Idro AnteL’idroelettrico deve diventare una componente fondamentale della strategia nazionale sul clima e l’energia al 2030. Il 42% della produzione da fonti intermittenti in Italia e il 16,5% dell’elettricità nazionale è da attribuire alla componente idroelettrica. Un settore “strategico per il mix energetico”, soprattutto dato “il rialzo dell’asticella al 32% degli obiettivi europei sulle rinnovabili”, che “spinge il nostro Paese ad andare oltre la SEN e a mettere in campo un piano straordinario per le rinnovabili nel prossimo decennio”. Così il CEO di Althesys Alessandro Marangoni commenta i risultati dello studio “L’idroelettrico crea valore per l’Italia”,presentato stamane a Roma presso la sede del GSE.

Ammodernamento o perdita di potenza

Ad oggi l’Italia conta 3.700 impianti per una potenza di 18,5 GW e una produzione normalizzata di circa 46 TWh/anno. Attenzione, rimarca il CEO, a non perdere “un potenziale di quasi 6.000 MW al 2030”. Gli interventi semplici finora promossi hanno riguardato particolare turbine e parti elettromeccaniche; mancano quelli più complessi e costosi per le cosiddette “opere bagnate”, come la messa in pressione di canali e gallerie o la manutenzione di condotte forzate. Misure che secondo gli operatori ammontano a un potenziale di rinnovamento pari a 1.786 MW al 2020, che potrebbe arrivare fino a 5.772 MW al 2030, con un incremento di produzione di 1 TWh al 2020 (3,4 TWh al 2030).

Stabilità normativa e crescita incentivi

Nonostante i cospicui investimenti del passato e la costante manutenzione che hanno consentito l’ammodernamento del 42% della capacità realizzata prima del 1960, precisa Althesys nello studio, l’età media degli impianti e i crescenti vincoli normativi ne limitano lo sviluppo futuro. Se l’incertezza normativa persiste si stima l’allontanamento di 5,5 mld di euro di nuovi investimenti e la perdita di un potenziale produttivo di 10,4 TWh al 2030. “Per questo il nuovo Parlamento è chiamato ora a definire un quadro normativo stabile”, ha proseguito Marangoni, così che “un impianto idroelettrico su tre dovrà essere rinnovato”.

Tra le proposte avanzate dall’Associazione: il riconoscimento di durata e oneri i concessione coerenti con l’entità degli investimenti e con la redditività dell’impianto; l’introduzione di tariffe dedicate a specifici contingenti e un programma di sostegno di breve durata per il rinnovamento; l’adeguamento della normativa nazionale di sicurezza all’evoluzione tecnologica (IoT e digitale); e la creazione di un mercato dell’accumulo energetico per gli impianti a pompaggio.

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Redazione
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