Inquinamento 2 E1518801104708Esattamente 13 anni fa, il 16 febbraio del 2005, è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, l’accordo internazionale volto a limitare le emissioni di CO2 in atmosfera nei Paesi industrializzati. Otto anni prima, l’11 dicembre 1997, il testo del documento veniva redatto nella città giapponese da cui prende il nome. A sottoscriverlo più di 180 Paesi in occasione della Conferenza delle Parti “COP3” della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)

Obiettivi

Il trattato – basato sullo United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc) firmato a Rio de Janeiro nel 1992 e nato per attualizzarne gli obiettivi – imponeva di ridurre, nel periodo 2008-2012, biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo per una percentuale non inferiore all’8,65% rispetto alle emissioni registrate nel 1985.

Le nazioni aderenti erano tenute a promuovere progetti incentrati sulla protezione di boschi foreste, terreni agricoli. Il meccanismo prevedeva poi l’acquisizione di carbon credit per sostenere i Paesi in via di sviluppo nell’adozione di tecnologie carbon free. Tra i punti del documento anche la creazione di un sistema su scala nazionale per quantificare le emissioni gassose e una modalità di certificazione della compensazione. Tutti obiettivi che erano legati a sanzioni, più leggere per i Paesi in via di sviluppo.

Meccanismi per l’acquisizione dei crediti di emissione

Il Protocollo di Kyoto prevede inoltre, per i Paesi aderenti, la possibilità di servirsi di un sistema di meccanismi flessibili per l’acquisizione di crediti di emissioni. In particolare:

  • Clean Development Mechanism (CDM): permette agli stati industrializzati e con economia in transizione di promuovere progetti nei Paesi in via di sviluppo che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas serra;
  • Joint Implementation (JI): fa sì che i Paesi industrializzati e con economia in transizione possano farsi promotori di iniziative per la riduzione delle emissioni di gas serra in un altro Stato dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti derivanti in maniera coordinata con il Paese ospite.
  • Emissions Trading (ET): regola lo scambio di crediti di emissione tra Paesi industrializzati e con economia in transizione. In particolare, uno Stato che sia riuscito a raggiungere una diminuzione delle proprie emissioni di gas serra superiore all’obiettivo previsto può così cedere i “crediti” a un Paese che non è stato in grado di rispettare i propri impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra. 

Il Protocollo poteva entrare in vigore solo se ratificato da almeno 55 Paesi responsabili del 55% delle emissioni inquinanti, condizione che si è riusciti a soddisfare nel 2004 con l’adesione della Russia. Nel 2001 gli USA si sono ritirati paventando un possibile danno alla loro economia.

L’Italia

L’Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto attraverso la legge di ratifica del 1 giugno 2002, n. 120, in cui viene illustrato il relativo Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Criticità 

A livello generale nel percorso legato all’introduzione del Protocollo di Kyoto non sono mancate delle criticità evidenziate nella struttura di questo strumento. Prima di tutto va menzionato il fatto che la validità dei vincoli è limitata ai i Paesi industrializzati o con economia in transizione. In secondo luogo, la limitazione al 50% dell’uso del Clean Development Mechanism (CDM) come strumento per ridurre le emissioni ha in parte scoraggiato alcune nazioni che avrebbero potuto percorrere questa strada per adeguarsi in maniera più rapida agli standard richiesti. Infine, ci sono i target troppo esigui e poco incisivi sul piano dei risultati concreti oltre alla mancanza di strumenti giuridici efficaci per verificare che i vincoli vengano rispettati.

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Redazione
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