Il buco dell’ozono non è si ancora chiuso

Ozono Hole 2022 buco dell'ozono
Sviluppo 3D del buco dell’ozono antartico fino al 13 dicembre 2022. Le animazioni per il periodo compreso tra il 2017 e il 2022 sono disponibili sulla pagina web di CAMS “Monitoring of the ozone layer”. Credit: Servizio di monitoraggio dell’atmosfera Copernicus (Copernicus Atmosphere Monitoring Service – CAMS), ECMWF

Nel buco dell’ozono antartico, quest’anno qualcosa è cambiato. E’ stato più esteso del solito e ci ha impiegato più tempo. Un tendenza che dai dati del Servizio di Monitoraggio dell’Atmosfera di Copernicus (Copernicus Atmosphere Monitoring Service – CAMS) sta prendendo piede dal 2020 e differisce da quanto osservato nei 40 anni precedenti.

Nel 2020 si è chiuso il 28 dicembre mentre nel 20121 si è chiuso il 23 dicembre. Gli scienziati prevedono che quest’anno il buco si chiuderà nei prossimi giorni.

“Ci sono diversi fattori che influenzano ogni anno l’estensione e la durata del buco dell’ozono, in particolare la forza del Vortice Polare e le temperature nella stratosfera”, spiega in un nota il direttore di CAMS, Vincent-Henri Peuch, ha commentato. “Gli ultimi tre anni sono stati caratterizzati da forti vortici e basse temperature, che hanno portato a tre buchi dell’ozono consecutivi di grandi dimensioni e di lunga durata. C’è un possibile collegamento con il cambiamento climatico, che tende a raffreddare la stratosfera. È piuttosto inaspettato, tuttavia, vedere tre episodi di buchi dell’ozono eccezionali di seguito. È sicuramente un argomento da approfondire”.

Come nasce il buco dell’ozono

Alla fine del secolo scorso, le emissioni umane di sostanze chimiche note come sostanze che riducono lo strato di ozono (Ods), in particolare gli alo carburi, hanno influenzato negativamente la quantità di molecole di ozono nell’atmosfera.

Provocando così il buco annuale dell’ozono nella regione antartica.

Cams Buco Ozono 2022 E1671454746352 300x120Il protocollo di Montreal, firmato nel 1987 ed entrato in vigore nel 1989, ha ridotto la quantità di Ods nell’atmosfera, con conseguente lento recupero dello strato di ozono.

Cams (Copernicus atmosphere monitoring system) confronta i valori inviati dai satelliti con i suoi modelli numerici dell’atmosfera per fornire informazioni attendibili sullo stato dello strato di ozono.

La riduzione delle concentrazioni di ozono nella stratosfera e la formazione del buco ogni anno sono causate da complessi processi meteorologici e chimici.

Quando si forma il buco dell’ozono

Lo strato di ozono protegge la vita sulla Terra dalle dannose radiazioni solari ultraviolette (UV). Durante la stagione primaverile dell’emisfero australe (agosto – ottobre), il buco dell’ozono sopra l’Antartide aumenta di dimensioni. Raggiunge il massimo tra metà settembre e metà ottobre.

Quando le temperature nella stratosfera iniziano a salire nella tarda primavera dell’emisfero australe, l’esaurimento dell’ozono rallenta, il vortice polare si indebolisce e infine si rompe. Entro la fine di dicembre, quindi, i livelli di ozono sono tornati alla normalità.

Dopo il divieto degli alo carburi, lo strato di ozono si sta lentamente riprendendo. I dati mostrano chiaramente una tendenza alla diminuzione dell’area del buco dell’ozono.

Durante il periodo del buco dell’ozono antartico, i valori possono essere inferiori alla metà dei livelli normali. Confrontando lo stato attuale del buco dell’ozono con la sua evoluzione a lungo termine, è possibile avere un’indicazione.

Possiamo vedere cioè se lo strato di ozono è in fase di ripristino e quanto velocemente si sta verificando questo processo.

Considerando anche che la variabilità meteorologica e dinamica durante l’anno influisce sulla dimensione e la durata dell’attuale buco nell’ozono.

Come funziona l’esaurimento dell’ozono

L’esaurimento dell’ozono è direttamente correlato alla temperatura nella stratosfera. Questo perché le nubi stratosferiche polari, che hanno un ruolo importante nella distruzione chimica dell’ozono, si formano solo a temperature inferiori a –78°C.

Queste nubi contengono cristalli di ghiaccio che possono trasformare i composti non reattivi in ​​composti reattivi. Questi possono quindi distruggere rapidamente l’ozono non appena la luce del sole diventa disponibile per avviare le reazioni chimiche.

Questa dipendenza dalle nubi stratosferiche polari e dalla radiazione solare è la ragione principale per cui il buco dell’ozono si vede solo a fine inverno/inizio primavera.

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