che ha lo scopo di coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di tutelare la biodiversità come responsabilità condivisa. Lo sancisce l’Articolo 9 della Costituzione.

“Abbiamo voluto replicare questa esposizione per un motivo semplice: uno dei nostri obiettivi è portare il concetto di tutela di biodiversità tra la gente. Non potremmo fare altrimenti: l’Articolo 9 della Costituzione, che è stato riformato nel 2022, prevede la tutela della biodiversità nell’interesse delle future generazioni. E’ un principio costituzionale e bisogna affermarlo tra chi vive nelle nostre città, le nostre comunità, tra tutti i cittadini del nostro Paese, affinché sia un principio sentito”, ha dichiarato Luigi Fiorentino nel suo discorso inaugurale.

In rappresentanza del sindaco Roberto Gualtieri, la presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli ha dichiarato: “La protezione dell’ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità non è soltanto un obiettivo programmatico, ma diventa un valore supremo della Repubblica.”

Un discorso che eleva la tutela ambientale al rango di valore costituzionale e di dovere giuridico. In questo senso, Roma Capitale non si pone solo come custode del verde urbano, ma sostiene la necessità di trattare la biodiversità come indissolubile dal patrimonio culturale. Per rispondere agli obiettivi UE 2030 e alla Legge UE sul ripristino della natura è quindi necessaria la volontà di superare le frammentazioni amministrative a favore di una governance integrata tra Comune, Regione e Ministeri .

Un Paese ricco ma fragile

L’Italia non è solo un museo a cielo aperto, è anche un prezioso scrigno biologico. “Questo è un paese fortunato, perché ha un patrimonio storico e culturale mostruoso. Ma ha anche un patrimonio naturalistico mostruoso. Abbiamo il dovere di tutelare tutti questi aspetti per le generazioni future, raccontandoli attraverso la fotografia”, ha commentato Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia.

Gorgonie Rosse Paramuricea Clavata Calabria ©Marco Colombo
Gorgonie rosse (Paramuricea clavata) Calabria ©Marco Colombo

Grazie alla sua posizione nel Mediterraneo e alla sua conformazione geografica, il nostro è il Paese con la più grande varietà di specie viventi ed endemiche in Europa: oltre il 50% della flora e il 30% della fauna del continente vive solo in Italia.

E’ un privilegio che si paga a caro prezzo: l’intero bacino del Mediterraneo – dove l’Italia funge da  barometro – si conferma come un hotspot climatico. Le analisi scientifiche descrivono un sistema in fase di rapida alterazione. Gli ecosistemi marini sono gravemente compromessi per oltre il 30%. Il mare si scalda con una velocità nettamente superiore alla media mondiale. La Fondazione CIMA e Copernicus hanno registrato nell’estate 2025 medie di 26,9°C. Negli utlimi anni si evidenzia anche una netta spaccatura: eventi alluvionali violenti al Nord, siccità strutturale al Sud.  Le ondate di calore marino stanno portando al drastico calo dei cetacei e alla tropicalizzazione, con un aumento delle specie aliene. Tutti elementi che concorrono ad alterare ecosistemi fragili, già sotto pressione per l’impatto delle attività umane.

La rigenerazione degli ecosistemi marini e terrestri, dunque, non è solo un obiettivo scientifico ma una sfida centrale per la resilienza nel lungo periodo. Perché la biodiversità è inscindibile dalla dimensione economica di un paese. Gli ecosistemi devono essere visti anche come ‘asset strategico’, un capitale naturale che ha valore intrinseco. Per la nostra salute e per il nostro PIL.

Un modello ‘Hub&Spoke’ per tutelare la biodiversità

Il documentario di 40 minuti che accompagna la mostra lo spiega bene: l’NBFC ha un’architettura complessa. Al centro del sistema, c’è un motore di comando (“Hub”) che governa sei diverse task-force (“Spoke”) dedicate a mare, terra e città.

Promosso dal Ministero dell’Università e Ricerca, l’NBFC è il più grande investimento mai realizzato in Italia in tema di salvaguardia degli ecosistemi (320 milioni di euro). Questo segna il passaggio della biodiversità da tema di nicchia a priorità nazionale.

Il Centro coinvolge 49 partner e 2.000 ricercatori con lo scopo di dare attuazione pratica all’Articolo 9 della Costituzione. La missione si sviluppa su due binari: una parte operativa che ripristina gli ecosistemi degradati, e la creazione di un programma istituzionale chiamato Gateway (il polo in Sicilia). L’obiettivo è di colmare il divario tra ricerca e società civile, promuovendo il public engagement e la formazione di una nuova classe dirigente capace di integrare la tutela della biodiversità nelle strategie di governo del territorio. Gli sforzi mirano quindi a trasformare le scoperte scientifiche in valore concreto, sia per l’economia che per l’ambiente, in modo che la ricerca non resti chiusa nei laboratori, ma entri direttamente nelle aziende e nei palazzi della politica per guidare le scelte.

Orso Bruno Appenninico Ursus Arctos Marsicanus Abruzzo ©Bruno DAmicis
Orso bruno appenninico (Ursus arctos marsicanus) Abruzzo ©Bruno D’Amicis

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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.