rifiuti radioattivi Strims
foto Pixabay

Isin (Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) ha pubblicato il rapporto “lInventario nazionale dei rifiuti radioattivi” aggiornato al 31 dicembre 2020, che propone un quadro completo della situazione dei rifiuti radioattivi in Italia. 

Il rapporto

Per il secondo anno consecutivo, è stabile la produzione di rifiuti radioattivi, grazie all’attività di bonifica e smantellamento. C’è stata una crescita fisiologica delle quantità, ma l’attività di trattamento dei nuovi rifiuti radioattivi e di quelli precedentemente stoccati contribuisce ad attenuarne i volumi. Si registra inoltre una perdita di rilevanza radiologica dei rifiuti di origine medico-industriale, che quindi li fa rientrare nel regime ordinario dei rifiuti speciali.

Pertanto, tenendo conto di tutti questi elementi, al 31 dicembre 2020, l’incremento dei rifiuti radioattivi è stato pari a 724,3 m3. L’incremento rispetto al 2019 è dovuto alla presenza per la prima volta dei dati relativi ai rifiuti radioattivi gestiti presso il deposito Cisam (Centro interforze studi per le applicazioni militari).

La nuova fase tecnico-normativa del settore

Grazie ad un nuovo sistema informatico di acquisizione dei dati relativi a produzione e stoccaggio, stabilito dal D.Lgs. 101/2020), entrato in funzione nel 2021, si possono avere informazioni minuziose e in tempo reale sulla produzione e movimentazione dei rifiuti radioattivi. 

La completa operatività di Strims

Dal 20 gennaio 2022, diventerà completamente operativo Strims, il Sistema di tracciabilità dei rifiuti materiali e sorgenti, che prevede l’obbligo di registrazione al sito istituzionale dell’Isin di tutti gli operatori del settore, in particolare chiunque importa o produce a fini commerciali materiali sorgenti di radiazioni ionizzanti. Dopo essersi registrati al sito, dovranno trasmettere le informazioni relative a ciascuna operazione effettuata, alla tipologia e alla quantità delle sorgenti oggetto dell’operazione.

Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’operatività del sistema Strims di Isin, si sono registrati più di 1100 esercenti, che hanno macchine radiogene o sorgenti di radiazioni ionizzanti che necessitano di essere notificate o richiedono uno specifico provvedimento autorizzativo.

La situazione nel 2020

Nel 2020, sono aumentati i rifiuti radioattivi stoccati nel Lazio (da 9284 a 9504 m3, +220 m3), in Basilicata (da 3362 m3 a 3526 m3, +164 m3), Puglia (da 390 m3 a 535, +145 m3) e Lombardia (da 6147 m3 a 6167, +20 m3). 

Al contrario, in calo il quantitativo di rifiuti stoccati in Emilia Romagna (da 3272 m3 a 2837, – 435 m3), Piemonte (da 5605 m3 a 5304, -301 m3) e Campania (da 2968 m3 a 2905, – 63 m3). 

Il volume totale di rifiuti radioattivi presenti in Italia è pari a 31.751,6 m3.

Il Lazio è la regione che detiene il maggiore volume di rifiuti radioattivi, pari a 9.504 metri cubi, ovvero il 29,93% del totale nazionale. In termini di radioattività, la regione che detiene il primato è il Piemonte con 2.067.697 GBq, pari al 73,09% del totale nazionale.

La classificazione dei rifiuti italiani 

I rifiuti radioattivi presenti in Italia, secondo la classificazione vigente (D.M. 7 agosto 2015) sono:

  •  a vita molto breve, 1291,41 m3, con una diminuzione pari a 114,33 m3 rispetto al 2019);
  • ad attività molto bassa, 14.618,28 m3, con un aumento di 545,88 m3;
  • a bassa attività, 12.700,07 m3, +178,88 m3 rispetto al 2019;
  • a media attività, 3.141,83 m3, +113,87 m3.

Non si trova più in Italia, ma è stato inviato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato riprocessato e i rifiuti radioattivi generati rientreranno in Italia, il 99% del combustibile irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse. 

L’inventario, aggiornato a dicembre 2020, segnala in più, rispetto a quello precedente, che:

Sono stati spediti rifiuti all’estero per il loro trattamento (resine della centrale di Caorso per incenerimento, metalli dalla centrale del Garigliano per fusione) e operazioni di trattamento dei rifiuti esistenti, attraverso supercompattazione e riduzione dei volumi (centrali di Caorso, Trino e Garigliano, impianti Bosco Marengo, Eurex e Itrec);

– Sono stati trasferiti dalla Nucleco al deposito Opec2 della Casaccia i rifiuti solidi di media attività alfa contaminati;

– Presso la Cemerad, si riscontrano delle variazioni rispetto al 2019, dovute alla caratterizzazione dei rifiuti, riconfezionamento di fusti in overpack, spedizione dei rifiuti presso impianti esterni e rinvenimento di ulteriori fusti non presenti negli archivi.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Redazione
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.