A sx Maurizio Bavetta, Commissione Europea

“La transizione energetica avrà un grande impatto non solo a livello ambientale ed economico, ma anche a livello sociale”. A parlare è Maurizio Bavetta, dell’unità Efficienza Energetica e Rinnovabile del Centro comune di ricerca della Commissione Europea che, ieri mattina a Milano, è intervento al convegno di presentazione del progetto europeo Asset, partito a maggio e finanziato nell’ambito del programma Horizon 2020. Un’iniziativa che, coinvolgendo 11 partner internazionali, punta a fornire gli strumenti per creare e condividere le competenze necessarie ad affrontare in modo adeguato le sfide poste dalla transizione energetica.

Dal focus tecnologico alle dinamiche sociali

“In passato – ha spiegato Bavetta – l’attenzione dei tecnici, dei ricercatori e dei politici era concentrata principalmente sulla sostituzione tecnologica, mentre la modifica del comportamento degli individui nei confronti delle soluzioni introdotte veniva tematizzata in un secondo momento, prestando scarsa attenzione alle dinamiche sociali. Dobbiamo invece cominciare a concentrarci sul fatto che il processo di transizione energetica non si riduce agli aspetti tecnologici, ma coinvolge in maniera rilevante l’ambito sociale”.

L’importanza di un approccio olistico

“In quest’ottica – ha aggiunto il funzionario UE – è fondamentale adottare un approccio olistico nei confronti di un fenomeno estremamente complesso come la transizione energetica che rappresenta una delle sfide più importanti di questo secolo. L’attenzione anche alla dimensione sociale è infatti di cruciale importanza e implica il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti nel percorso di cambiamento: dai cittadini, alle autorità locali, nazionali, europee e mondiali”.

“Non lasciare nessuno indietro”

L’UE vuole portare avanti un programma ambizioso in tema di transizione energetica, fenomeno che rappresenterà uno vero e proprio stravolgimento dei paradigmi di produzione e di consumo energetico. Tuttavia, va precisato che gli obiettivi vanno raggiunti  senza lasciare indietro nessuno, altrimenti la sfida non potrà essere vinta”, ha concluso Bavetta.

Obiettivi del progetto

da sx Cariani, Gollessi e Zaccaria

Tornado al progetto, che terminerà ad aprile del 2021, uno degli elementi chiave dell’approccio metodologico proposto è la “multidisciplinarietà“, come ha spiegato Sara Gollessi, responsabile dei progetti europei di ènostra, una delle realtà partner. Solo attraverso una visione olistica e trasversale ai diversi ambiti di competenza, tema ribadito con forza nel corso di tutto il convegno, si può infatti pensare di intraprendere in modo efficace il percorso di transizione verso un approvvigionamento energetico green. In quest’ottica, come hanno sottolineato Walter Cariani di Logical Soft e Annamaria Zaccaria, professoressa di sociologia dell’ambiente all’Università Federico II di Napoli, cadono le tradizionali gerarchie che vedono le discipline umanistiche e sociali in un ruolo subalterno rispetto alle competenze scientifiche. Se, da una parte, infatti, il know how scientifico e tecnologico rimane ovviamente un sapere chiave nel settore energetico, dall’altra, però le scienze umane possono dare un enorme contributo per intraprendere il percorso complesso dell’abbandono dei combustibili fossili. Soprattuto nell’ottica di creare un terreno comune per favorire la collaborazione e il dialogo tra le diverse professionalità coinvolte. 

Community e formazione interdisciplinare

Se analizziamo gli obiettivi fissati dal progetto, emerge un ruolo chiave delle community; la necessità di definire un quadro concettuale mirato per accelerare la creazione di  nuovi moduli di apprendimento; la volontà di promuovere programmi innovativi per  studenti, formatori, lavoratori e cittadini; il focus sull’interdisciplinarietà nella promozione dei servizi di ricerca, innovazione e istruzione. Tutti elementi di un mix che intende accompagnare e favorire il passaggio a un’energia pulita, in un contesto il più possibile inclusivo e aperto al contributo di tutti. 

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