La guerra in Siria: una questione di energia?

Il conflitto civile e la lotta contro l'Isis hanno accentuato i problemi umani e ambientali, causando la fuga 13 milioni di persone e inquinando gravemente il territorio

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La stabilità della Siria dipende dal petrolio: questo è quanto emerge dopo che il Governo degli Stati Uniti, che aveva annunciato il ritiro delle proprie truppe facilitando indirettamente l’invasione turca, ha deciso di restare in Siria, spostandosi a est, nella zona dei pozzi oil. L’operazione militare Peace Spring con cui la Turchia è intervenuta nel nord della Siria occupato dai curdi è stata temporaneamente sospesa dopo l’intervento di Usa e Russia. Se la guerra riprendesse, le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente sarebbero disastrose.

Gli effetti della guerra sull’economia

Le guerre hanno da sempre avuto effetti catastrofici sull’economia dei Paesi coinvolti. A essere colpiti sono tanto le attività delle grandi aziende quanto quelle delle piccole imprese, e Stati nella loro globalità. In fasi d’instabilità “normali”, quando i mercati diventano volatili, i trader possono cogliere l’occasione per fare investimenti con la leva finanziaria o lo swing trading, che permette di realizzare profitti notevoli sfruttando timeframe di poche ore. In situazioni di guerra, dove la volatilità dei mercati è estrema, chi si trova coinvolto può vedere i propri risparmi svalutati fino a perdere tutto in pochissimo tempo. La semplice decisione della Turchia d’invadere il Nord della Siria, per fare un esempio, ha provocato prese di posizione che avranno ripercussioni politiche ed economiche sullo Stato:  tra le altre, Wolkswagen, che aveva previsto di costruire uno stabilimento automobilistico a Izmir, ha rimandato la sua decisione; l’Italia e il Regno Unito hanno bloccato la vendita di armi e gli USA hanno aumentato del 50% le tasse sull’acciaio e hanno congelato i negoziati per un accordo commerciale da 100 miliardi di dollari col Paese guidato da Recep Tayyip Erdogan.

Le conseguenze di un conflitto sull’uomo e sull’ambiente

Fonte: Pixabay

La Siria, già colpita da problemi di tipo ambientale quali la desertificazione, la degradazione del terreno, la deforestazione e l’inquinamento delle acque (causato tra l’altro dai rifiuti derivanti dalla raffinazione del petrolio) sopporterebbe difficilmente un altro conflitto. La guerra civile e la lotta contro l’Isis, infatti, hanno accentuato i problemi umani ed ambientali, causando la fuga 13 milioni di persone (5 milioni delle quali sono ora fuori dalla Siria) e inquinando pesantemente il territorio. Tra le cause più evidenti troviamo: le armi tossiche e non, che sono state utilizzate durante gli scontri rilasciando mercurio e altre sostanze dannose; la produzione selvaggia di petrolio da parte dell’Isis, raffinato all’aria aperta dopo i bombardamenti occidentali liberando nell’aria sostanze pericolosissime per l’uomo, gli animali e il suolo; la distruzione delle strutture dell’industria pesante come impianti chimici e di stoccaggio di petrolio e gas. Oggi circa il 90% dei siriani si ritrova a vivere nelle zone costiere in quanto tra le poche rimaste vivibili all’interno del Paese: sono le più ricche di biodiversità ma con l’intensa presenza umana sono nuovamente a rischio.

Prima della guerra la Siria produceva solo lo 0,5 % del petrolio mondiale: una quantità irrisoria per provocare una guerra. Non è chiaro se oggi gli Stati Uniti la ritengano realmente importante, o piuttosto vogliano affermare la loro presenza in Siria davanti ad oppositori storici come la Russia e l’Iran, quel che è certo è che il Paese e la popolazione, così come l’economia, non sarebbero in grado di sopravvivere ad un altro conflitto.

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