Come cambia il volto forestale e boschivo italiano

Presentato il primo rapporto “Territorio. Processi e trasformazioni in Italia” a cura di ISPRA

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Crescono del 4,7% gli alberi negli ultimi 5 anni (2012- 2017) fino a  coprire una estensione di circa 14 milioni di ettari, soprattutto nelle zone marginali del Paese. Si sono ridotte del 4% le aree con vegetazione erbacea agricola o adibite a pascolo trasformandole in centri urbanizzati o aree boschive. Tutto questo è quanto emerge dal primo rapporto “Territorio. Processi e trasformazioni in Italia”, presentato oggi da ISPRA.

Il report lavoro si sofferma sulle principali trasformazioni del suolo italiano, al fine di diventare un elemento di riferimento negli studi sullo stato del territorio e del paesaggio e per lo studio di processi naturali e antropogenici.

Il processo più significativo identificato 

Il processo più significativo identificato rispetto alle dinamiche di cambiamento di copertura e di uso del suolo, è la progressiva diminuzione della superficie destinata all’uso agricolo, fattore spesso indipendente dalla fertilità e dalla produttività dei terreni. Il fenomeno è riconoscibile in Europa, oltre che nel nostro paese.

L’intensificazione agricola, intesa come meccanizzazione e utilizzo di tecniche di coltivazione, di irrigazione, di fertilizzazione e di difesa fitosanitaria si sviluppa soprattutto in pianura e determinano profondi mutamenti. Fattore che contribuisce alla vulnerabilità del suolo ai cambiamenti climatici in atto.

La dinamica delle trasformazioni degli ultimi decenni resta comunque dominata dalla crescita delle aree artificiali per far fronte a nuove infrastrutture di trasporto, a nuove costruzioni o ad altre coperture non naturali, che, con una crescita di oltre il 180% rispetto agli anni’50 rappresenta l’evoluzione di maggiore entità.

L’avanzata delle aree boschive oggi interessa il 40% del territorio in particolare nelle zone montane, dove gli alberi arrivano a coprire complessivamente il 65% del territorio.

Il fenomeno è in parte da ricercare nel abbandono delle aree agricole e interessa in modo particolare gli arbusteti. Si tratta di una tappa intermedia verso gli ecosistemi forestali. Un’espansione che non comporta sempre un aumento in termini di biodiversità, sottolineano dall’ISPRA, anzi spesso è attore dell’ingresso di specie aliene invasive come Robinia pseudoacia e Ailanthus altissima.

I dati del report

Tra le regioni, la Liguria è quella con la percentuale maggiore di alberi (80,7%), seguono Calabria (67%) e Toscana (60,8).  La perdita dell’area agricola, che un tempo divideva nettamente le città dai boschi, si è accompagnata spesso alla scomparsa di molte aree interne e ancor di più della sicurezza alimentare.  La ricolonizzazione forestale si verifica soprattutto nelle aree interne, nelle zone collinari e lungo l’arco alpino e appenninico alle quote più elevate.

Copertura arborea del territorio a livello regionale: Liguria (80,7%), Calabria (67%) e Toscana (60,8%), sono le Regioni con il più alto coefficiente di copertura arborea, considerando anche frutteti, uliveti, arboricoltura da legno e alberi in ambiente urbano. All’opposto si trovano Veneto e Lombardia (29,5% e 32,9%). La crescita degli ultimi anni è avvenuta principalmente a scapito di aree con vegetazione erbacea (agricola, naturale o seminaturale) in montagna (+2%), ma ancor di più in collina (+2,5%), dove i processi di abbandono sono ancora in corso.

Copertura a Livello comunale: tra le città è Reggio Calabria, con il 54,5%, a detenere la maggiore percentuale di territorio ricoperto da alberi, seguita da Genova (54%) e Messina (49,9%). La capitale si attesta al 21, 7%, mentre Milano e Palermo rispettivamente al 10,7% e al 33,4%.

 

 

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