Tra proroghe e valutazioni strategiche, il Natale del Mase

Fondo Nazionale Reddito Energetico, prorogati i termini. Incertezza per la scadenza dell’autorizzazione ambientale per la produzione di energia elettrica da carbone delle centrali di Civitavecchia e Brindisi

È stato prorogato di sei mesi il tempo entro cui gli impianti fotovoltaici finanziati dal Fondo Nazionale Reddito Energetico possono essere connessi alla rete e messi in esercizio. E’ quanto stabilisce un decreto del Direttore Programmi e Incentivi Finanziari del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che si è reso necessario alla luce del monitoraggio sulle fasi di realizzazione e connessione degli impianti, svolto dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

In questo modo i tempi passano da 12 a 18 mesi. La proroga dei termini va nella direzione di garantire il pieno utilizzo delle risorse stanziate e ad assicurare l’efficace conseguimento delle finalità sociali e ambientali della misura, evitando la perdita dei benefici a causa di ritardi non imputabili ai destinatari finali.

Quali impianti interessa il Fondo Nazionale Reddito Energetico

Il Fondo Nazionale Reddito Energetico sostiene la realizzazione di impianti fotovoltaici domestici a servizio di unità immobiliari residenziali di famiglie in condizione di disagio economico, con l’obiettivo di contrastare la povertà energetica e, al contempo, promuovere l’autoconsumo e la diffusione delle fonti rinnovabili. Si tratta di una misura, finanziata con una dotazione iniziale di 200 milioni di euro a valere sul Piano di Sviluppo e Coesione del MASE, di natura rotativa che viene alimentata anche dai proventi derivanti dalla valorizzazione dell’energia elettrica immessa in rete in eccedenza rispetto all’autoconsumo.

Carbone scadono le autorizzazioni ma in valutazione le centrali per “fini strategici”

Inoltre ricorda il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto che a fine anno scade l’autorizzazione ambientale per la produzione di energia elettrica da carbone delle centrali di Civitavecchia e Brindisi. “Un passaggio che conferma, in coerenza con quanto previsto dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, il percorso di uscita dalla produzione elettrica a carbone sul territorio nazionale. È un obiettivo chiaro e consolidato della strategia energetica italiana, in linea con gli impegni europei e con il percorso di transizione verso un sistema più sostenibile”.

Annunciando però un possibile cambio di rotta per “fini strategici”. Nella nota difatti aggiunge: “stiamo tuttavia valutando con attenzione la possibilità e le modalità di interventi che consentano di evitare una dismissione anticipata degli impianti rispetto a quanto potrebbe risultare opportuno sotto il profilo strategico: la priorità del governo è garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale e la continuità degli approvvigionamenti, in un contesto ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza. Come MASE continueremo a operare in stretto raccordo con gli altri soggetti istituzionali e con gli operatori del settore, nel rispetto del quadro normativo e degli obiettivi di decarbonizzazione, assicurando un equilibrio tra sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e tutela del nostro sistema produttivo” conclude.


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