Chiude il primo reattore nucleare di Fassenheim, la centrale più vecchia della Francia

Le reazioni di Greenpeace, Stop Fessenheim e Associazione italiana nucleare

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40 anni si sa è una età di grandi cambiamenti, per alcuni traumatici per altri rappresentano una seconda giovinezza. Non possiamo dire lo stesso dei 40, e poco più, anni della centrale nucleare di Fassenheim, nel comune omonimo in Alsazia, la più vecchia presente in Francia. E’ qui che, dopo diverse polemiche tra associazioni ambientaliste locali e nazionali, si è dato seguito a quanto previsto dal Governo di François Hollande, di spegnere la centrale. Scelta portata a termine, con lentezza, dall’attuale presidente francese Emmanuel Macron. La prima data di spegnimento era prevista nel 2016, in seguito diverse sono state le dilazioni.

Il primo reattore è stato spento sabato 22 febbraio. Il 30 giugno è prevista la chiusura del secondo reattore. Entrambi hanno una potenza nominale di 900MW. Si conclude così la storia di una centrale nucleare francese. L’impianto produce una media annuale di 11 millioni di MWh equivalenti al’80% dei consumi dell’Alsazia.

Secondo una nota stampa dell’Ain, Associazione italiana nucleare, la chiusura è stata basata solo su una valutazione politica dell’allora presidente francese che si era impegnato a ridurre la quota di produzione nucleare del Paese del 50%. Una scelta che, secondo l’Ain, causerà un aumento delle emissioni pari a 6-12 Mt di CO2 all’anno (per confronto, tutti i voli commerciali interni francesi nel 2018 hanno prodotto 5 Mt di CO2).

Ristrutturazione e costi di spegnimento

La centrale, classe 1977, aveva subito proprio l’anno scorso un importante opera di manutenzione, controlli regolamentari e ricarica del combustibile per cui era stata fermata l’operatività dei due reattori in due diversi momenti. Il primo dal 19 gennaio al 6 aprile, il secondo dal 25 maggio al 3 agosto per un totale rispettivamente di 12 e 25 milioni di euro.

Una ristrutturazione che non ha convinto le associazioni ambientaliste che come Greenpeace e “Stop #Fessenheim”, hanno sottolineato come i quaranta anni di servizio rappresentino l’entrata nella zona di rischio per le centrali nucleari. “Sopratutto se vicine a una faglia sismica”  a cui la centrale non è predisposta a resistere, come ha sottolineato il presidente della associazione Stop Fessenheim, Andre Hatz in un commento video per il giornale L’Alasaze. Rispetto alla crisi occupazionale per il passaggio da 600 (dipendenti Edf più 300 di aziende partner) a poco meno di 100 unità i lavoratori e altrettanti delle aziende partner. Hatz sottolinea come l’azienda Edf indennizzerà i lavoratori adeguatamente.

Perchè non si possono superare i 40 anni

Secondo il report di Greenpeace, quaranta è l’età che i progettisti dell’epoca (anni 70/80′) avevano immaginato come vita utile per le centrali e su cui avevano basato la tecnologie e i parametri di sicurezza esistenti. Al di la di questa tempistica, gli stessi tecnici di Edf ignorano gli effetti che potrebbero esserci su impianto e sicurezza.

La seconda vita della centrale di Fassenhein

Ma a storia della centrale di Fassenheim non finisce qui: “Il nucleare esce dalla porta e i ministri lo vogliono far rientrare dalla finestra” continua Hatz “promettendo al territorio un tecnopolo in cui si trasforma il metallo irradiato in materiale per altri prodotti” di cui Hantz teme che la radioattività permanga. 

E’ prevista una fase di decommissioning di 20 anni, con un periodo preliminare di 5 al termine del quale tutto il combustibile esausto dovrebbe lasciare il sito per La Hague.

Fassenheim non è l’unica centrale a chiudere, anche in altri paesi si sta portando avanti questa scelta  politica chiudendo diverse centrali come: Mühleberg (Svizzera), Ringhals 2 (Svezia) e Philippsburg 2 (Germania).

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