Efficienza Energetica, riuso, risparmio energetico, riduzione dei rifiuti, diminuzione costi, economia circolare; tutte espressioni divenute comuni negli ultimi anni.
Stiamo modificando il nostro modo di mangiare (rigorosamente “bio”), la nostra mobilità (elettrica), il nostro lavoro (riciclo e risparmio energetico) e via “conservando”…. Insomma, tra un succo di frutta a km 0 e una camicia ottenuta riutilizzando scarti di abiti usati, stiamo correndo verso un futuro “zero carbonio”. Anche in ambiti meno sospetti che coinvolgono chi tutela fattivamente la nostra salute: i medici. Che succede all’interno, per esempio, di uno studio dentistico? Un medico che incontriamo almeno due volte l’anno? Affrontiamo questa inusuale indagine in compagnia del dott. Luigi Canullo, odontoiatra, appena tornato da Washington D.C. negli USA, dove ha ritirato il suo secondo “William R. Laney Award”, stavolta per una ricerca sulla perimplantite.

Dott. Canullo, cerchiamo di chiarire subito un dubbio: il dentista è energicamente impattante sull’ambiente? È un’attività energivora e inquinante, considerato che gran parte del vostro lavoro è chirurgico?

Temo di sì. Tutte le procedure chirurgiche prevedono un’attenzione molto scrupolosa alla sterilità degli strumenti. La sterilizzazione produce una notevole quantità di rifiuti, in quanto tutti i materiali devono essere imbustati in contenitori composti di plastica e carta da forno perchè sottoposti a trattamenti termici. Altri, invece, sono monouso. La caratteristica di questi rifiuti è l’impossibilità di riciclarli.

Al centro, Luigi Canullo mentre ritira a Washington D.C. negli USA, il suo secondo “William R. Laney Award”, per una ricerca sulla perimplantite.

Da quando avete iniziato la vostra professione, quali sono stati i cambiamenti più profondi che la caratterizzano oggi? Penso alle possibilità date dagli strumenti monouso alla riduzione dei consumi energetici per esami strumentali (lastre su C D, strumenti diagnostici a basso consumo etc)?
La grande rivoluzione è quella che si definisce “digitale”: adesso le indagini radiologiche e molte delle procedure protesiche passano attraverso la rete. Per esempio: prima per fare una Tac si consumava molta energia e si producevano molte radiazioni nocive per il paziente, adesso a partire da 10/15 anni fa, utilizzando strumenti digitali, è possibile ridurre di dieci volte le radiazioni emesse. Purtroppo non è possibile evitare completamente l’irradiazione del paziente. L’unica accortezza è ridurre al massimo l’esposizione e utilizzare protocolli diretti a tutelare gli organi vitali. Queste procedure sono obbligatorie a livello professionale.

L’aspetto più controverso, nell’ambito medico, è l’utilizzo di sistemi di ricostruzione di organi e parti dell’organismo umano tramite cellule prelevate dallo stesso paziente e “coltivate” nell’organismo stesso o all’esterno. Questa forma di “economia circolare” medica come si è evoluta e quali sono le prospettive future, penso alla ingegneria genetica?

A oggi in Italia, ma presumo in tutto l’occidente, non è possibile utilizzare clinicamente, se non in centri altamente specializzati, cellule staminali prelevate e “coltivate” a scopi terapeutici. Esistono, però, delle procedure di base che applichiamo nel nostro studio. La più utilizzata è la centrifugazione del sangue per l’estrazione del plasma, allo scopo di utilizzare le piastrine per rigenerare le parti ossee. Quando si ricostruisce un osso, si parte dagli scarti derivanti dalla “fresatura” del sito dove verrà locato l’impianto. I residui di questa fresatura verranno miscelati con l’osso eterologo per la ricostruzione finale. Per esempio, una delle ultime tecniche per la rimozione del dente del giudizio consiste nell’estrazione, in un trattamento detto di “macinazione” e nel successivo reinserimento. Da ultimo, esistono studi sulla “polpa” dentale che sembra essere altamente efficiente nella rigenerazione dei tessuti del distretto maxillofacciale. Sono molto fiducioso che, in un futuro non troppo lontano, potremo utilizzare protesi create a partire dal dente del paziente stesso.

Riguardo gli strumenti che utilizzate quotidianamente, hanno requisiti obbligatori di qualità disciplinati a livello legale o la scelta è demandata al singolo medico?

Assolutamente sì: tutti i materiali da noi utilizzati devono essere certificati per rispondere alle stringenti norme imposte dal ministero e dal nostro ordine. Adesso, per citare l’ultimo provvedimento emanato a gennaio scorso, i dentisti sono obbligati ad avere un separatore all’interno dell’impianto di aspirazione dei residui delle cure odontoiatriche nel cavo orale del paziente (cannulla di aspirazione), che serve per eliminare specifiche particelle di metallo.

Quanto influisce l’inquinamento sul benessere dei denti? Quali sono gli effetti diretti e indiretti sulla nostra salute “orale”?

L’inquinamento atmosferico influisce nella assunzione di polluzioni che aumentano la risposta infiammatoria del paziente, influisce nella presenza di metalli all’interno della nostra bocca. Attorno agli impianti nei denti abbiamo trovato discrete quantità di metalli che, quasi certamente, derivano da residui di cibo o dai materiali che utilizziamo i quali, durante la masticazione, si deteriorano e rilasciano micro particelle; lo stesso dentifricio contiene particelle di titanio. Lo stesso materiale utilizzato per le otturazioni durante la masticazione rilascia particelle di metallo assorbite dal nostro organismo. Al momento non si conoscono gli effetti di questa contaminazione; si pensa a un aumento della risposta infiammatoria che, nel lungo periodo, possa creare danni al paziente. Il Ministero della salute ha creato un gruppo di studio, di cui faccio parte, con lo scopo di indagare gli effetti di queste micro particelle.

Quali sono le differenze sugli effetti di cibi “normali”, rispetto a quelli provenienti da filiere controllate e certificate, sui denti?

Sicuramente la qualità del cibo ha un impatto sulla nostra salute orale. Un aspetto molto interessante, sul quale i nostro gruppo di studio sta indagando, è la relazione tra il tipo di masticazione e il suo effetto sul nostro cervello. Ad esempio esistono studi molto interessanti sulla relazione tra il tipo di masticazione e l’Alzheimer: c’è una connessione diretta tra il trigemino, il nervo che controlla le nostre mascelle, e la parte del cervello che si occupa dell’attenzione. Quindi, più mastichiamo più il nostro cervello è attivo. In pratica se in auto siamo stanchi, iniziamo a masticare una gomma, non prendiamo un caffè!

La domotica è un elemento rilevante nel vostro lavoro? 

Tutta la tecnologia che aiuta il nostro lavoro è ben accetta. La domotica che aiuta a mantenere l’ambiente controllato, pulito e idoneo alla nostra attività è un elemento imprescindibile: pensiamo solo all’ambiente asettico di una sala operatoria. L’attività odontoiatrica è in buona parte attività chirurgica, quindi i requisiti sono stringenti.

Avete riscontrato, da parte dei pazienti, una crescita dell’attenzione sul vostro rispetto dell’ambiente?
Purtroppo no. Questo è uno dei punti dolenti. L’attenzione verso il risparmio energetico e il riciclo dei materiali è rimesso alla sensibilità del singolo medico. Da parte dei produttori di materiali e strumenti si punta al risparmio e alla massimizzazione dei ricavi. Di questo atteggiamento ne risente, ovviamente, l’ambiente.

L’Ordine cui siete iscritto, è solito occuparsi dei problemi trattati in questa intervista? Organizza corsi di aggiornamento, o altre forme di approfondimento, per trattare questi argomenti?
L’Ordine si occupa esclusivamente dell’aggiornamento professionale, non esiste alcuna attenzione riguardo i temi ambientali. Tutto rimesso all’attenzione del singolo. L’esempio della cannulla di cui parlavamo prima è, a riguardo, esemplare: è prodotto completamente di plastica, deve essere smaltito con i rifiuti speciali, quindi destinato a essere bruciato con effetti pesantissimi sull’ambiente. Questo perché sono considerati a rischio di trasmissione di malattie e infezioni. Sarebbe sufficiente produrli in materiali cartacei o biodegradabili per risolvere il problema. Prendiamo a esempio i bicchierini per l’acqua dei pazienti: gli studi usano quelli in plastica, come consentito dalla legge. Noi e pochi altri colleghi utilizziamo quelli biodegradabili. Costano un po’ di più ma impattano molto meno.

Quali sono i passi che la vostra professione dovrebbe fare per essere ancora più attenta all’ambiente e al benessere dei pazienti? Esistono aspetti che possono essere migliorati tramite prassi diffuse, obbligatorie o consigliate?
Sarebbe utile realizzare una serie di prassi rispettose dell’ambiente che siano condivise a livello di ordine. Anche in mancanza di un obbligo legale, dobbiamo promuovere l’uso di materiali biodegradabili. Questi propositi si scontrano la realtà che viviamo quotidianamente.

Il futuro delegherà molte attività umane a macchine auto apprendenti (guida autonoma, robot che operano nell’industria, automazione per il movimento di carichi, ecc.). Quando avremo, se mai lo avremo, un robot vestito da dentista?
Questa è una lettura chiave del futuro. Non so quanto questo possa essere utile e a beneficio per il paziente. Negli USA, per esempio, all’interno di alcuni grandi centri commerciali, esistono degli angoli dove, aiutato da un addetto, si prende la forma dei denti di una persona con uno scanner e, dopo pochi giorni, vengono inviate le mascherine per il riallineamento dei denti stessi. Tutto questo è realizzato da un robot che valuta la forma delle protesi in base alle statistiche delle indagini precedenti, senza alcuna analisi delle caratteristiche del paziente. Questo azzera il costo professionale della visita, ma non considera le caratteristiche cliniche della ricerca. Ben vengano automazione, domotica, tecnologia e risparmio energetico ed economico ma la salute orale, e non solo, è troppo importante per lasciarla in mano a un microchip.

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