La pandemia da Coronavirus ha avuto un duplice effetto sul percorso di transizione energetica del nostro Paese. Da una parte ha generato “un’accelerazione del decisore pubblico verso la decarbonizzazione”. Dall’altra però ha fatto crescere il rischio che la crisi economica causata da questa emergenza “in qualche modo faccia percepire come meno prioritario ai cittadini il tema dei cambiamenti climatici. E quindi quello delle politiche per contrastarli”.  A parlare è Luciano Barra, capo Segreteria tecnica direzione generale del Mise per il mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica, intervenuto ieri durante il web in air “Energia 2030. Il futuro energetico italiano” organizzato dalla Fire.    

Transizione energetica e pandemia, gli effetti di una “divaricazione critica”

“Questa divaricazione a me sembra particolarmente critica”, ha aggiunto Barra. “Il motivo è che alcune politiche per la decarbonizzazione, in primo luogo quelle per le rinnovabili, esigono consenso. Tutti si lamentano delle lungaggini autorizzative (…). Tuttavia le procedure da sole non bastano, se non si riesce a creare abbastanza consenso. Io credo che si debba riprendere un concetto, ben presente nel Pniec, ovvero che le politiche non devono mai perdere di vista l’interesse primario dei cittadini”.

Transizione energetica, il ruolo chiave dei cittadini

Ma concretamente come si declina questa attenzione al cittadino? Secondo Barra gli elementi sono essenzialmente quattro. In primo luogo è necessario “usare oculatamente le risorse”. In secondo luogo “bisogna valorizzare politiche che possono dare un beneficio immediato ai cittadini, come ad esempio il superbonus per l’efficienza energetica al 110%”. A ciò si aggiungono misure per promuovere la comunità energetiche e “un diverso ruolo dell’impresa”.

Un diverso ruolo delle imprese

“Oggi – ha sottolineando Barra spiegando meglio il quarto punto – l’impresa è ancora sorretta, sia a livello europeo sia a italiano, dallo strumento del mercato e della concorrenza, intesi come meccanismi rispetto al quale riesce a raggiungere in modo più efficiente gli obiettivi. Il passaggio a un obiettivo così sfidante come quello della decarbonizzazione richiede invece un diverso approccio delle aziende, che io chiamo banalmente etica di impresa”. Si tratta di un approccio che si traduce “nell’uso oculato di risorse”, ma anche nel “maggior coinvolgimento dei territori” e nella capacità di andare incontro alle esigenze locali.

Una situazione ossimorica

A rimarcare il fatto che il percorso di transizione energetica è permeato da anime in contrasto tra loro è stato anche il presidente della Fire Dario di Santo. “Gli obiettivi al 2030 hanno due caratteristiche contemporanee e opposte”, ha detto. “Da un lato sono target ambiziosi e dall’altro non sono sufficienti. Questa dicotomia è molto importante, perché non ci dice che questi target sono irraggiungibili, ma che per raggiungerli bisogna andare oltre l’ordinario, oltre le politiche correnti, oltre il pensiero tradizionale”.

Con la crisi meno risorse per la sostenibilità

A questa situazione complessa si è aggiunta la crisi economica causata dal Covid. “Se ci sono meno soldi – ha spiegato Di Santo – si farà più fatica ad attuare azioni di sostenibilità. Una grande verità è infatti che per essere sostenibili bisogna avere soldi”.

Accelerare per non restare indietro

Tra i tantissimi interventi del convegno anche quello di Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto club, che ha sottolineato come sia necessario dare una forte accelerata nel percorso di transizione energetica nel nostro Paese. “Durante il Covid – ha spiegato – abbiamo dimostrato che le percentuali di rinnovabili elettriche sono aumentate moltissimo, senza che questo abbia causato degli sconquassi alla rete elettrica. Ciò deve far riflettere, secondo Ferrante, sul fatto che “potremmo fare molto di più” per portare avanti il percorso di decarbonizzazione. Nel corso dell’ultimo periodo, infatti, la transizione energetica e la riduzione delle emissioni “non solo non hanno avuto un’accelerazione, ma anzi hanno avuto una frenata”, ha aggiunto.

Transizione energetica e crisi economica

“La forbice tra ciò che è necessario fare e ciò che avviene si allarga sempre di più e questo  è un dramma”, ha spiegato Ferrante, sottolineando come molte opportunità non vengano colte.  Questa forbice cosi larga costituisce un dramma perchè interroga anche l’altra crisi economica e sociale che stiamo vivendo”, ha aggiunto. In questo senso un elemento chiave è far dispiegare appieno il potenziale delle imprese che fanno innovazione attraverso la semplificazione di procedure e autorizzazioni.

Transizione energetica, una questione anche sociale

Tra i temi emersi con forza anche quello della centralità della dimensione sociale connessa al percorso di efficienza energetica. A sottolineare questi aspetti è stata in particolare   Serena Ruggiero, ricercatrice della fondazione Di Vittorio. “Con il Green deal l’UE non vuole solo essere leader in tema di neutralità climatica, ma anche leader nella sostenibilità sociale della transizione energetica”, ha detto. Da un lato tali questioni rappresentano ambiti su cui è ancora necessario lavorare. Dall’altro, però, questi temi “possono rappresentare un ponte” tra i fautori della sostenibilità ambientale e chi invece vuole dare priorità al lavoro, accantonando i temi ambientali. “E’ un punto che può fare dialogare”, ha aggiunto. 

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