Pacchetto Clima-Energia 2030: Ue debole

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EuropacoL’Unione europea non sembra affrontare con la giusta determinazione la lotta al cambiamento climatico. La discussione dei target del pacchetto Clima-Energia 2030 in corso ieri e oggi a Bruxelles ha mostrato come la Comunità, che si sta preparando alla Conferenza delle parti dell’Unfccc di Parigi 2015, non colga l’occasione per fare da capo fila sui temi di competitività e sicurezza energetica. Due giorni importanti per le sorti del panorama internazionale e mondiale che ruotano attorno alla sicurezza energetica e alle opportunità offerte dall’efficientamento energetico. Con Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia WWF Italia, parliamo della struttura del Pacchetto Clima ed Energia per il 2030 approvato dall’Ue che prevede “almeno il 40%” di riduzione delle emissioni di gas serra, “almeno il 27%” di energia rinnovabile (obiettivo obbligatorio a livello comunitario) e “almeno il 27%” di efficienza energetica  (obiettivo indicativo, non obbligatorio).

Cosa ne pensa dell’esito della due giorni di Bruxelles?

“Ancora una volta i leader europei sono stati tenuti sotto scacco dai Paesi che hanno un’economia fondata sul carbone. I combustibili fossili sono fonti energetiche del passato che, ancora una volta, costituiscono un peso per la bilancia dei pagamenti europei (oltre che per la Polonia). Non sono d’accordo col fornire alla Polonia e agli altri Paesi più arretrati delle quote gratuite per continuare a immettere nell’ambiente gas nocivi per altri decenni. Bisogna spingere questi Paesi a percorrere la strada della decarbonizzazione, che ormai costituisce l’unica speranza per l’Europa: il mondo sta andando in questa direzione, se l’Ue non si allinea proseguendo su questa strada rischia di rimanere indietro”.

L’efficienza, quindi, fornisce un’effettiva opportunità di crescita e sviluppo per l’Europa?

L’obiettivo indicativo  del 27% di efficienza energetica al 2030 costituisce un passo indietro, un rallentamento rispetto al trend attuale. Oltre la modestia degli obiettivi prefissati, però, non bisogna dimenticare come poco si punti sull’efficienza energetica e sulla realizzazione di un modello che non sprechi nessuna risorsa. L’Europa appare nuovamente afflitta dagli interessi delle lobby del passato e non approfitta dell’efficienza come chiave di sviluppo futuro. Spingere l’acceleratore sull’efficienza permette, invece, di ottenere benefici immediati. Anche in termini di sicurezza energetica. Riconosco che il pacchetto approvato lascia la porta aperta verso possibili incrementi successivi, segnalati dalla parola “almeno” in tutti e tre i target: su questo occorrerà lavorare con urgenza.

L’Italia, alla Presidenza del Consiglio Ue, ha esercitato la giusta influenza?

Devo dire che l’Italia ha cercato di aiutare attivamente per individuare la soluzione più corretta. C’erano due strade possibili per esercitare il ruolo di Presidenza: lavorare sul minimo comune denominatore, una mediazione tra gli Stati, o cercare di catalizzare tutti verso un obiettivo molto ambizioso. Il nostro Paese ha finora seguito una via di mezzo: ci auguriamo che in questi ultimi due mesi di Presidenza pratichi la leadership con maggiore convinzione.

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