disastro ecologico Mauritius
Le riprese del satellite Sentinel-2 del programma di osservazione della Terra Copernicus, gestito da Agenzia spaziale europea (Esa) e Commissione europea

Le immagini della nave giapponese MV Wakashio che il 25 luglio, a causa del maltempo, si è incagliata in una barriera corallina al largo delle Mauritius sono tra i più tristi ricordi dell’estate. Un disastro ecologico che conta 4.000 tonnellate di petrolio greggio si sono riversate al largo della costa.

I tentativi per contenere la marea nera nell’Oceano Indiano

Sono stati molteplici i tentativi per cercare di riparare a questo disastro ecologico. All’indomani delle prime perdite di carburante, i volontari della zona hanno cercato di ripulire 20 km di costa con secchi e sacchi di stoffa pieni di paglia. Alcuni cittadini dello Stato insulare hanno contribuito alla pulizia dell’acqua donando la propria chioma per costruire galleggianti super-assorbenti. Recentemente, i parrucchieri australiani, riuniti dall’ente no profit Sustainable salons, hanno donato 10 tonnellate di capelli umani all’isola per riempiere delle barriere galleggianti e provare a contenere la marea nera nell’oceano Indiano.

Cronologia del disastro ecologico alle Mauritius

La nave era partita a metà luglio dalla Cina per trasportare il carburante in Brasile. Il maltempo le ha impedito di proseguire la navigazione. Una volta incagliata, le autorità locali hanno subito messo in salvo i membri dell’equipaggio ma non sono riusciti a bloccare lo sversamento di carburante. Il 7 agosto il primo ministro Pravind Jugnauth ha dichiarato lo stato di emergenza ambientale. Dopo oltre tre settimane, la nave si è spezzata in due rendendo vani i tentativi delle squadre di salvataggio di pompare dalla nave il greggio ancora non sversato in acqua. Due giorni dopo, il 18 agosto, il capitano della nave è stato arrestato. L’azienda giapponese Nagashiki shipping proprietaria della nave si è offerta di pagare per il danno causato.

Il disastro ecologico alle Mauritius ha provocato danni incalcolabili all’ecosistema. 17 delfini sono stati ritrovati morti sulle coste delle Mauritius, anche se il ministro della Pesca dell’arcipelago Sudheer Maudhoo sostiene che queste morti non siano correlate allo sversamento di greggio. Finora erano stati ritrovati solo pesci e granchi.

Stop alle fossili e alla distruzione di habitat naturali

Greenpeace fa sentire la propria voce e si scaglia contro i finanziamenti alla “distruzione degli ultimi paradisi della terra”, rilanciando la propria campagna per lo stop ai combustibili fossili. Secondo l’associazione ambientalista per riparare al disastro ci vorranno almeno cento anni. Fino ad allora l’habitat che ospita una varietà unica di pesci e mammiferi sarà compromesso.

https://twitter.com/Greenpeace_ITA/status/1298952740723400705

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