Geotermia e solare. Sono questi i due ambiti su cui l’Uganda ha deciso di puntare per la sua politica energetica, riassunta in un documento pubblicato recentemente che contiene la sua strategia nel settore. Attualmente un ruolo centrale è rivestito nel Paese dalle biomasse, che rappresentano circa l’88% dell’energia primaria totale consumata. L’elettricità è confinata al 2% e proviene principalmente dall’idroelettrico. I combustibili fossili rappresentano circa il 10% del mix energetico.

Una crescita quella delle biomasse che affonda le sue radici nel fatto che la gran parte delle persone nelle aree rurali non riesce a permettersi l’elettricità. Tra le vie che il governo sta valutando di intraprendere, c’è il potenziamento di meccanismi finanziari innovativi per lo sviluppo di risorse geotermiche private, attraverso l’offerta di incentivi fiscali. Si pensa anche di sollecitare fondi per la gestione del rischio di esplorazione geotermica in modo da attrarre gli investitori. Tra le aziende che potrebbero approfittare di un contesto di questo tipo ci sarebbe la società britannica Bantu RG Energy, che, attraverso la sua filiale locale Bantu Energy Uganda Limited, vorrebbe diventare la prima azienda a installare una centrale geotermica in Uganda collegata alla rete nazionale.

Geotermia, un settore in crescita

Rimanendo in tema di geotermia, dati recenti mostrano come il settore registri una crescita rilevante nel mix energetico globale. Solo nel 2018 è stata installata una capacità  di oltre 14.000 megawatt (MW).

Il principale produttore di energia geotermia sono gli Stati Uniti che nel 2018 hanno raggiunto una capacità installata totale di 3.639 MW, producendo 16,7 miliardi di chilowattora (kWh) di energia geotermica durante tutto l’anno. Tra i paesi che sfruttano questa fonte energetica c’è, accanto a Messico, Filippine e Islanda, anche l’Italia. Il nostro Paese nel 2018 registrava una capacità di 944 MW.

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