Da una parte “la necessità di semplificare e razionalizzare le procedure di valutazione dei rischi dei pericoli”; dall’altra quella di “fornire ai consumatori informazioni più chiare e di sostenere l’attuazione della legislazione da parte degli Stati membri”. Questi sono alcuni degli ambiti di miglioramento relativi all’attuazione e all’applicazione delle norme in tema di sicurezza chimica individuati dalla relazione della Commissione Europea sul riesame del quadro legislativo UE sulle sostanze chimiche, pubblicata lo scorso 25 giugno. In generale la relazione, spiega una nota, “conferma che le norme in vigore garantiscono un livello di protezione elevato dei cittadini e dell’ambiente contro le sostanze chimiche nocive e contribuiscono al funzionamento efficace del mercato unico”. Il testo, che integra il riesame 2018 del regolamento REACH dell’UE, ha riguardato circa 40 atti legislativi settoriali dell’UE sui prodotti chimici, tra cui norme specifiche sulle sostanze chimiche rilevate nei pesticidi e nei cosmetici, e norme sull’etichettatura, la classificazione e l’imballaggio dei prodotti chimici. 

Aumento dei controlli

Inoltre  l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) e la Commissione stanno intervenendo per assicurare che i fascicoli di registrazione nel quadro di REACH soddisfino i requisiti normativi dell’UE. Il nuovo piano d’azione avviato ieri prevede un aumento significativo del numero minimo di controlli di conformità effettuati sui fascicoli di registrazione attualmente intorno al 30%.

Sicurezza alimentare, nuove norme per promuovere fiducia negli studi scientifici

Altro tema chiave a livello UE è quello della sicurezza alimentare. Il 13 giugno il Consiglio Europeo ha adottato il nuovo regolamento che rivede la trasparenza e la responsabilità della valutazione dei rischi nel settore alimentare e rafforza il ruolo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Il testo del provvedimento sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale il 6 settembre e diventerà applicabile nella primavera del 2021.

Cosa prevede il regolamento

“Il regolamento – si legge sul sito della Commissione Europea –  stabilisce che tutti gli studi e le informazioni a sostegno di una richiesta di produzione scientifica da parte dell’EFSA debbano essere resi pubblici automaticamente quando una domanda è convalidata o giudicata ammissibile. Ciò avverrà nelle primissime fasi del processo di valutazione del rischio, in un formato elettronico facilmente accessibile con la possibilità di cercare, scaricare e stampare gli studi. Le informazioni riservate saranno protette in circostanze debitamente giustificate. Le richieste di riservatezza saranno valutate dall’EFSA“.

Altre misure riguardano invece:

  • Obbligo di notifica per i richiedenti e i laboratori quando gli studi sono commissionati e creazione di una banca dati di studi commissionati: ciò fornirà un meccanismo grazie al quale l’EFSA sarà in grado di ricontrollare se tutti gli studi commissionati da un richiedente nel contesto della sua domanda di autorizzazione, sono stati presentati;
  • Consultazione delle parti interessate e del pubblico in generale sugli studi presentati per garantire l’accesso completo dell’EFSA alle prove esistenti a sostegno della sua valutazione del rischio;
  • Una procedura specifica, compresa la consultazione delle parti interessate e del pubblico in generale sugli studi programmati in caso di rinnovo di sostanze già autorizzate (cfr. Sotto);
  • Consulenza preliminare in merito alle norme applicabili e al contenuto richiesto di un fascicolo di domanda, che sarà fornito dall’EFSA su richiesta dei potenziali richiedenti;
  •  Missioni di accertamento dei fatti da parte della Commissione per garantire la conformità dei laboratori / studi con le norme;
  • Possibilità per la Commissione di chiedere all’EFSA di commissionare studi in circostanze eccezionali per verificare le prove utilizzate nel suo processo di valutazione del rischio.

Uno studio sulla composizione dei prodotti alimentari

Rimanendo in tema di prodotti alimentari, il 24 giugno, la Commissione Europea ha pubblicato uno studio che analizza i prodotti alimentari adottando la medesima metodologia in tutta l’UE. In base al nuovo metodo messo a punto, spiega la Commissione in una nota, “le autorità nazionali competenti saranno ora in grado di effettuare caso per caso l’analisi necessaria a individuare le pratiche ingannevoli vietate dal diritto dei consumatori dell’UE”.

Cosa è emerso dall’analisi

L’analisi, condotta dal Centro comune di ricerca JRC (il servizio interno della Commissione europea per la scienza e la conoscenza) su 1400 prodotti alimentari in 19 paesi dell’UE, punta a comprendere  meglio il fenomeno delle differenze di qualità dei prodotti. Dalle valutazioni, spiega la nota, è emerso come “il 9% dei prodotti messi a confronto differiva per composizione sebbene la parte anteriore della confezione fosse identica. Per un altro 22% dei prodotti, per i quali sono state rilevate differenze di composizione, la parte anteriore della confezione era simile”.

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