L’inquinamento da plastica è una questione che deve essere affrontata adottando un approccio sinergico, che coinvolga i diversi comparti della società. Si tratta di un problema che richiede interventi di natura politica, volti a promuovere comportamenti virtuosi nei cittadini, ma anche innovazioni sempre più all’avanguardia che mettano a disposizione soluzioni green di ultima generazione. Qui di seguito alcuni esempi, italiani e internazionali, delle iniziative, trasversali a diversi comparti, che si stanno mettendo in atto per contrastare il fenomeno.

Minambiente, patrocinio solo per eventi “plastic free”

Dopo l’addio dello scorso ottobre alla plastica usa e getta nella sede dei suoi uffici, ora il Ministero dell’Ambiente estende l’imperativo “plastic free” anche agli eventi a cui darà il suo patrocinio. D’ora in avanti chi vorrà ottenere il patrocinio dovrà compilare un apposito modulo dichiarando di non utilizzare plastica monouso, pena il diniego del patrocinio e dell’utilizzo del logo del ministero.

Lanciamo un altro piccolo ma importante segnale, che sia da stimolo per molte realtà a trovare soluzioni alternative alla plastica monouso – ha spiegato il ministro Sergio Costa che ha annunciato l’iniziativa in una nota. Si tratta di “una scelta di continuità con il percorso intrapreso finora, che ha visto l’eliminazione della plastica monouso dal Ministero, insieme alla sfida lanciata e fortunatamente accolta da moltissime istituzioni e organizzazioni, sia pubbliche che private. Adesso abbiamo deciso di fare un piccolo passo in più, chiedendo che il nostro patrocinio diventi un simbolo “plastic free” ovunque sia visibile il nostro logo”.

L’iniziativa “Milano Plastic Free”

All’iniziativa nazionale annunciata dal dicastero dell’ambiente fa eco quella locale della città di Milano che ha promosso il progetto “Milano Plastic Free”. Si tratta di un percorso sperimentale voluto dall’amministrazione comunale in collaborazione con Legambiente e Confcommercio Milano, che punta a sensibilizzare  gli esercizi commerciali, i bar, i ristoranti e i clienti ad abbandonare le plastiche monouso come bicchieri, posate, piatti, sacchetti. Il progetto, partito a gennaio, interesserà i negozi di via Borsieri, via Thaon de Revel (zona Isola), Via Ornato, Via Graziano Imperatore (zona Niguarda). A essere coinvolti saranno circa duecento esercizi commerciali.

Gli esercizi aderenti, coinvolti grazie all’attività porta a a porta dei volontari di Legambiente, analizzeranno insieme al personale dell’associazione i consumi di plastica all’interno di ogni singola attività e valuteranno una serie di alternative green. Saranno inoltre distribuiti ai clienti degli opuscoli informativi per sensibilizzarli a un uso sostenibile di questi materiali.

Esempi virtuosi dal mondo

Se ci spostiamo oltre i confini nazionali vediamo che uno dei Paesi che ha raggiunto risultati rilevanti nell’approccio circolare alla plastica è la Norvegia. Il Paese ha raggiunto una percentuale di riciclo pari al 97%. Questo risultato è frutto di diverse iniziative messe in atto nel Paese, tra cui l’introduzione di una tassa ambientale sui produttori di plastica e sui singoli cittadini. Oltre a questa misura è stato lanciato un sistema che permette di consegnare  le bottiglie in strutture apposite collocate in tutto il territorio nazionale, ma  anche in negozi e stazioni di servizio.

Soluzioni innovative

Se dalla Norvegia ci spostiamo in America, troviamo una serie di soluzioni innovative frutto della collaborazione tra scienza e mondo dell’innovazione. In America lo scorso anno è stata creata ad esempio una plastica che ha la capacità di essere riciclata all’infinito.

Un passo in più è stato fatto da una società britannica, il Crafting Plastics Studioche ha creato invece una bioplastica 100% biodegradabile, denominata Nautan, che può essere mangiata dai pesci senza creare problemi. Un altro filone di ricerche si è invece focalizzato dal 2016 sulle caratteristiche dell’ Ideonella sakaiensis, un batterio che rompe il polietilentereftalato (PET).

Contaminanti plastici nelle uova di uccelli

Tutte queste soluzioni fanno comprendere come siano tanti i filoni che si stanno seguendo per cercare di arginare l’inquinamento da plastica. Il fenomeno sta crescendo in maniera esponenziale creando danni ingenti all’ambiente e alla fauna che lo abita. Ultimo esempio, in ordine di tempo, è quello degli uccelli artici. Un recente studio ha infatti rilevato come le uova deposte dagli uccelli  Northern Fulmar su Prince Leopold Island nell’Artico canadese contengano piccole quantità di ftalato. Queste sostanze sono gli interferenti endocrini aggiunti alla plastica per renderla più flessibile.  Queste sostanze vengono ingerite tramite l’alimentazione e il sangue arrivando fino alle uova.

La questione microplastiche

Un altro tema molto dibattuto è quello delle microplastiche. Nel 2017 l’ONU, come sottolinea un articolo di Carlotta Basili pubblicato su Astrolabio, il blog dell’associazione Amici della Terra, ha fissato a quota 51 mila miliardi le microparticelle presenti nei mari del pianeta. Il dato è  invece pari a 176 mila tonnellate se si considerano  le microplastiche rilasciate nell’ambiente da prodotti in cui non sono aggiunte intenzionalmente, come evidenzia un recente studio della Commissione Europea.

Metodologie per individuare le microplastiche

Tuttavia, sottolinea Basili, questi dati sono frutto di stime, perchè manca una standardizzazione a livello di metodi per la quantificazione e e l’individuazione di queste particelle. “Attualmente – spiega l’autrice nell’articolo –  il Joint Reasearch Centre (il servizio scientifico interno della Commissione europea che fornisce consulenze scientifiche) sta lavorando all’individuazione di metodi standard per la quantificazione delle microplastiche, un lavoro fondamentale al fine di verificare l’attuale flusso di esposizione e prevedere specifiche strategie di intervento, ma che richiederà ancora diversi anni per la messa a punto”.

Microplastiche aggiunte in modo intenzionale ai prodotti

Lo scorso anno la Commissione ha dato l’incarico all’Echa, l’agenzia Agenzia europea delle sostanze chimiche, di fare una valutazione dei rischi della dispersione nell’ambiente  delle microplastiche aggiunte intenzionalmente ai prodotti. La proposta elaborato dall’ente, spiega Basili, ha fissato come obiettivo quello di ridurre la concentrazione di queste sostanze di circa 400.000 tonnellate in 20 anni.

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