Buco OzonoGli ultimi dati forniti dal Copernicus atmosphere monitoring service (Cams), il servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus climate change service (C3s), mostrano che il buco dell’ozono nel 2020 ha raggiunto la sua massima estensione. Lo strato che protegge la terra dalle radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose si assottiglia. I livelli record si registrano per la profondità e l’ampiezza: le concentrazioni di ozono stratosferico si sono ridotte a valori prossimi allo zero in Antartide intorno ai 20-25 km di altitudine (50-100 hPa), con la profondità dello strato di ozono appena inferiore a 100 unità Dobson, circa un terzo del valore medio.

Cause e progressione del buco dell’ozono

buco ozono“Il modo in cui si sviluppano cambiamenti nel buco dell’ozono ogni anno è molto variabile”, spiega in una nota stampa Vincent-Henry Peuch, direttore di Cams. La riduzione della concentrazione di ozono nella stratosfera e la conseguente riduzione dello strato di ozono sono causate da articolati processi chimici e meteorologici. Durante la stagione primaverile dell’emisfero australe (agosto – ottobre) il buco dell’ozono sopra l’Antartico aumenta di dimensioni, raggiungendo un massimo tra metà settembre e metà ottobre. Quando le temperature elevate nella stratosfera iniziano a salire nella tarda primavera dell’emisfero australe, l’esaurimento dell’ozono rallenta, il vortice polare si indebolisce e infine si rompe, e alla fine di dicembre i livelli di ozono sono tornati alla normalità.

Dopo il divieto di utilizzo degli alocarburi (protocollo di Montreal, 1987), lo strato di ozono si è lentamente ripreso; i dati mostrano chiaramente una tendenza alla diminuzione dell’area del buco dell’ozono. Cams sta contribuendo agli sforzi internazionali per monitorare e preservare lo strato di ozono continuando ad analizzare e fornire dati di alta qualità sullo stato attuale.

buco ozono
Fonte: Ecmwf

Fenomeno mutevole che va sempre monitorato

“Il buco dell’ozono del 2020 assomiglia a quello del 2018, il quale era anch’esso abbastanza grande e tra i primi della classifica degli ultimi quindici anni”, prosegue Peuch. “Con i raggi del sole che sono tornati verso il Polo Sud nelle ultime settimane, abbiamo assistito a una continua riduzione dell’ozono nell’area”.

Nel 2019, evidenzia, il buco dell’ozono era “insolitamente piccolo e di breve durata”. Quello piuttosto grande che si sta registrando quest’anno “conferma che dobbiamo continuare ad applicare il protocollo di Montreal che vieta le emissioni di sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono”, conclude.

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