Gli eventi climatici estremi, quali ondate di calore, precipitazioni intense e siccità, sono sempre più intensi e frequenti a livello globale e nazionale, in gran parte dipendenti dall’azione antropica. A fare le spese di questi eventi gli ambienti urbani, oramai sempre più fragili a causa della elevata densità (56% della popolazione italiana). Il disagio è aggravato dalla presenza di superfici impermeabili e limitate aree di carattere naturale.

Le città come hotspot del cambiamento climatico

Ogni città ha le sue peculiarità e può costituire nel prossimo futuro un hotspot di cambiamento climatico. A fotografare il quadro attuale il rapporto Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in sei città italiane, realizzato dalla fondazione Cmcc, Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, presentato il 21 settembre durante il web in air online organizzato dalla stessa Fondazione.

Deve essere molto chiaro cosa si intende per hotspot. Le città sono un bacino che contiene una serie di infrastrutture che possono essere danneggiate, e allo stesso tempo, sono fonte di inquinamento producendo gas climalterante”, ha dichiarato Gabriele Nanni ricercatore Legambiente. “Non si sa nulla sul piano di adattamento climatico nazionale, fermo da anni, e questo ci pone male, dato che gli altri Paesi ne hanno uno. In Italia ad averlo, solo Torino, Bologna e Ancona”. Secondo Nanni, bisogna cercare di mettere a sistema, a livello nazionale, quanto si fa o non si fa in ambito urbano.

Il rapporto

Il rapporto è la prima analisi integrata del rischio climatico in Italia, è un lavoro innovativo nell’ambito dell’analisi e della gestione del rischio da cambiamenti climatici su scala urbana, curato da Donatella Spano (Cmcc e università di Sassari) e Valentina Mereu (Cmcc).

Obiettivo: fornire una sintesi delle conoscenze scientifiche su clima, impatti e rischi, in modo da offrire degli strumenti aggiornati ai decisori politici, che su tali basi dovrebbero costruire strategie capaci di rendere le città resilienti e sostenibili. 

Ma come si stanno preparando sei delle più grandi città italiane Bologna, Milano, Roma, Napoli, Torino e Venezia a rispondere a questi cambiamenti climatici?

Il rapporto è un’analisi integrata, effettuata con dati ad altissima risoluzione (2 km) per il periodo 1989-2020, strutturata in quattro assi principali. Il primo tiene conto del clima e degli scenari futuri, considerate le tendenze degli ultimi 30 anni di ogni città. Il secondo asse riguarda gli impatti climatici. Il terzo la valutazione dei rischi, cioè una rassegna di come ciascuna delle 6 città elabora la valutazione del rischio da cambiamento climatico. Da ultimo gli strumenti di adattamento: una sintesi ragionata delle iniziative promosse dale singole città si stiano dotando per implementare strategie e piani di adattamento. 

Lo studio si compone di quattro infografiche per ciascuna città e di un approfondimento in cui per ognuna vengono spiegate le metodologie impiegate. Le infografiche riportano i dati delle temperature medie e i giorni consecutivi di caldo come valori medi annuali e stagionali, per avere un’idea della loro distribuzione. I grafici presenti non sono statici, ma associati alle diverse variabili. Inoltre, si trovano i valori degli scenari con e senza politiche climatiche. 

4 infografiche sintesi visiva_rapporto I cambiamenti climatici in 6 città italiane
Quattro infografiche, sintesi visiva del rapporto di Cmcc.

Una sintesi degli impatti principali nelle città 

Tutte le 6 città analizzate sono caratterizzate da un aumento della temperatura media negli ultimi 30 anni e da temperature medie che a fine secolo potranno innalzarsi di +2°C, prevedendo l’applicazione di politiche climatiche. In assenza di quest’ultime fino a +6°C a fine secolo. Sono aumentate le ondate di calore e il numero di giorni molto caldi in tutte le stagioni, così come i massimi di pioggia giornaliera con variazioni significative. 

Gli impatti principali per ogni città, mettono in evidenza i giorni consecutivi di caldo e quelli su specifici settori delle città. Gli scenari ci prospettano un aumento delle giornate di calore. Per limitare questa tendenza, importanti sono gli interventi per adeguare le città a questi cambiamenti. 

I livelli di precipitazioni

I fenomeni di allagamento sono aumentati su Roma e Torino, a Napoli le piogge intense si verificheranno ogni quattro anni invece che 10 anni. A Venezia il livello idrico è aumentato di 30 cm negli ultimi 150 anni e la soglia critica è stata superata 40 volte negli ultimi 10 anni. Le precipitazioni abbondanti, improvvise e sempre più frequenti creano problemi di allagamento, esacerbati dalla densità dell’ambiente circostante edificato e dalla impermeabilità del suolo. 

Impatti climatici ondate di calore in tutte le città
Impatti climatici ondate di calore in tutte le città

Metodo di valutazione dei rischi climatici

Per valutare i rischi climatici, la municipalità ha preso in considerazione: il quadro normativo e le procedure di riferimento, l’identificazione, l’analisi e la valutazione dei rischi, nonché la comunicazione degli stessi e, infine, la capacità di condurre la valutazione dei rischi. Successivamente, sono stati trasformati i valori in indici insieme ad altri elementi di valutazione. Questo metodo permette di individuare gli aspetti positivi, quindi le buone pratiche e confrontare il posizionamento delle città relativamente a ciascun indice. Tutte le città concentrano l’analisi dei rischi connessi a ondate di calore e allagamenti.

Metodo di individuazione del rischio

Sono differenti i livelli di modalità con cui le sei città individuano e valutano il rischio connesso ai cambiamenti climatici. Bologna, Milano e Torino hanno una macchina amministrativa dotata di elevate competenze e capacità tecniche e hanno un processo di partecipazione consolidato. Roma, Napoli e Venezia procedono alla formazione delle capacità interne necessarie, inoltre coinvolgono dei soggetti esterni, collaborando con università e centri di ricerca del territorio. 

Gli strumenti di adattamento individuati dalle città 

Gli strumenti di adattamento ai cambiamenti climatici di cui ciascuna città dispone – piani, strategie e progetti – sono stati analizzati e classificati secondo quattro criteri. Il riferimento a strategie internazionali, gli specifici obiettivi di adattamento, le azioni di adattamento definite e l’utilizzo di analisi climatica su serie storiche e proiezioni future. Ci sono delle diversità notevoli tra le città, ma cresce in generale in tutte le municipalità il livello di consapevolezza e sensibilità. Bologna, Milano, Roma e Torino mostrano un maggior numero di iniziative di adattamento. Napoli e Venezia meno.

Considerazioni conclusive

Maria Grazia Midulla, responsabile clima ed energia di Wwf Italia, afferma: “Era ora, se ne sentiva molto l’esigenza di un rapporto come questo. Alcuni cambiamenti sono irreversibili e la responsabilità è umana.  L’Italia ancora non si è dotata di strumenti quali un piano di adattamento nazionale, importante perché, a parte alcune città che si stanno attivando, siamo lontani dall’avere un’azione concertata sul cambiamento climatico. Siamo ancora nella fase di definizione dei piani e quindi manca la fase operativa. C’è bisogno di un uso migliore delle risorse, giacché l’impatto sociale dei cambiamenti climatici è drammatico e i decisori politici non ne sono coscienti”. 

La prof. Donatella Spano (Cmcc e università di Sassari), che ha illustrato il rapporto, continua: “Se fosse disponibile un piano di adattamento nazionale, ci sarebbe più ordine e un coordinamento delle politiche più chiaro. Con il report si vuole dare la possibilità che questo avvenga. Noi come comunità scientifica, ci mettiamo a servizio, ma poi ci vuole consenso politico e governance per mettere a sistema ciò che viene sviluppato”.

Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore esecutivo di Ecco, sostiene che si debba assicurare che il dibattito per l’adattamento ai cambiamenti climatici vada a coincidere sempre di più con la mitigazione, ovvero: “Quando si deve reagire ad un aumento di temperatura della città la scelta non deve ricadere ad esempio, su un nuovo condizionatore, ma su una casa più efficiente. Pertanto, adattamento e mitigazione devono coincidere proprio nelle città, perché devono essere calate nelle loro politiche dal livello nazionale. Purtroppo, manca un collegamento tra ruolo delle politica nazionale e quella locale. Ma, la città ha un valore aggiunto, potendo risolvere più facilmente anche le questioni sociali”.

Conclude Serena Giacomin, presidente Italian climate network: ”C’è un enorme approfondimento scientifico in questo rapporto, l’alta risoluzione è ammirevole perché consente di dare risposte locali. Apprezzo l’analisi degli strumenti di adattamento in atto perché danno idea del cambiamento in corso. Uno studio del genere fa emergere che questi dati devono essere utilizzati come strumento, per far sì che avvenga una corretta gestione del rischio, che sia il più efficace possibile. Questo report riporta all’interno delle forme di adattamento l’aspetto fondamentale della formazione e delle competenze interne alle strutture amministrative, assolutamente necessarie all’interno delle municipalità”.

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.