Il turismo sostenibile ha molte facce. Che si tratti della struttura ricettiva attenta a coltivare o ad acquistare prodotti a km 0 e a mettere a disposizione prodotti per l’igiene realizzati nel rispetto dell’ambiente. Che si tratti, ancora, delle compagnie di trasporto aereo o marittimo accorte all’efficientamento dei propri mezzi. Che si tratti, infine, del turista stesso e delle relazioni che è in grado di instaurare per una fruizione “lenta” e di qualità del territorio. Nel Mensile di Marzo a colloquio con Martha Friel, Prof.ssa di Economia e Gestione delle imprese presso la Facoltà di Arti, Turismo e mercati della IULM di Milano per parlare di turismo sostenibile e culturale.

Cosa si intende oggi per “turismo sostenibile”?
Dipende, è una definizione complessa. Si può tenere conto delle iniziative promosse dall’industria turistica (alberghi, trasporti, etc), di quelle organizzate dalle realtà locali e del concetto di sostenibilità declinato in termini di economia, ambiente e cultura. Negli ultimi anni ci si è concentrati molto sulla sostenibilità ambientale: sia perché ci si è resi conto, in alcuni paesi soprattutto, che stiamo distruggendo le risorse del nostro Pianeta, sia per motivi di marketing e di posizionamento, considerando i nuovi trend della domanda.
Gli alberghi hanno avanzato proposte green: dalla bioarchitettura al menù a km 0, in un’ottica anche di premium price. Le amministrazioni locali si sono trovate a fronteggiare l’overtourism, in particolare nella passata estate. Molto più complesso è il ragionamento sui modelli scelti dalle destinazioni che lavorano sulla sostenibilità su più livelli e con strumenti diversi: dalle certificazioni ambientali alla gestione dei flussi attraverso l’informazione e la segnaletica; dalle tasse di soggiorno ai numeri chiusi; dalle restrizioni sulle attività commerciali allo sviluppo di nuovi prodotti turistici legati a una fruizione più esigente e di qualità del territorio. Ad esempio, i cammini, quelli della Via Francigena tra tutti, e il cicloturismo sono in linea con i trend di una dimensione più umana e meno frenetica della vacanza.

L’Italia sta cercando di spingere i cittadini a usare la bicicletta quotidianamente, non solo nel tempo libero, anche attraverso la rete delle ciclovie turistiche nazionali. Sta funzionando?
Il cicloturismo sta andando molto bene e rappresenta una grande risorsa, anche in virtù del fatto che l’industria delle due ruote è ben presente in Italia con tutta la sua filiera.

La Germania è il paese in cui l’economia del cicloturismo vale 16 miliardi di euro tra bike-hotel, officine e negozi. Ma il cicloturismo sta avendo grande successo anche nel Nord America, in Sudafrica o in Australia, solo per citare alcuni esempi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che si possano risparmiare oltre 100 mld di dollari in spese sanitarie e 3 mld di dollari in riduzione dell’inquinamento attraverso un maggior uso globale della bici.

Quanto è cresciuto l’interesse verso il viaggio di qualità?
Sicuramente molto. A livello internazionale soprattutto, grazie anche all’anno del Turismo Sostenibile promosso nel 2017 dall’ONU. Molte località si trovano a gestire una mole crescente di problemi, come nel caso dell’arrivo improvviso di flussi massicci di turisti. Tema centrale è non creare una monoeconomia pericolosa: non “modellare” i centri storici secondo l’esigenze del turista, ma tenere sempre presente i bisogni dei cittadini per non provocare loro degli squilibri.

C’è stata un’evoluzione del concetto di turismo sostenibile?
Negli ultimi anni è cambiata molto la domanda. Il turista cerca esperienze più autentiche, che gli consentano di vivere il territorio e le persone. Con una redistribuzione dei flussi turistici tra le destinazioni minori e una riscrittura del territorio, ad esempio attraverso le visite alle cantine con mezzi alternativi, si spinge una fruizione di qualità del territorio. Le località turistiche si adeguano alla domanda del cliente.

Quanto la mobilità alternativa può favorire una fruizione attenta delle bellezze del Pianeta?
Il tema dei trasporti in generale è cruciale quando si parla di sostenibilità nel turismo: nel 2012 abbiamo superato il miliardo di viaggiatori internazionali e le proiezioni dicono che nel 2030 arriveremo a quasi 2 mld, un numero incredibile. Si presenterà il problema dello spostamento delle persone, dal trasporto aereo a quello navale. Il settore crocieristico è alla continua ricerca di soluzioni tecnologiche innovative e di qualità per ridurre l’impatto ambientale dei mezzi o quello energetico legato alla gestione dei rifiuti in porto.

Lo sviluppo del traffico aereo mondiale dal 2016 al 2035 (Fonte: Friel Peres, Futurismi su Airbus Global Market Forecast, 2016)

E le start up possono alimentare questa filiera virtuosa?
Certo, se in grado di valorizzare il territorio. Pensiamo alla sharing economy e, nello specifico, ai servizi di car e bike sharing che, se diventano servizi al turista, possono favorire lo slow tourism.

Parlando di turismo, sostenibilità fa anche rima con cultura…
Il turismo trasforma il paesaggio con le proprie infrastrutture, i profumi e gli aromi con le proprie abitudini, inquina l’aria e l’acqua, riempie il silenzio e l’irreversibilità di alcuni processi può rappresentare la scomparsa del valore identitario e culturale locale.
Bisogna quindi iniziare a ragionare non solo su come la cultura può essere una risorsa turistica ma su come il turismo può sostenere la valorizzazione e la produzione culturale, anche contemporanea.

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