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Tralicci danzanti, il messaggio di arte per l’ambiente di Elena Paroucheva

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Tralicci danzanti, il messaggio di arte per  l’ambiente di Elena Paroucheva

Sta avendo luogo in questi giorni a Parigi il CIGRE, evento biennale dedicato alle TSO di tutto il mondo (Palais de Congrés – 26-31 agosto). Quest’anno la manifestazione ha aperto i battenti affrontando il tema del cambiamento climatico e del ruolo del comparto elettrico per rispondere a questa chiamata globale. Una sfida che si può affrontare da diversi punti di vista. Lo stesso RTE, il TSo Francese, nel corso dei lavori ha sottolineato l’importanza di progettare e riprogettare pensando alla biodiversità e affrontando in modo olistico su diversi livelli (nel numero di e7 della prossima settimana ci sarà una intervista a Nathalie Devulder, directrice developpement durable, di RTE).

Un così grande cambiamento culturale richiede un linguaggio a più voci. Ne è la prova la presenza all’interno della manifestazione, della mostra dell’artista belga Elena Paroucheva che offre uno sguardo all’ambiente che ci circonda in cui poesia, danza e tralicci elettrici accompagnano lo sguardo dell’uomo verso una consapevolezza rinnovata all’ambiente. Lei gentilmente ci ha mostrato le opere e la filosofia che è dietro la sua art pylones.

Un incontro tra arte e elettricità. Come ha cominciato a guardare ai tralicci in modo artistico?

Si può dire che ho iniziato da piccola, durante i viaggi passavamo veloci davanti a questi enormi tralicci giganti. Li guardavo erano giganti. Noi ci muovevamo ma guardandoli sembrava che si muovevano loro che danzavano. Li guardavo e pensavo: sembra che danzano. Poi ho concretizzato questo pensiero. Nel 1998-99 ho letto sulla stampa che entro il 2008 sarebbero spariti nella zona di Parigi e poi in tutta la Francia entro il 2030, perché le reti sarebbero state interrate. A quel punto mi sono detta che dovevo fare qualcosa. Volevo salvaguardare questi giganti come un simbolo della nostra epoca. Dopo i Menhir e le cattedrali questo era il simbolo della nostra opera.

RTE in seguito mi ha detto che avevo letto una cosa folle, ma è stato il mio avvio per cominciare…

Lei crede che uno sguardo di artista verso l’elettricità possa favorire uno sguardo verso la sostenibilità?

Verso l’ambiente! Ne sono persuasa. Ho lavorato e incontrato tanti filoni e scienziati, come il presidente di Future Earth  e ne sono tutti convinti. Non possiamo vivere nel mondo senza un rispetto della natura e del paesaggio naturale e urbano. Sono d’accordo con chi esprime queste teorie, io porto avanti questa convinzione con il lavoro artistico.

Il mio obiettivo è far ricordare alle persone in che ambente viviamo, farlo riscoprire fuori dalla quotidianità. Le risorse elettriche in quanto infrastrutture nel paesaggio.

Qui (nell’opera) abbiamo Apollinaire e il traliccio…

In questa opera aumenta la compagnia, perché abbiamo anche la poesia. Un quadro ispirato da Apollinarie. Ho messo una scultura in basso e addirittura dei baci che ho dato. C’è la poesia la parola e la pittura e  ovviamente l’ elettricità.

Mentre qui abbiamo un modello di una scultura che ho realizzato che è di 30 metri, 32 esattamente. Questa l’ho fatta per i giochi invernali di  Soči 2014, si trova su una collina sopra le piste.  Li invece c’è un’altra opera monumentale in Francia. E’ in un sito turistico termale visitato da 5 milioni di turisti ma è stato sviluppato dopo l’arrivo delle line elettriche negli anni ’50. Quindi hanno sviluppato il sito termale con i 4 tralicci nel mezzo del sito termale. Qui c’è anche una scultura antica nella foto che fa vedere la scultura antica e moderna insieme. Un’ opera che è sempre lì e che vivrà insieme alla vita dei tralicci.

 

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