Foto della VC Summer tratta Wikipedia

Nel sud est degli Stati Uniti, in Carolina del sud, una centrale nucleare, la VC Summer gestita dalla Dominion Energy, ha registrato una perdita di liquido refrigerante, interrompendo a tempo indeterminato la propria attività. L’incidente non rappresenta un pericolo concreto per la popolazione, assicura l’azienda, in quanto il materiale radioattivo è di quantità contenuta e non è uscito dal perimetro di sicurezza della centrale. “I nostri operatori stanno monitorando una piccolissima, fuoriuscita dal sistema di refrigerazione della centrale – afferma in una nota stampa l’impresa – La perdita è stata contenuta all’interno delle strutture di contenimento e non si diffonderà nell’ambiente circostante”. Ken Holt, portavoce dell’azienda, aggiunge: “Gli operatori hanno scelto, conservativamente, di spegnere il reattore per occuparsi della perdita, anche se non sarebbe stato necessario”.

Non sono chiare le cause e le dinamiche dell’incidente: i primi rilievi ipotizzano il malfunzionamento di una valvola.

L’infrastruttura ha iniziato a produrre energia nel 1984. Un tentativo di costruire un secondo reattore è naufragato nel 2017 a causa di problemi finanziari della parte fornitrice.

Dei microrobot innovativi per purificare i liquidi dai rifiuti radioattivi

Rimanendo in tema di nucleare, un team di ricercatori dell’Università di Chimica e Tecnologia di Praga (Repubblica Ceca) ha messo a punto dei microrobot di forma cilindrica in grado di purificare quasi completamente un liquido contaminato con uranio radioattivo. Nello specifico queste minuscole strutture, grazie alla loro composizione di ossido ferrico magnetico e platino catalitico, vanno a creare un materiale poroso capace di attrarre molecole come l’uranio radioattivo. Quando questi mini dispositivi vengono immersi in acqua sfruttano le nanoparticelle di platino per trasformare il perossido di idrogeno presente nell’acqua in bolle di ossigeno. Al termine del processo questi minuscoli robot possono essere recuperati mediante un magnete. Secondo i ricercatori, in una simulazione per la raccolta di rifiuti radioattivi liquidi, questi mini macchinari sono stati in grado di rimuovere il 96% di uranio presente in soluzione nel giro di un’ora.

La stampa in 3D a servizio del nucleare

Un altro team di studiosi, questa volta dell’Argonne National Laboratory (Usa), avrebbe invece trovato il modo di aumentare il tasso di trattamento delle scorie nucleare, già intorno a una percentuale del 90%, di un ulteriore 2%. Per raggiungere questo risultato gli scienziati sono ricorsi a componenti realizzate con la stampa 3D. In particolare il focus è il riciclo di isotopi della serie degli attinidi di lunga durata nel ciclo del combustibile nucleare. Gli studiosi hanno separato l’americio e il curio usando nei vari processi chimici richiesti “contattori” stampati in 3D poi collegati tra loro.

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.