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Si può prevedere il cambiamento climatico?

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Si può prevedere il cambiamento climatico?

 Cosa sta succedendo al clima? 
Quante volte ci troviamo a leggere parole come “bomba d’acqua” o “catastrofe ambientale” sui media? Il cambiamento delle temperature è una novità per il nostro Pianeta? Sono domande tanto più attuali quanto maggiori sono le preoccupazioni per il surriscaldamento terrestre che stanno entrando nella coscienza della società di massa. 

Modelli climatici
Un approfondimento su questi temi è stato fatto da Gianluca Alimonti, Professore di Fondamenti di Energetica all’Università di Milano e Ricercatore INFN, intervenuto la scorsa settimana in occasione della VII Conferenza di Federchimica su “Chimica & Energia”, che avverte: “Alcune indicazioni portano a pensare che i modelli di cambiamento climatico prevedano un’eccessiva salita di temperatura rispetto a ciò che si osserva”.

L’intervista a Gianluca Alimonti

La COP21 di Parigi ha posto l’obiettivo di mantenere, di qui alla fine del secolo, l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5 °C. Lo studio delle variazioni climatiche ci dice che si tratta di un target ragionevolmente raggiungibile?
Se prendiamo per buone le proiezioni in uscita dai modelli climatici sulla temperatura direi che, a meno di una rapida e violenta rivoluzione tecnologica nel settore energetico, non riusciamo a stare sotto il grado e mezzo. Se però guardiamo a come sta effettivamente salendo la temperatura negli ultimi anni, vediamo che questa scalata è di un decimo di grado per decade, che corrisponde a un grado per secolo.
 
Nel corso del suo intervento a Milano in occasione della Conferenza di Federchimica ha sottolineato l’assenza di un trend di aumento degli eventi naturali estremi. Qual è la situazione?
Facendo un’analisi storica non si osserva un significativo andamento di crescita o diminuzione, cosa che tutto sommato ci viene detta anche dai modelli dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, in molti casi non si riesce neanche a fare un’attribuzione all’origine antropica di cambiamenti di frequenza di questi eventi. Nei documenti dell’IPCC non si dice se questi fenomeni sono destinati ad aumentare con il riscaldamento globale. Va detto che sono catastrofi che non vanno prese sottogamba e, in generale, è bene prepararsi a questi episodi a prescindere dal loro andamento.

Nell’analisi climatica qual è l’andamento del rapporto tra CO2 e temperatura?
Negli ultimi centinaia di migliaia di anni la CO2 ha sempre seguito le variazioni di temperatura. Un fenomeno noto per cui, quando sale la temperatura media del Pianeta, aumenta la temperatura degli oceani e si rilascia la CO2 disciolta che va in atmosfera. Questo è un processo storico da non confondersi con la relazione più recente. Quello che l’IPCC ci dice con i modelli climatici è che l’aumento di temperatura osservato è in maggior parte dovuto alle emissioni antropiche di CO2 nella seconda metà del XX secolo. L’analogo aumento di temperatura avvenuto nella prima metà del XX secolo, invece, non è ascrivibile all’aumento di CO2 perché le emissioni antropiche in quella fase non erano tali da giustificare l’innalzamento di temperatura, che ha quindi origini naturali.

Sempre con Gianluca Alimonti ci siamo interrogati sul riscaldamento globale nell’intervista: 

WHO CARES ABOUT GLOBAL WARMING

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