L’Italia è a buon punto nel percorso di riduzione delle sostanze inquinanti nell’atmosfera

L’Italia può centrare gli obiettivi al 2030 di riduzione delle emissioni dei principali inquinanti atmosferici, secondo l’ENEA.

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La diffusione dei veicoli elettrici contribuisce a ridurre l’inquinamento atmosferico © Pixabay

Continuando a investire nella decarbonizzazione dei settori più impattanti, come l’energia e l’agricoltura; nell’efficienza energetica e nella diffusione della mobilità elettrica, l’Italia potrà centrare gli obiettivi al 2030 di riduzione delle emissioni dei principali inquinanti atmosferici.

Lo rivelano i ricercatori dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. La loro analisi del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico è stata pubblicata sulla rivista scientifica Atmosphere.

Come si posiziona l’Italia in base agli obiettivi previsti dall’Unione europea

Entro il prossimo decennio, con le misure previste dal piano, il nostro Paese potrà centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dall’Unione europea per:

  • biossido di zolfo (-80% contro un target UE del 71%);
  • ossidi di azoto (-70%, con un target UE del 65%);
  • PM2.5 (-42%, target UE 40%);
  • composti organici volatili non metanici (-50%, target UE 46%);
  • ammoniaca (-17%, target UE 16%).

Nel caso del biossido di zolfo, il taglio sarà trainato in particolare dal comparto marittimo e dal settore dell’energia. È previsto un forte calo anche per le emissioni degli ossidi di azoto, soprattutto nell’ambito del trasporto su strada (-74%) e della generazione elettrica (-46%). Sul fronte del PM2.5, il settore che fornirà il maggiore contributo in termini di abbattimento delle emissioni di particolato ultrafine è quello civile (-46%).

“È importante intraprendere azioni di tipo strutturale, non saltuario, che diano luogo a una vera programmazione integrata e sinergica tra politiche legate a clima, energia e inquinamento atmosferico”, chiarisce Ilaria D’Elia, co-autrice dello studio.

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Mortalità da PM2.5 © ENEA

Decessi dimezzati e un risparmio da miliardi di euro

Le città di Milano, Torino, Roma e Napoli, che nel 2010 mostravano le più alte concentrazioni di biossido di azoto, assisteranno a “una diffusa riduzione dell’inquinamento urbano, soprattutto nel capoluogo lombardo, grazie a un massiccio rinnovamento del parco automobilistico e all’aumento della quota di veicoli elettrici”, aggiunge Antonio Piersanti. Lo studio è stato condotto grazie al Modello integrato nazionale a supporto della negoziazione internazionale sui temi dell’inquinamento atmosferico, una suite di strumenti sviluppata dall’ENEA con le società Arianet e IIASA per conto del Ministero della Transizione ecologica.

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Rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti dimezzerà i decessi rispetto al 2010 e garantirà un risparmio economico complessivo di 33 miliardi di euro. “Interessante è il dato per il PM2.5: secondo le nostre simulazioni, al 2030 i decessi dovrebbero scendere a 4,43 casi ogni 10mila abitanti rispetto ai 7,25 del 2010 e la riduzione più significativa, a livello regionale, si verificherebbe soprattutto nella Pianura Padana e nelle aree urbane di Firenze, Roma e Napoli”, conclude D’Elia.

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