IL vertice G20 si è chiuso domenica 31 ottobre con l’adozione della Rome leaders’ declaration, che rappresenta il culmine dei negoziati e degli eventi organizzati nell’ambito della presidenza italiana. Dal documento traspare la necessità di agire per la crisi climatica e segnali importati sono stati lanciati. A mancare sono visione e impegni concreti. Su tutti, quello di raggiungere la neutralità dalle emissioni climalteranti al 2050.

La dichiarazione finale consegna il testimone alla Conferenza mondiale sul clima (Cop26) delle Nazioni Unite, in attesa di azioni più stringenti e programmi vincolanti: Rimaniamo impegnati nell’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere la media globale dell’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2°C e proseguiamo gli sforzi per limitarla a 1,5°C, anche come mezzo per consentire il raggiungimento dell’Agenda 2030. Attendiamo con impazienza una COP26 di successo”, si legge nel documento.

La soglia di 1,5°C è stata fissata a Parigi nel 2015, rispettando le prescrizioni dell’Ipcc, per evitare una drammatica accelerazione di eventi estremi legati ai cambiamenti climatici. Per raggiungerla si raccomanda di azzerare le emissioni nette entro il 2050 senza, però, fissare una data limite.

Onu: “Le promesse del G20 rimandate alla Cop26”

Sugli obiettivi chiave per il clima, il G20 sollecita i Paesi membri alla piena ed efficace attuazione dell’Accordo di Parigi. Il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in un tweet parla però di speranze disattese.

G20
Il tweet del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

I grandi Paesi inquinatori frenano sullo stop alle emissioni. La Cina ha fissato la data del 2060 e anche altri, come India e Russia, non si sono formalmente impegnati a rispettare l’obiettivo del 2050. Una linea che sembra confermata anche dai primi giorni di negoziati della Cop26 di Glasgow.

Energia a carbone e metano, la partita è ancora aperta

Sebbene il G20 si sia impegnato a tagliare i finanziamenti all’energia a carbone, non ha fissato alcun calendario per la sua graduale eliminazione promettendo di farlo “il prima possibile”. Nessun accenno di road map anche per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di metano: “Ci impegniamo a ridurre significativamente le nostre emissioni collettive di gas serra, tenendo conto delle circostanze nazionali e nel rispetto dei nostri Ndc (Nationally determined contributions, ndr). Riconosciamo che le emissioni di metano rappresentano un contributo significativo al cambiamento climatico e che, in base alle circostanze nazionali, la sua riduzione può essere uno dei modi più rapidi, più fattibili e più convenienti per limitare il clima cambiamento e i suoi effetti”, viene dichiarato genericamente nel documento. Gli esperti dell’Onu affermano però che, anche se gli attuali piani nazionali saranno pienamente attuati, il mondo è diretto verso un riscaldamento globale di 2,7°C con conseguenze catastrofiche.

Stesse dichiarazioni generiche anche in tema di eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili: nella dichiarazione si afferma che si punterà a farlo “nel medio termine”.

Sostegni per il clima ai Paesi poveri e tutela della biodiversità

I Paesi membri e quelli invitati al G20 si sono impegnati a indirizzare circa 45 miliardi di dollari (40 miliardi di euro) della loro recente allocazione dei Diritti speciali di prelievo (Dsp). È il primo passo verso l’ambizioso obiettivo globale di 100 miliardi di dollari (circa 86 miliardi di euro) di contributi volontari per rispondere alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo “nel contesto di significative azioni di mitigazione e trasparenza”, si sottolinea negli accordi finali.

L’Italia contribuirà con circa 3,5 miliardi di euro, pari al 20% della propria allocazione di Dsp. L’impegno italiano include un contributo di oltre 1,2 miliardi di euro volto ad aumentare la capacità di finanziamento del Poverty reduction and growth trust del Fondo monetario internazionale che fornisce finanziamenti agevolati ai paesi più poveri. Lo annuncia il ministero dell’Economia e delle Finanze in una nota stampa. Queste iniziative sono parte di un pacchetto più ampio di sostegno ai paesi vulnerabili per far fronte alla pandemia da Covid-19.

Nella dichiarazione finale si intende inoltre rafforzare le azioni per arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. L’intento è invitare le parti ad adottare “un approccio ambizioso, equilibrato, pratico, efficace, solido e trasformativo”, in linea con la dichiarazione di Kunming della Cop15: “Riconosciamo gli sforzi compiuti da un certo numero di paesi per aderire al Leaders’ pledge for nature e ad assicurare che almeno il 30% del territorio mondiale e almeno il 30% degli oceani e dei mari globali siano conservati o protetti entro il 2030. Noi aiuteremo a fare progressi verso questo obiettivo in conformità con le circostanze nazionali”. Senza tuttavia indicare la strada da seguire.

Le critiche degli ambientalisti

L’accordo finale del G20 ha deluso le maggiori associazioni ambientaliste. Secondo il Wwf si sono fatti progressi limitati: “Ci aspettavamo molto di più dai paesi del G20, responsabili del 78% delle emissioni globali di gas serra. Ora devono aumentare i loro obiettivi e piani nazionali (Ndc) per il 2030, in modo che l’attuale divario di ambizione per limitare l’aumento della temperatura globale a i 1,5° C sia colmato, e che siano messe in atto politiche strutturali”, ha commentato in una nota stampa Manuel Pulgar-Vidal, responsabile internazionale di Clima ed Energia.

Reagendo all’esito del vertice, Greenpeace giudica il G20 una prova generale in vista della Conferenza mondiale sul clima. L’accordo di Roma viene giudicato “debole, privo di ambizione e visione, non è riuscito a soddisfare il momento. Alla Cop26, non ci fermeremo e continueremo a spingere per maggiori ambizioni sul clima, così come le regole e le azioni per sostenerle. Dobbiamo fermare immediatamente tutti i nuovi progetti sui combustibili fossili”, ha dichiarato in una nota stampa Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace international.

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