Quantificare l’impatto ambientale dello smartworking. E’ questa una delle funzioni di Smafely, lo strumento realizzato da Stantec che valuta i molteplici vantaggi del lavoro agile, sia in termini di denaro e tempo risparmiato sia in termini di emissioni inquinanti evitate. Il tool è stato ideato dall’ingegnere ambientale e Senior Project Manager del gruppo Cecilia Razzetti insieme al collega, l’IT manager Antonello Cuomo, e permette di avere a disposizione un quadro in diacronia chiaro e rigoroso dell’evoluzione dei parametri considerati, fornendo un’elaborazione dei dati che vengono immessi nel sistema da ogni singolo dipendente. 

I primi dati

Dai primi output forniti dal tool è emerso come, nel giro di un anno, i lavoratori che hanno usufruito di almeno una giornata di smartworking sono stati 119 (su un totale 150 dipendenti in Italia). Ciò ha portato a una riduzione di circa 3.300 ore per quanto riguarda il tempo trascorso alla guida di un veicolo, pari a circa 125.000 Km non percorsi. I vantaggi, in termini di riduzione delle emissioni inquinanti, hanno invece riguardato la riduzione di 7 diversi parametri:

• COV  circa 5 Kg

• CO circa 44 Kg

• CO2 circa 18 ton

• N2O  circa 0.5 Kg

• NOx  58 Kg

• PM10  circa 4,3 Kg

• PM25  3,2 Kg

Insieme all’ing. Cecilia Razzetti di Stantec abbiamo cercato di approfondire alcuni aspetti legati allo strumento e agli sviluppi futuri del progetto. 

Da dove nasce l’idea di creare questo strumento?

S-mafely è stato realizzato, internamente all’azienda, su base volontaria. L’input è venuto da un’idea mia e del collega Antonello Cuomo, che è il nostro IT manager. Abbiamo creato questo strumento per passione e lo abbiamo presentato al management, che ci ha subito appoggiato, permettendo che poi lo lanciassimo in azienda. Il passo successivo è stato quello del caricamento dei dati. E’ stato il management stesso ad annunciare la partenza dell’iniziativa, chiedendo ai dipendenti di collaborare profilandosi sul software.

Che tipo di dati vengono presi in considerazione del tool?

I dati che ciascuno di noi introduce rappresentano una profilazione individuale. Vengono in particolare presi in considerazione la distanza percorsa nel tragitto casa-lavoro, i km di tracciato urbano extraurbano o misto, la tipologia di veicolo e di combustibile. L’immissione di queste informazioni nel sistema è avvenuta una sola volta nella fase iniziale del progetto, in modo che ogni dipendente creasse la sua scheda personale. Una volta portata a termine quest’operazione, il sistema, per ogni singolo punto, restituisce come output dati relativi al tempo risparmiato per non avere viaggiato sul tragitto casa-lavoro, alle emissioni in atmosfera evitate e ai costi non sostenuti, ad esempio, per la benzina o per i pedaggi. I dati singoli vengono poi cumulati. In questo modo per ogni periodo (trimestre, semestre oppure anno) siamo in grado di avere una visione complessiva.

Per quanto riguarda in particolare le emissioni, come avete selezionato le tipologie di sostanze analizzate?

Le emissioni in atmosfera sono suddivise su sette contaminanti principali che abbiamo selezionato utilizzando i dati di Arpa Lombardia. Abbiamo selezionato in particolare quei contaminanti che sono dovuti al traffico veicolare per più del 10%. Si tratta di CO, CO2, ossidi di azoto, protossido di azoto, VOC, PM10 e PM2.5.

In base ai dati rilevati dallo strumento, quali sono le voci che, in ambito smartworking, incidono di più da un punto di vista ambientale?

Dal punto di vista ambientale l’elemento più importante è sicuramente il risparmio emissivo. I  consumi elettrici dell’ufficio e dell’open space infatti non incidono molto e non variano sensibilmente con il numero degli occupanti. Inoltre siamo in un palazzo in affitto, in cui tanti parametri non possono essere settati autonomamente. L’ambito su cui abbiamo più controllo è, quindi, sicuramente quello delle emissioni in atmosfera. In un anno, ad esempio, abbiamo evitato di emettere, grazie allo smartworking, 18 tonnellate di CO2.

Quali gli obiettivi futuri che volete raggiungere con questo progetto?

Gli obiettivi sono due. Ci piacerebbe applicare questo strumento su più vasta scala. Stiamo iniziando a lavorare per creare un’applicazione che possa essere venduta sul mercato esterno. Il numero di aziende impegnate in ambito sostenibilità e interessate al tema del lavoro agile sta infatti crescendo sempre di più e pensiamo che ci possa essere un mercato interessante, disposto ad accogliere S-mafely.

L’altra ipotesi è quella di estenderlo all’interno dell’azienda. Siamo una corporate internazionale, abbiamo colleghi in tutto il mondo e potremmo introdurre il tool anche nei nostri uffici esteri, ad esempio in India, Canada, Stati Uniti. Ciò potrebbe permetterci di avere dati interessanti anche per il nostro corporate social responsibility report, che viene realizzato su scala globale.

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