
La proposta di Greenpeace: modelli di produzione circolare
La proposta lanciata da Greenpeace al settore IT per cercare di far fronte a questa situazione è quella di adottare modelli produttivi improntati all’economia circolare. “Se tutti gli smartphone prodotti nell’ultimo decennio fossero ancora in uso, ce ne sarebbero abbastanza per ogni persona sul pianeta. I consumatori sono spinti a cambiare telefonino così spesso che la media di utilizzo è di soli due anni: l’impatto sul pianeta è devastante” afferma in una nota Elizabeth Jardim di Greenpeace Usa. “Quando si considerano tutti i materiali e l’energia richiesta per realizzare questi dispostivi, la loro durata e il basso tasso di riciclo, diventa chiaro che non possiamo continuare su questa strada. Abbiamo bisogno di dispositivi che durino più a lungo e, in sostanza, abbiamo bisogno di aziende che adottino un nuovo modello di produzione circolare”, aggiunge Jardim.
Smartphone ed ecodesign
Un input verso filiere produttive più sostenibili per il settore è venuto da Fairphone, un’azienda produttrice di smartphone ( un’ong all’origine) che ha fatto della sostenibilità un elemento chiave della sua produzione. L’idea del gruppo, come si legge su Environnement – Magazin, è stata quella di di sensibilizzare i produttori di smartphone verso la scelta di materie prime che abbiano precisi requisiti anche dal punto di vista dell’impatto ambientale. In particolare, in collaborazione con la società di consulenza specializzata The Dragon, Fairphone ha stilato una lista dei 10 migliori materiali da utilizzare nella realizzazione di uno smartphone. I parametri presi in considerazione sono stati, oltre alla funzionalità, il tasso di riciclo e l’impatto sociale e ambientale legato all’estrazione mineraria. Tra i 10 metalli selezionati troviamo stagno, tantalio, tungsteno, oro, cobalto, rame, gallio, indio, nichel.
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