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Un’app per smartphone per fare un censimento della distribuzione e della sopravvivenza delle api da miele selvatiche in Europa. È l’iniziativa ideata dal gruppo api del Centro trasferimento tecnologico della fondazione Edmund Mach (Fem).

L’app per il censimento delle api selvatiche

L’applicazione, denominata BeeWild e completamente gratuita, è stata realizzata dal personale dell’unità Agrometeorologia e sistemi informatici della fondazione con la collaborazione del Centro ricerca e innovazione. Per la gestione del flusso di segnalazioni che giungeranno attraverso BeeWild, Fem si avvarrà della collaborazione di World biodiversity association onlus. Una realtà impegnata concretamente da alcuni anni nel campo delle api e dell’apicoltura.

Caratteristiche dell’app per il censimento delle api

L’app BeeWild contiene una guida per riconoscere queste api. Consente ai cittadini, attraverso una tipica azione di citizen science, di segnalarne la posizione e di inviare alcune fotografie per ricevere una conferma da un team di esperti. Attualmente l’applicazione funziona sia in italiano che in inglese, ma nel breve futuro si prevede di implementarla con le altre lingue europee.

Elaborazione dei dati raccolti

I dati che verranno raccolti, spiega la fondazione in una nota, “serviranno per capire l’attuale distribuzione di questa fondamentale specie allo stato selvatico. Dal momento che da alcuni decenni si riteneva fosse quasi estinta e che le uniche api da miele in Europa fossero quelle allevate dagli apicoltori”.

Apis mellifera, rapida rarefazione a causa dell’acaro Varroa destructor

Dai primi anni ’80 si è assistito ad una rapida rarefazione delle colonie selvagge di Apis mellifera. Ciò è dovuto a un parassita, l’acaro Varroa destructor. Il parassita ha inizialmente decimato sia le api da miele selvatiche che quelle gestite dagli apicoltori. Ma questi ultimi hanno immediatamente compreso come proteggere le loro colonie con diverse tecniche e sostanze ad azione acaricida.

Effetto “devastante” sulle colone selvatiche

Sulle colonie selvatiche l’effetto dell’acaro Varroa è stato invece tanto intenso da far sì che oggi in Europa gran parte delle api da miele vivano negli alveari gestiti dagli apicoltori. Per molti anni si è addirittura pensato che in Italia e in Europa le api da miele allo stato selvatico fossero quasi totalmente scomparse. Negli ultimi anni si sta tuttavia assistendo ad un sensibile incremento di segnalazioni casuali. “Purtroppo non ci sono praticamente dati scientifici se non per aree molto limitate. Ecco dunque la necessità di un’azione di censimento e monitoraggio capillare e su larga scala che solo attraverso la Citizen science può essere realizzato in modo efficace”, conclude la nota.

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