Un tour di una band musicale della durata di due settimane che tocca 15 club e teatri, dalla cittadina australiana di Byron Bay a Perth, produce circa 28 tonnellate di emissioni, pari a quelle generate da una famiglia media in un anno. E’ quello che, come riporta un articolo del Guardian, si è sentita dire Heidi Lenffer tastierista dei gruppo australiano Cloud Control quando ha chiesto a Chris Dey, scienziato del clima di Areté Sustainability di quantificare l’impatto ambientale della serie di concerti che stava per fare con il suo gruppo. Un dato che, come spiega il Guardian, ha portato la musicista a voler intervenire a tutela dell’ambiente in un modo diverso dalle solite iniziative di compensazione che prevedono la piantumazione di alberi. 

FEAT – Future Energy Artists

E’ stato questo l’input che portato alla partenza del progetto FEAT (Future Energy Artists), un’iniziativa frutto della collaborazione tra il fondo Future Super e lo sviluppatore Impact Investment Group, nell’ambito del quale Leffner ha lanciato una piattaforma per consentire ai musicisti di realizzare parchi solari o semplicemente investire in progetti di questo tipo. Al progetto, spiega il Guardian, hanno già aderito altri gruppi musicali come Midnight Oil, Vance Joy e Regurgitator.

Come funziona

Ma come funziona in concreto il progetto? il denaro investito dai musicisti, spiega l’articolo del Guardian, entra a far parte di un portafoglio gestito da Future Super e può essere destinato all’acquisto di quote di proprietà in parchi solari o può essere sfruttato per  finanziare la realizzazione di un impianto ex-novo.

L’impatto delle grandi produzioni cinematografiche

Il tour estivo di Jovanotti tra musica e tutela ambientale

Oltre al mondo della musica, anche quello del cinema si mostra sempre più sensibile alle tematiche ambientali. Come si legge su un articolo publicato da Lauren Harper sul sito State of the planet, sito dell’Earth Institute della Columbia University, anche le grandi produzioni cinematografiche americane stanno cercando di ridurre il loro impatto sul pianeta. Un impegno importante se si pensa che negli Usa si realizzano in media 700 film e 500 serie televisive all’anno, con elevati consumi sia in termini di elettricità, sia in termini di emissioni inquinanti legate al trasporto. In media, sottolinea l’articolo, i film con un budget di 50 milioni di dollari possono arrivare a generare l’equivalente di 4.000 tonnellate di CO2.  Tuttavia le grandi case di produzione stanno cercando sempre di più di monitorare e ridurre l’impatto ambientale, sia in fase di pre-produzione, sia durante le riprese sia in post-produzione.

Guide per ridurre le emissioni di carbonio sul set

Per cercare di supportare le case di majors cinematografiche nel loro percorso green, la Producers Guild of America, associazione commerciale che rappresenta produttori televisivi, produttori cinematografici e produttori di nuovi media negli Stati Uniti, ha realizzato una Green Production Guide con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio sul set. Si tratte di una serie di consigli per rendere le produzioni cinematografiche low carbon, ad esempio attraverso l’uso di materiali da costruzione per il set riciclabili o per favorire una gestione circolare dei rifiuti. 

Se il carretto del gelato è… elettrico

Rimanendo in tema di svago, è di qualche giorno fa la notizia della sperimentazione nel Regno Unito di un carretto dei gelati alimentato a energia elettrica. A fare questa scommessa è Whitby Morrison, azienda che produce circa l’80% di tutti i furgoncini per gelato nello Stato. Il marchio inizierà a testare, come si legge sul Guardian, vetture elettriche, e se tutto andrà bene, questi macchinari saranno operativi prima della fine dell’estate.  L’iniziativa ha trovato un suo input anche nel recente divieto di circolazione per queste vetture con alimentazione a diesel in alcune zone di Londra, tra cui Camden. Il problema è in particolare legato alla tipologia di prodotto venduto. I furgoncini devono infatti rimanere accesi per consentire il funzionamento del freezer dove è contenuto il gelato che deve rimanere a bassa temperatura. 

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