Per promuovere una transizione giusta in Sud Africa è “fondamentale” porre al centro il tema dell’occupazione. Solo attraverso un approccio mirato alla formazione e alla riconversione delle competenze dei lavoratori, il passaggio alle rinnovabili potrà esplicarsi al meglio, “non lasciando indietro nessuno”. E’ stato questo il messaggio principale emerso dalla presentazione, via web, dello studio A just energy transition in South Africa: socio-economic needs and the positive impacts of a future low-carbon economy”, realizzato per Res4Africa foundation da Csir ed Erm. Una ricerca da cui è emerso come la costruzione, il funzionamento e la manutenzione di impianti associati alla capacità installata di fer dichiarate nel Piano integrato delle risorse 2019 dello stato africano genereranno probabilmente un aumento netto di 34997 posti di lavoro entro il 2030.

Transizione giusta e occupazione: pianificare per promuovere la resilienza

Ad aprire i lavori della mattinata Roberto Vigotti, segretario generale di Res4Africa foundation, che ha sottolineato come quella dell’occupazione dei lavoratori attualmente impiegati nel settore delle fonti fossili sia una questione “cruciale”. Sulla stessa linea anche Mactavish Makwarela, director climate change mitigation Policy, regulation and planning climate del dipartimento di Affari ambientali della Repubblica Sudafricana. “La transizione energetica – ha sottolineato – è un processo che non può essere fermato. Tuttavia è fondamentale che nessuno venga lasciato indietro”. E che lo sviluppo dell’energia pulita sia “un’occasione per la creazione di nuovi posti di lavoro“. In quest’ottica è fondamentale “pianificare” il percorso di decarbonizzazione. Affrontando in modo mirato il tema dell’occupazione e soprattutto quello della riqualificazione dei lavoratori. Nello specifico, ha spiegato Makwarela, una carta vincente su cui puntare è la “capacità di valutare le implicazioni della transizione sul territorio”. Cercando di promuovere “resilienza” e “capacità di adattamento”.

Transizione energetica, puntare sulla manifattura locale

Sul tema della valorizzazione di risorse e competenze su base locale si è soffermata anche Mandy Rambharos, head of Just transition project di Eskom. Sfruttare il potenziale della produzione locale può rappresentare infatti un’occasione di rilancio economico importante in un paese con il Sud Africa che ha le risorse climatiche per declinare al meglio la transizione energetica. Tuttavia per raggiungere questi risultati, ha aggiunto Rambharos, “è fondamentale che tutti i settori collaborino tra loro” in modo sinergico e integrato. Accanto a questa visione olistica è poi opportuno mettere a disposizione del settore delle fer risorse “eccezionali”. Solo così si favorirà una “rapida crescita del comparto” e una speculare riduzione dell’energia da fonti fossili.

Un approccio sinergico alla transizione

La centralità di un approccio collaborativo come chiave di volta dello sviluppo delle Fer nel Paese è stata rimarcata anche da Xavier Casals, senior expert on Energy transition dell’Irena. E’ necessario, ha spiegato, “puntare su una visione sistemica” che abbini aspetti sociali, economici e ambientali. La transizione ha infatti un impatto concreto anche in ambito economico attraverso la generazione di posti di lavoro e la crescita del Pil. Tuttavia per promuovere questi percorsi virtuosi sono fondamentali policy mirate, capaci di adattare le realtà locali agli obiettivi green, “favorendo il più possibile sinergie” e abbattendo barriere per la realizzazione dei progetti.

Partnership e dialogo tra governi, imprese e sindacati

Tali sinergie dovranno vedere come protagonisti governi, amministratori locali, imprese e sindacati. Dalla collaborazione efficace di questi soggetti dipende, infatti, come ha spiegato Stanley Semelane, senior reasercher del Csir, il successo del processo di transizione energetica. Un percorso che dovrebbe proseguire su un doppio binario. Da un lato bisognerebbe garantire una protezione sociale ai lavoratori attraverso salari adeguati, tutela della salute e pacchetti per l’anticipo di pensionamenti dei lavoratori impiegati nel settore delle fonti fossili. E dall’altro investire in formazione per favorire il phase out dal carbone. Il tutto favorendo un percorso di cambiamento che potrebbe generare, grazie al potenziamento degli impianti rinnovabili, migliaia di posti di lavoro.

Pianificare la gestione di competenze

Nello specifico la sfida in tema di Fer e occupazione dovrebbe essere, secondo Mpho Mookapele, ceo Energy and water sector education and training authoirty della Repubblica Sudafricana, una gestione efficace delle competenze per favorire l’evoluzione delle diverse figure professionali. “Se i lavoratori non vengono ricollocati, non si ha infatti una transizione giusta. Nessuno deve essere lasciato indietro”, ha sottolineato. In quest’ottica l’obiettivo è, da un lato, “coordinare e pianificare la gestione di competenze”. Dall’altro “imparare dai partner internazionali per poi localizzare”.

Accelerare la transizione e promuovere occupazione

In generale il messaggio chiave emerso dal dibattito è stato la necessità di integrare in modo efficace le tre dimensioni della transizione: sociale, ambientale ed economica. Il tutto sfruttando la grande opportunità offerta dallo sviluppo delle Fer per generare crescita economica e lavoro. Il sud Africa ha spiegato infatti Wido Schnabel, presidente della South african photovoltaic industry association (Sapvia), ha una grande disponibilità di risorse naturali per promuovere le fer. Tuttavia è necessario sfruttarle al meglio accelerando molto l’implementazione di impianti. In questo percorso un ruolo chiave è rivestito dalla capacità di combinare policy adeguate, tecnologie all’avanguardia  e una regolazione efficace.

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