Lazio, Campania e Sicilia sono “regioni che restano sull’orlo dell’emergenza ambientale, caratterizzate da un’endemica incapacità da parte dei governi locali di pianificazione di una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti”. A dirlo è l’analisi “Le emergenze rifiuti in Lazio, Campania e Sicilia”, illustrata, nell’ambito di Ecomondo 2019, da Fise Assoambiente, che ha utilizzato gli ultimi dati ISPRA e le informazioni contenute nel report FISE Assoambiente intitolato: “Per una strategia nazionale dei rifiuti”.

Le criticità rilevate

Nello specifico, tra le criticità rilevate, ci sono la “carenza di un’adeguata impiantistica per il riciclo dei rifiuti, assenza di valorizzazione energetica per quanto non riciclabile, turismo dei rifiuti verso altre Regioni, affidamento eccessivo allo smaltimento in discarica”. Una situazione che causa costi di gestione alle stelle, inefficienze e inquinamento determinato dal continuo trasporto dei rifiuti. Tutto in barba alla circular economy e con l’emergenza alle porte”.

“Mancanza di strategia”

Lazio, Campania e Sicilia” – sottolinea in nota il Presidente di FISE Assoambiente, Chicco Testa, scontano l’assenza di una strategia di gestione dei rifiuti in grado di fornire una visione nel medio-lungo periodo. Fare economia circolare significa disporre degli impianti di gestione dei rifiuti (riciclo, recupero energetico e smaltimento) con capacità e dimensioni adeguate alla domanda e non  limitarsi a delegare ad altre Regioni. Se vogliamo concretamente realizzare la circular economy è necessario superare da un lato l’approccio pregiudiziale verso la realizzazione di qualsiasi tipo di impianto di gestione rifiuti e dall’altro la diffidenza nei confronti dell’uso di prodotti derivati dal recupero degli stessi che ancora oggi vincola in molti casi la domanda”.

Lazio, assenza di un’adeguata impiantistica

Nel Lazio, in particolare, è “particolarmente evidente” l’assenza di “un’adeguata e moderna impiantistica di riciclo, recupero energetico e smaltimento”. Qui, più che in altre zone, secondo la ricerca, viene alimentato il fenomeno del turismo dei rifiuti verso le altre Regioni.   Nello specifico, quasi i 2/3 (il 64%) dell’umido raccolto nei cassonetti viene inviato fuori Regione per il successivo trattamento, a causa della carenza di adeguati impianti sul territorio. Solo il 36% viene sottoposto nel Lazio a processi che danno vita a compost e ammendanti vari.

“I rifiuti raccolti in modo indifferenziato, il 54% – spiega una nota dell’associazione – vengono avviati a impianti trattamento meccanico-biologico, ma solo come passaggio preliminare alla discarica (circa 41% dell’indifferenziato) e incenerimento fuori Regione (36,5%), diretti soprattutto verso Lombardia, Molise, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia. Dalla somma di questi due ultimi dati emerge che circa il 77% dei rifiuti provenienti da TMB viene smaltito o incenerito, senza alcuna valorizzazione dei beni nel recupero di materia”.  “Nei prossimi 6 mesi – si legge ancora nella nota – la capacità residua delle discariche laziali sarà terminata, accentuando ulteriormente lo stato di emergenza”.

Campania, situazione “fragile” 

Anche in Campania la situazione non è rosea. Dopo una “momentanea”  sospensione dell’emergenza rifiuti in Campania (439,5 kg/ab prodotti ogni anno), uscita dalla fase più critica qualche anno fa anche grazie alla realizzazione di un termovalorizzatore di dimensioni medio-grandi ad Acerra, ora la situazione appare di nuovo “fragile” . Nel corso degli anni la raccolta differenziata è arrivata a toccare quota 53%, ma l’assenza di un efficiente sistema di riciclo a valle delle raccolte si traduce in un dato relativo all’export pari all’88,5% dei quantitativi di frazione organica (50% delle raccolte differenziate) verso altre Regioni d’Italia. “La quasi totalità dei rifiuti indifferenziati passa dagli impianti di trattamento meccanico-biologico per poi essere incenerito (nel 73% dei quantitativi) o finire in discarica (ca. 6%) – si legge in nota –  e  solo il 4% dei quantitativi trattati nei TMB viene avviato a riciclo”.

Sicilia, dato record per conferimento in discarica

La gestione dei rifiuti in Sicilia (457,5 kg/ab/anno) registra una percentuale record di conferimento in discarica (73%). Si tratta di  circa 1,7 milioni rispetto al totale gestito di 2,3 milioni. Solo il  22% viene raccolto in modo differenziato, dato più basso a livello nazionale. il 76% di questi rifiuti viene trattato da impianti di compostaggio a tecnologia non complessa presenti sul territorio che li trasformano in ammendanti vari. Anche qui il passaggio negli impianti di trattamento meccanico-biologico è propedeutico, addirittura per il 96% dei quantitativi, al successivo conferimento in discarica, il recupero di materia resta un’ipotesi residuale. La voce incenerimento non è presa in considerazione per la gestione dei rifiuti nell’isola.

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